Magistratura nell’occhio del ciclone. Anzi, negli occhi. Il terzo potere dello Stato, uno strapotere che incombe sugli altri due, esecutivo e legislativo, che spesso ne sono oppressi, non sta vivendo un momento di gloria.
Mentre stiamo dissertando, poco da parte dei media e dai politici, molto sui social e associazioni culturali e politiche, sul referendum della giustizia, che pochi sanno avrà luogo il 12 giugno in election day insieme alle elezioni amministrative, i magistrati scioperano.
Altro insuccesso e fallimento conclamato.
Intanto assistiamo anche al flop incredibile del concorso in Magistratura. Considerato che solo poco più del 5% dei partecipanti alla procedura del 2019, passerà agli orali.
Dei 3797 allo scritto, sono stati ammessi agli orali soltanto 220. 90 posti scoperti dei 310 in concorso. Anche nel 2008 fu coperta la metà dei posti, come ricorda il pm milanese, già presidente ANM, Luca Poniz, tra i 30 componenti della commissione di esame del concorso attuale.
Concorsi troppo severi, forse, ma un livello non adeguato dei candidati è apparso oggettivo. “Povertà argomentativa e povertà linguistica, scarsissima capacità di ragionamento e originalità, poca consequenzialità, ma anche, purtroppo,errori marchiani di concetto, di diritto e,( ahinoi), anche di grammatica e sintassi.” Ma, nonostante la consapevolezza dell’urgenza di reclutare nuovi magistrati il rigore nell’esigere e giudicare, hanno avuto la meglio. Evidentemente i corsi di preparazione in magistratura, non formano davvero e non preparano a un metodo. Una bella tirata di orecchie ai ministri dell’ Istruzione e della Giustizia.
Ma se è vero che le università si alimentano attraverso risultati positivi, abbassando la qualità media dei laureati, è altresì vero che il peccato originale nasce dalla scuola elementare e la scuola dell’ obbligo.
L’UNESCO definisce dal 1984 l’analfabetismo funzionale come “la condizione di una persona incapace di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere da testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità”.
“In Italia circa il 28% della popolazione tra i 16 e i 65 anni è analfabeta funzionale. Significa che non sa né leggere né scrivere? No. Vuol dire invece che alcune persone non sono in possesso delle abilità necessarie a comprendere a pieno e usare le informazioni quotidiane, che abbiamo costantemente attorno”. Ma spesso purtroppo gli errori sintattici e grammaticali si notano anche nei laureati. Dunque siamo davanti anche una una sorta di analfabetismo di ritorno.
Abbiamo avuto occasione, in passato di scriverne . Pur non avendo mai insegnato, i miei studi di pedagogia psicologia e sociologia, mi hanno formato in modo tale da invitarmi a coltivare interesse anche all’istruzione dei ragazzi e dei giovani negli ultimi decenni.”Aspettando Giovanni. Alla ricerca del tempo Gentile” e “Aridatece Gentile”. Pubblicati da Pensalibero.it.
Davvero occorrerebbe recuperare tanto di quella riforma. Dopo il ’68 la scuola, l’ educazione e l’istruzione sono precipitate. Ora tutto sotto i nostri occhi. Comunque l’analfabetismo collettivo di ritorno* nasce da lontano. Proprio dal ’68. Il funzionale è nato e cresciuto nell’ultimo mezzo secolo. Speriamo che invecchi presto e se ne vada senza troppa sofferenza recuperando Ia riforma perduta.
Ancora oggi migliaia di studenti devono a Gentile una grande formazione ed educazione scolastica; nonostante nei decenni siano state approntate riforme, che hanno modificato e/o distrutto in parte la Sua idea di Scuola.
Riguardo alla valutazione dell’istruzione, la nostra si pone in uno dei dati peggiori in Europa, con una valutazione media del 58, 5 percento, insieme all’abbandono scolastico, che oltre a danneggiare la persona stessa, influisce sul progresso tecnologico. Chi fa fatica a comprendere un testo cartaceo scritto, ha ancora più problemi se questo è riportato su una pagina web. Un analfabeta funzionale diventa, così, spettatore passivo, che guarda senza recepire e assorbire nessun tipo di informazione utile.
A livello globale i giovani e gli adulti che possono essere definiti tali sono 773 milioni. Un dato che nei prossimi report sarà sicuramente maggiore, visto che, a causa della pandemia, il 62,3% dei giovani non ha potuto frequentare le lezioni in presenza, come ben sappiamo.
È chiaro che per i Paesi, come l’Italia, in cui le percentuali di analfabeti funzionali sono molto alte, la possibilità per il sistema di essere innovativo e competitivo con gli altri si abbassa notevolmente. Le persone prese in analisi da una indagine Ocse rientrano nella fascia d’età in cui si ipotizza che queste abbiano un lavoro o che stiano cominciando ad inserirsi all’interno della società.
Occorre dunque investire in istruzione e formazione. La qualità e le modalità di insegnamento sono alla base. Ma chi è capace oggi di formulare una riforma che recuperi quel che di buono e positivo c’era nella riforma Gentile di un secolo fa, in epoca fascista. Mantenuta altres fino al 1962, quando, da allora in poi, una serie infinita di riforme scolastiche hanno prodotto questa ignoranza che sfocia nell’analabetismo di cui sopra.
Naturalmente non vogliamo fare di tutta l’erba un fascio. Fortunatamente ci sono ancora tanti giovani che per capacità intellettiva e talenti personali hanno un ottimo patrimonio culturale, conoscenza che sfocia in professioni di livello.
Daltra parte “l’ E-learning, l’uso delle tecnologie multimediali e di Internet per migliorare la qualità dell’apprendimento, – permetterebbe di muoversi attraverso delle “simulations”, cioè aiutando persone con difficoltà di lettura e scrittura a proiettarsi direttamente nella realtà”.
La Scuola, ma anche la famlglia, sono ovviamente il cardine centrale nella formazione dei bambini. Una buona riforma potrebbe fare la differenza. Un esempio, la lettura individuale, parente povero dell’istruzione, ma training utile e positivo, che attiva la mente e la stimola al pensiero.
Carla Ceretelli

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