La copertina dell’ultimo libro di Marco Balzano, “Resto qui”, mostra un’immagine tristemente nota: un campanile che emerge da una distesa d’acqua. E’ il lago di Resia (il più grande dell’Alto Adige) nato artificialmente nel 1950, quando con la costruzione di una diga, lo si unì ad altri due specchi d’acqua, il Curon e il San Valentino. Impresa (a giudizio di molti, folle e inutile) che significò sommergere totalmente l’antico centro abitato di Curon, compresa la chiesa trecentesca il cui campanile – per forza di leggenda e sentimenti – nelle rigide notti d’inverno farebbe sentire ancora il suono delle sue campane.
E‘ in questo luogo di confine, tra Sudtirolo e Svizzera, che si svolge la storia raccontata da Balzano: “In quelle valli di confine, la vita era scandita dai ritmi delle stagioni. Sembrava che quassù la storia non arrivasse. Era un’eco che si perdeva. La lingua era il tedesco, la religione quella cristiana, il lavoro quello nei campi e nelle stalle”.
Qui, nel 1923, la protagonista Trina si diploma maestra, sposa Erich Hauser, hanno due figli, Michael e Marica. La bambina, poco più che decenne, lascia la famiglia con la zia paterna (forse alla volta della Germania). Di lei, piccola e determinata, resta alla mamma solo una lettera in cui dice di non voler vivere in quel buco di mondo stretto tra le montagne; non avrà più notizie. Arriva la guerra, il nazismo. Erich diventa disertore, fugge in montagna insieme a Trina, mesi di fame e freddo. Finisce finalmente la guerra, ma con il ritorno della pace non ci sarà pace per gli abitanti di Curon. La Società Montecatini, nonostante le lotte dei residenti (giunsero a invocare anche l’intervento del papa) riprende il vecchio progetto di costruzione di una grande diga facendo sparire nell’acqua l’intero paese. Il dramma di una comunità (l’acqua non sommergerà solo pietre, ma una storia, ricordi, memorie comuni) per Trina va a sovramettersi all’intima pena che da sempre la tormenta, il pensiero della figlia. Dinanzi al sopruso, al dolore privato e condiviso, ella adopera la sola arma che possiede: le parole. Quelle parole che per una vita ha insegnato e attraverso cui può tentarsi di dire ciò che sembrerebbe indicibile. Leggi tutto: http://www.toscanalibri.it/it/scritti/marco-balzano-parole-come-zattere-di-salvezza_2667.html

Lascia un commento