E dunque i romani dovrebbero votare Giorgia Meloni perché una mamma può fare il sindaco e, prima ancora, la campagna elettorale? Boh! Si può, ma per fortuna non è obbligatorio. Oppure Bertolaso, per dimostrare che è meglio pescare fuori dalla politica? E come lo avrebbe fatto il capo supremo della protezione civile per tanti anni e con tanti poteri se con la politica non fosse stato culo e camicia. E, cambiando versante, dovrebbero votare Giachetti per dimostrare che il suo sponsor, Matteo Renzi, ha il tocco magico?
Che belle le prossime elezioni amministrative: si sa che si vota; non ancora quando e, meno che mai, per chi e perché. Di tutto si parla e per tutto ci si agita, fuori che per le cose in nome delle quali si va a votare. I problemi delle città, oggettivamente, non sono pervenuti. A Roma le mosse del PD sono dettate dall’esigenza di dimostrare che il partito è vivo nonostante Marino e a dispetto della minoranza interna. Questo da un lato, il lato renziano. Perché dal lato opposto si vuole dimostrare esattamente il contrario: che il partito è morto a causa di Renzi e dell’ostracismo dato a Marino e alla minoranza interna.
Le mosse del centrodestra, gaffes a parte, sono, dal canto loro, dettate dal bisogno di dimostrare, a seconda dei punti di vista, che Berlusconi è finito oppure che di Berlusconi non si può fare a meno. Dopo la sciagurata esperienza della Giunta Marino, erano chiamati a calciare un rigore a porta vuota. Si sono messi a litigare su chi doveva calciarlo e, alla fine, hanno incaricato una serie di “bomber” nessuno dei quali sarebbe capace di fare goal a porta vuota e da mezzo metro. Non vogliono, forse non sanno, vincere la partita di Roma, ma hanno la presunzione di voler vincere il campionato e si prenotano per il premio che andrà alla squadra scudettata.
Potrebbe trattarsi di una sorta di maledizione che riguarda Roma? Nemmeno per sogno. Le notizie dalle altre città non sono migliori. Vogliamo parlare delle sceneggiate napoletane? O di Milano, dove centrodestra e centrosinistra hanno accettato a scatola chiusa due “tecnici” imposti, incoronati senza minimamente conoscere una loro qualsiasi idea sulla città? E dove i Cinque Stelle avevano scelto una candidata con le mitiche primarie on line e poi l’hanno ricusata “perché grassa, casalinga, brutta e disoccupata”, coma la stessa ha denunciato?
La prima Repubblica aveva lasciato una politica in macerie ma erano rimasti in piedi i bastioni dei Comuni. La pubblicistica ufficiale narrava di folle di cittadini che si stringevano attorno ai loro Sindaci dietro ai quali marciavano verso la riscossa nazionale dopo le vergogne di Tangentopoli. La riscossa nazionale non c’è stata. Ma a radere al suolo ogni residuo di credibilità dei Comuni ci ha pensato la seconda repubblica.

Caro Nicola, è il tempo in cui il mercato subdolamente ha detto a tutti di poter arrivare a tutto, un’accozzaglia di gente improvvisata ma rotta a tutto che sale e scende da tram in corsa appena si intravede una destinazione più conveniente. Ecco il risultato della distruzione dei partiti. Il problema ora mi sembra sia smettere di criticare e trovare gli strumenti perché tutto questo finisca.
Caro Nicola, come non condividere il tuo pezzo, cosi come la risposta del signor Piga? Ormai il livello di un politico si dimostra su come si pone sui social, su come twitta, su come si fa i selfie, questo è il renzismo, dilagato ormai ovunque. La malattia dell’uomo di mettersi sempre in mezzo come salvatore (di se stesso!) senza piu limiti alla decenza e all’intelligenza. Queste primarie PD si sono trasformate in un boomerang, la candidata a Milano dei 5 stelle, fatta fuori per il suo aspetto, il che la dice lunga sulla strada che ancora le donne devono fare. Tristissimo, tutto cio’ è solo tristezza, intanto Roma brucia, e le altre città….pure.
Caro Cariglia mi batto da anni per una politica più responsabile ma la politica non mi ha mai scelto, ha sempre aspettato che come “fan tutti” mi proponessi. Imperterrito nelle mie convinzioni, continuo a pensare che deve essere la politica a scegliere la sua classe dirigente ma con criteri diversi da quelli esistenti. Quella attuale è lo specchio del decadentismo in cui versa la società in generale. D’altronde se la scelta viene fatta non in base alla meritocrazia ma alle clientele e amicizie, diventa facile intuire lo scadimento dei nostri parlamentari. Da sempre poi, il politico nostrano ha terrore di qualcuno che possa fargli ombra, scegliendo per stargli a fianco, mezze cartucce. Ma visto il parterre di personaggi illustri nella prima Repubblica, anche i portaborse erano di livello. Non è un caso che tipi come Pisanu, Cicchito ed altri nella seconda siano diventati personaggi di spicco.