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Macron: non è finita

Egli conosce alcune verità sgradevoli: il 25% circa dei francesi non ha votato; due milioni hanno votato scheda bianca e quasi un milione scheda nulla.

di Giacomo Properzj | 14 Maggio 2017

In place Vendome c’erano a festeggiare Emmanuel Macron forse 10mila persone entusiaste, felici e sopratutto come uscite da un incubo. La Signora Le Pen era stata, durante la campagna elettorale, per i francesi democratici e illuministi un vero incubo che rievocava gli anni terribili della Repubblica di Pétain e del collaborazionismo oltre che quelli della guerra di Algeria e dell’OAS.

Il collaborazionismo e la denuncia degli ebrei è stata una macchia importante e difficilmente cancellabile nella storia della Francia moderna: il linguaggio e il comportamento della Signora Le Pen lo rievocavano malgrado tutti gli sforzi per apparire moderata. Nelle ultime ore, nel dibattito con Macron, l’aggressività e la cattiveria della destra collaborazionista malgrado tutto erano venute fuori, chiaramente percepibili. In quel momento Marine Le Pen aveva perduto le elezioni.

Macron col tricolore francese e la bandiera dell’Europa rappresentava sul palco di place Vendome una storia gloriosa che la Francia aveva regalato a tutta l’Europa. Tutte cose ignote per esempio al Presidente Trump ma che i francesi non hanno dimenticato come nel resto d’Europa tutti coloro che si rifanno a un’Europa moderna ancorata a una storia molto antica che solo la Cina può eguagliare. Non è un caso che questi due continenti oggi si trovino necessariamente alleati nel combattere per la libertà degli scambi e la società globale laddove, impauriti, gli stessi anglosassoni cercano di chiudersi nella loro autonomia. Sembra parlare di cose molto astratte ma sono le tesi che si sono scontrate in Francia durante le elezioni e che si scontreranno dappertutto in Europa tra due grandi nuovi partiti: i populisti nazionalisti e gli europeisti internazionalisti.

Anche in Italia questa divisione si dovrà approfondire, è la divisione sociale ed economica su cui si fonda la lotta politica del XXI secolo.

La battaglia elettorale francese non è però ancora finita. Macron, col suo nuovo partito “En Marche!” dovrà affrontare le prossime elezioni legislative. Egli conosce alcune verità sgradevoli: il 25% circa dei francesi non ha votato; secondo due milioni hanno votato scheda bianca e quasi un milione scheda nulla. I sondaggisti spiegano che una gran parte dei voti di Macron non sono stati dati a lui ma per combattere la Signora Le Pen. Se Macron non avrà nel prossimo Parlamento una maggioranza chiara che lo sostenga la sua presidenza diventa difficile e rischia di perdere consensi o a destra o a sinistra secondo una propaganda populista che ha già tirato fuori la lotta contro le banche, il rigorismo tedesco e le resistenze sindacali al nuovo tipo di organizzazione del lavoro.

Per la Signora Le Pen il futuro non è molto migliore: il pulviscolo dei partiti di destra, alle elezioni politiche, rischia di penalizzarla com’è stato in altre occasioni. Pur avendo preso circa il 35% dei voti può non riuscire a portare in Parlamento un numero consistente di deputati e dunque ritornare a un ruolo politico marginale. Per la verità ha già reagito e intende cambiare il nome del partito (Patrioti Francesi) e indicare alla leadership, sempre nella famiglia, la giovane nipote ventottenne Marion Maréchal-Le Pen.

Le grandi solidarietà italiane che si sono scatenate dopo la vittoria di Macron avranno forse qualche ripensamento: il primo incontro che il Presidente francese vuol fare in Europa è con la Signora Merkel cioè un Europa a trazione franco tedesca dove l’Italia oppressa dai debiti, dalla mancanza di riforme e dalla confusione politica, avrà un ruolo minore e subordinato. D’altronde, per esser chiari, in Italia, il 4 dicembre al Referendum Costituzionale aveva vinto la linea Le Pen: estrema destra più estrema sinistra. Sarà bene ricordarcelo ogni tanto.

Giacomo Properzj

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, banche, battaglia, campagna elettorale, cina, elezioni, elezioni politiche, europa, francia, futuro, incubo, italia, lavoro, leadership, lotta politica, merkel, parlamento, persone, populista, referendum, repubblica, riforme

Info Giacomo Properzj

Giacomo Properzj Incisa Beccaria di Santo Stefano è un politico, imprenditore e giornalista italiano. E’ stato sindaco di Segrate (Milano 2 agli albori dell’avvento del quartiere residenziale realizzato dall’Edilnord di Silvio Berlusconi) e Presidente della Provincia di Milano per il Partito Repubblicano Italiano. Dirigente delle Federazioni milanese e provinciale del PRI è stato anche presidente di AEM (l’azienda elettrica municipalizzata di Milano) e di ATM (l’azienda dei trasporti pubblici del milanese).

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