Siamo ben curiosi noi, cosiddetti, esseri umani. Ci ammaliamo di traffico e nonostante tutto andiamo tutti in auto per ore e ore al giorno e poi finiamo per morire di smog. Una tragedia. Un dramma annunciato. Sembra un circolo vizioso da cui non si riesce a scappare, è il cane che si morde la coda o il gatto che cerca di prendersela girando intorno tendenzialmente e virtualmente all’infinito.
In auto ci ammaliamo. Non è una sensazione ma il risultato di molte indagini che in questi ultimi anni si sono ripetute. E’ un fatto: la prima ansia appena dopo il risveglio per una marea di uomini e donne è proprio il traffico. Buttarsi in tangenziale, imboccare un’autostrada, anche semplicemente trasferirsi per andare al lavoro o fare la spesa o compiere due o tre commissioni è fonte di ansia e attacchi di ansia. Ma anche di più: è fonte di allergie, mal di schiena, mal di testa e via disturbando. Bella roba.
Due dati due , giusto per stare con i piedi per terra e cercare di fare anche i cronisti. Secondo l’ultima ricerca Doxa su un campione di 738 italiane ed italiani tra i 18 e i 65 anni la metà degli intervistati ha dichiarato di considerare l’automobile la fonte dei propri malanni.
E nello specifico questi sono i malanni: il 64 per cento (mica poco!) attribuisce la stanchezza cronica alle ore passate al volante, spesso più di due ore al giorno; il 47 per cento dice che il mal di schiena è colpa proprio dell’auto, fino ad arrivare al 45 per cento che ritiene l’auto causa degli attacchi di mal di testa, 15 per cento difficoltà respiratorie, 10 per cento allergie. Fate voi.
Non si scopre certo oggi il mal di traffico ma chiaramente si conferma come una delle condizioni peggiorative della nostra qualità della vita quotidiana e globale.
Siamo proprio curiosi noi esseri umani. Prendiamo atto che l’auto ci fa male e tuttavia ci infialiamo in bolidi e in suv a sgommare tra scuole e viali, vicoli e tangenziali come se fosse uno sport tutto benessere.
Cattive abitudini e brutti consigli, inveterate abitudini da quattro ruote dipendenti come se dovessimo dimostrare il nostro censo e il nostro gradino sociale dalla cilindrata e dallo spessore del paraurti. Dovremmo viaggiare più con le app che con il carburante, più con il wifi che con le marmitte. Anche perché dovremmo ricordare che oltre ai disturbi provocati durante l’uso della macchina ci sono i danni da smog che (anche ) l’uso delle macchine provoca.
Morire di smog non è uno slogan ma il risultato di indagini e ricerche. Il dato diffuso a novembre dall’Agenzia europea dell’’ambiente è davvero allarmante: 467 mila persone morte in un anno prematuramente per conseguenze dello smog e del mal d’aria. Sono soprattutto le polveri sottili e ultrasottili a provocare danni alla salute o ad aggravare malattie cardiovascolari, asma e cancro ai polmoni.
L’85 per cento della popolazione urbana in Europa è stato esposto al particolato sottile, e al “particolato fine” le PM 2.5.
Siamo ben curiosi noi esseri umani: ci infialo in auto e diventiamo tristi, ansiosi, nervosi e depressi, poi ne usciamo come in catalessi e respiriamo polveri sottili che noi stessi abbiamo concorso a produrre. E ci sembriamo moderni. Con la tosse e con gli occhi spenti.
Fabrizio Binacchi
Con Voce di Mantova

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