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Marasà: “Affrontare il nodo migrazioni senza reticenze”

Ostentata sottovalutazione del problema migratorio; mancanza di una “regia” politica condivisa. Intanto non si parla più di “asilo” perché si preferisce parlare di “immigrazione clandestina”. Su questo versante l’Unione europea si gioca una buona fetta di credibilità. E ci sono in gioco persino i valori comuni. “Se ognuno è sovranista ‘a casa sua’, con le conseguenti ritorsioni come vediamo proprio in questi giorni tra Spagna, Italia e Germania, il fenomeno immigrazione va fuori controllo”

di Agenzia Sir | 11 Agosto 2026

di Gianni Borsa*

Polemiche. Ritorsioni. Scaramucce politiche. Difficile intravvedere proposte in grado di affrontare la questione in un orizzonte temporale di medio-lungo periodo. Sì, le migrazioni – più precisamente i flussi immigratori – dividono l’Unione europea, i governi dei 27 Paesi membri, i partiti politici e la società civile. Dopo i fatti di Ceuta tutto s’è imposto con maggiore evidenza, anche mediatica. Ne parliamo con Bruno Marasà: già funzionario del Parlamento europeo, è stato fra l’altro capo dell’Ufficio di Milano dell’Europarlamento.

Frontiere esterne “groviera”. Frontiere interne reciprocamente chiuse, Schengen in soffitta e controlli ai turisti. Migranti rispediti al mittente. Hub esterni… Cosa succede in Europa?
Intanto c’è una ostentata sottovalutazione del problema delle “migrazioni”. Si tratta di processi storici, le cui cause sono molto complesse, ma che non si possono fermare, come se si volesse fermare un’onda con la mano. Assistiamo a ciclici “allarmi” che si fanno sempre più frequenti. Le cause le conosciamo bene, purtroppo: guerre, sottosviluppo, fame, siccità e cambiamenti climatici. La chiusura di Schengen da parte del Governo italiano, da qualche settimana, rischia di essere sproporzionata e, alla fin fine, inconcludente.Se davvero ci fosse una minaccia di terrorismo, che certo non si può mai escludere, ci vorrebbe il contrario di quello che si sta facendo: maggior cooperazione, dialogo, azioni comuni!E poi l’idea, molto italiana, ossia del governo Meloni, degli hub esterni (Albania) ha chiaramente il senso di un limite logico, basato sui numeri. Come rinchiudere in dieci, cento, mille “hub” centinaia di migliaia di donne e uomini, con i loro figli? E dove, soprattutto? In quali Paesi e a quale prezzo in termini di civiltà, di rispetto di elementari diritti?

Istituzioni Ue e governi nazionali hanno vantato come risolutivo il recente Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Siamo certi che produrrà i risultati attesi?
Penso di no. Non solo perché il Patto non risponde agli elementi che citavo prima. È destinato a non funzionare perché, in maniera macchinosa, lascia alla fine la leva delle decisioni ai singoli governi. In definitiva, con una sorta di cambio “merce” (parola assurda se si considera che parliamo di donne e uomini in carne e ossa) si potrebbe transigere, mettere sullo stesso piatto della bilancia possibili migranti contro finanziamenti. “Pago per limitare gli accessi nel mio Paese”. E questo mentre, contemporaneamente, con il sistema delle quote, si fanno previsioni realistiche ma gigantesche di nuovi arrivi. È tutto sulla carta. Si tratterebbe, usiamo il condizionale, di regolarizzazioni fittizie, di gente che già si trova nel tuo territorio. Puoi provarci, come ha fatto il governo spagnolo con la recente legge che ha riconosciuto “permessi di soggiorno” ad alcune centinaia di migliaia di immigrati che già vivevano nel Paese, parlavano la stessa lingua (sudamericani). Ma è chiaro che senza coinvolgere più Paesi si possono raggiungere limiti di tollerabilità che in effetti creano problemi (pull factor). E poi attenzione: non si parla più di “asilo”, si preferisce parlare di immigrazione clandestina. Mentre noi sappiamo che spesso è la patente violazione di elementari diritti umani che spinge questi disperati a lasciare i propri Paesi.

L’Europa comunitaria continua a invecchiare: pochi figli, tanti anziani. Sistemi produttivi e pensionistici che mostrano falle. Ci sarebbe bisogno di giovani: eppure quelli che potrebbero arrivare da una migrazione controllata, fondata su criteri di collaborazione e solidarietà tra gli Stati Ue, non sono presi in considerazione. Cosa c’è dietro, solo manovre o interessi elettorali?
Certo. Parlerei piuttosto di “paure elettorali”. Non nascondiamoci il fatto che in Francia, in Germania, nella stessa Spagna, e in Italia ovviamente, crescono e possono prendere il sopravvento partiti cosiddetti “sovranisti”. Eppure è quello che succede oggi. Se ognuno è sovranista “a casa sua”, con le conseguenti ritorsioni come vediamo proprio in questi giorni tra Spagna, Italia e Germania, il fenomeno immigrazione va fuori controllo.Facile dimostrare che nelle nostre società “invecchiate” senza gli immigrati la vita si fermerebbe di colpo:servizi (ristoranti ma anche ospedali e assistenza agli anziani, aziende pubbliche…). Più difficile, lo riconosco, impostare politiche di integrazione basate sulla reciprocità del riconoscimento di diritti e di doveri.

Una previsione. L’Unione europea avrà mai una vera politica migratoria comune, basata su sicurezza, accoglienza e diritti umani?
Non ci sono alternative. O l’Unione europea affronta il problema delle migrazioni senza reticenze, e con una visione comune, oppure si rafforzano (come avviene, purtroppo in altri campi, a partire dal riarmo) le spinte disgregatrici.Aggiungo che non si tratta solo di “politiche” concrete, che comportano scelte faticose, ma si tratta di valori. Quei valori che hanno permesso all’Europa unita di nascere e fare progressi.Quanto è successo a Marcinelle, in Belgio, nei giorni scorsi, a parte le polemiche, ci dovrebbe riportare agli anni Cinquanta. Allora sì, ci fu uno scambio di interessi: forza lavoro, minatori, contro carbone (addirittura i salari erano versati alle famiglie in Italia e ai nostri emigrati venivano garantiti vitto e alloggio, nelle condizioni che possiamo immaginare, ma che ritroviamo oggi nei campi di pomodoro nelle campagne italiane). Nonostante ciò, basandosi su valori comuni, quanti emigrati di allora sono diventati sindaci dei comuni che li accoglievano, dirigenti, parlamentari! Concludendo: nessuna reticenza o difficoltà a parlare dei problemi che comporta un’accoglienza in grado di organizzare la presenza dei migranti in termini di rispetto di diritti e di doveri. Ammetto anche che questo comporta uno sforzo da parte di tutti. Ma una classe politica che si tiri indietro rispetto a questi problemi fallisce la sua missione e contribuisce, a mio avviso, volente o no, a impoverire il proprio Paese”.

Gianni Borsa

*Agenzia Sir

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Agenzia Sir

L’Agenzia S.I.R. (Servizio Informazione Religiosa) nasce nel 1988, per iniziativa della Federazione Italiana Settimanali Cattolici e con il sostegno della CEI.
Il primo numero del SIR settimanale (l’attuale Fatti e pensieri) porta la data del 13 gennaio 1989. Il 20 settembre 1995, l’Agenzia lancia il proprio sito Internet: si tratta di uno dei primi servizi web cattolici in Italia. Il sito verrà rivisto graficamente e nei contenuti nel 1998, nel 2003, nel 2005, nel 2010.
Nel 2001 prende avvio, d’intesa con il Consiglio delle Conferenze episcopali europee, SIR Europa: servizio d’informazione europea che concentra la sua attenzione su diversi temi e aspetti del nostro continente.

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