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Malato d’Oriente: Medio Oriente

Ogni anno muoiono ca 30mila persone per terrorismo, di cui la metà per quello mediorientale che colpisce soprattutto i propri territori. I morti europei, russi e americani fanno ovviamente molto più notizia….

di Giuseppe Mele | 6 Dicembre 2015

C’era una volta il Malato d’Oriente. Era l’Impero Ottomano, malato di perdita di forza. I paesi europei facevano finta di preoccuparsi della sua debolezza, preparandosi a spartirsi l’ampia presenza di Istanbul sul vecchio continente, che andava dai Balcani alla Grecia agli Stretti. Due secoli dopo, i paesi europei erano così preoccupati della malattia orientale da salassarne del tutto anche la presenza in Nordafrica e Medio Oriente i cui nuovi confini vennero fissati dopo la cacciata dei turchi. Tre secoli dopo, i paesi europei, dopo aver cacciato quasi del tutto i turchi dal loro continente, si chiedevano se potevano considerarli potenza europea. C’è da tempo il Medio Oriente, figlio del Malato d’Oriente. Già parte asiatica dell’Impero Ottomano, è costituito da quell’area va dalla  Turchia alla Persia, il territorio storicamente conteso tra Impero Romano ed il Regno alessandrino dei Parti. Uno degli effetti della Grande Guerra, fondamentalmente ennesima guerra civile europea, fu l’acquisizione occidentale del Medio Oriente. Conquistato e influenzato da Francia, Inghilterra, Stati Uniti e Russia, con alternate dominazioni dirette e occupazioni militari, subì come effetto della seconda guerra civile europea anche la costituzione dello Stato d’Israele, insieme di popoli europei uniti dalla fede religiosa, collocatisi in mezzo alle popolazioni mediorientali. L’area vede presenti o incombenti tre antichi imperi di forte tradizione statuale, il turco, il russo ed il persiano che nei momenti di maggiore debolezza si sono rifugiati in un forte nazionalismo. L’occasione per unirli alla famiglia europea c’è stata e magari si ripresenterà ma ci sono sempre membri europei che ne sognano l’impossibile distruzione.  Il quarto incomodo è il mondo arabo, cui neanche l’ingente ricchezza petrolifera ha permesso di inventare un’inesistente tradizione moderna militare e statuale. Come già successo per l’Italia per oltre un secolo, il terrorismo è  praticamente l’unica modalità di questo mondo utile ad avere un ruolo da protagonista. Mancano al mondo arabo un Piemonte, una Serbia, una Prussia. Inizialmente il terrorismo, divenuto la nuova malattia del Medio Oriente, fu usato dagli europei contro i turchi, poi dagli ebrei contro gli europei. Formatosi a questa scuola, il terrorismo arabo, nato su matrici laiche occidentali, venne riconosciuto legittimo da gran parte della comunità occidentale e sostenuto dalla potenza sovietica. Solo più tardi l’antico terrorismo giacobino è venuto sposandosi con le istanze religiose che mitizzano il ritorno del potere imperiale  del sultano pontefice. Un mito che trova sostegno nel ritorno del papa re mussulmano prima in Persia ed oggi a Istanbul dove è in corso la trasformazione di una presidenza laica in leadership religiosa. Ancora una volta però il sogno arabo è in mano di stranieri altri, dai persiani ai turchi, mentre i laici guardano ai russi. Gli stranieri vicini saprebbero bene come trattare il terrorismo arabo. Fosse per russi, turchi e persiani, una dura repressione lo stroncherebbe.  Qualcuno negli Usa ed in Israele aveva teorizzato lo stretto controllo governativo sul Medio Oriente, il popolamento occidentale e l’uso totale della forza militare. Ciò però farebbe di Israele, il cui esercito è oggi già il terzo del mondo, un nuovo Impero d’oriente. Non si vede proprio l’esigenza di creare nuove potenze. Per guarire il Malato d’Oriente o Medio Oriente dovrebbe riottenere l’indipendenza e confini naturali storici. E’ cosa impossibile  data l’incapacità dei mediorientali di confrontarsi alla pari con le controparti.  Tra la mancata libertà e la fallita dominazione, il Medio Oriente né guarisce né muore. Non si può evitare che cerchi almeno di dare notizia di sé. Potrebbe farlo con l’arma della materia prima, petrolio e gas, ma non ne è capace, dipendendo dal know how straniero per venderla. Gli resta solo il terrorismo, che non a caso è finanziato dai paesi mediorientali alleati formalmente dei paesi vittima. Ogni anno muoiono ca 30mila persone per terrorismo, di cui la metà per quello mediorientale che colpisce soprattutto i propri territori. I morti europei, russi e americani fanno ovviamente molto più notizia ma in tutto sono centinaia e raggiungono le migliaia solo in vent’anni. In dieci anni sono morti e non tutti di terrorismo 6mila americani in Iraq e Afghanistan. Pensando che solo in Italia il traffico fa ogni anno 3mila vittime, è evidente che il terrorismo mediorientale può scatenare il dibattito ma politicamente è insignificante.  Difficile che la presenza immigrata araba in Europa sostenga il terrorismo di massa. Ne otterrebbe solo una dura repressione. L’Occidente euroamericano vuole mantenere il dominio in Medio Oriente. Il terrorismo giustifica la sua presenza in nome della sicurezza. Richiama l’istanza di indipendenza in nome della libertà, che è l’ideologia occidentale. Ha voce politica grazie a media Tv nati imitando il modello comunicativo occidentale. Senza l’instabilità politica del terrorismo, l’imperialismo occidentale sarebbe nudo e ingiustificato. Non c’è bisogno di credere che il terrorismo sia inventato dai bianchi. Fenomeno autoctono, resta però oggettivamente utile all’Occidente per impedire che gli imperi orientali ricostituiscano i loro domini. Per cui, l’Occidente lascia le briglie libere al fenomeno. Salvo poi scandalizzarsi ora di un Al Fatah ora di un’Isis e rammaricarsi che la sua globalizzazione faciliti la diffusione dei gesti omicidi. Ovviamente Parigi vale una messa. Ed il potere su centinaia di milioni di persone vale bene un (relativo) pugno di vittime.

Pubblicato in : Primo pianoTag: afghanistan, anni, costituzione, europa, figlio, francia, globalizzazione, grande guerra, grecia, iraq, italia, Laici, leadership, massa, mondo, nato, notizia, paesi europei, parigi, persone, scuola, sostegno, stati uniti, stranieri, usa

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

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