
“Bei tempi” quando il ministro degli esteri francese Pierre Laval, futuro primo ministro durante Vichy, siglava gli accordi con S.E Benito Mussolini che davano il via al mini imperialismo italico in Africa, con la benedizione dall’Eliseo di Albert Lebrun, lo stesso che nel 1940 metterà la Francia in mano a H.P.Pétain.
Eh, può aver pensato qualche nostalgico, quando c’era lui…
Oggi invece c’è Lei, e i rapporti con i nostri cugini transalpini, di tutt’altra pasta rispetto ai predecessori degli anni 30/40, continuano a peggiorare a vista d’occhio.
Lei, Giorgia Meloni, sta invero dando il massimo proprio sul palcoscenico internazionale, ansiosa di farsi accettare nel gotha della politica che conta, ma senza retrocedere sui temi che l’hanno portata a Palazzo Chigi. A partire proprio dal marcato revanchismo che ne ha caratterizzato tutta la scalata al potere. Ovvero l’idea (perdente già in partenza, ma basta avere pazienza) che si possa scindere il buono (poco) dal pessimo del ventennio fascista. E così invece di brillare a Bruxelles e nelle principali capitali europee preferisce strizzare l’occhio a quelli di Visegrad e a perpetuare l’eterna contraddizione tra europeismo con il make-up e sovranismo da struccata…E così, le tocca poi inprudentemente adirarsi, se non viene invitata ai vertici e alla cena con Macron, Scholz e Zelensky.
La sua reale inconsistenza in politica estera, l’abbiamo testata anche a Berlino dove la scorsa settimana è stata ricevuta dal cancelliere al Bundeskanzleramt nel primo bilaterale con la nazione più “pesante” della UE, e in conferenza stampa le è stato chiesto se è sempre la Meloni ipersovranista del 2019 quando dichiarava di essere “allergica alla Germania”. La nostra PdC ha prima negato e poi si è inerpicata in una questione linguistica affermando di non avere imparato il tedesco per la complessità dell’idioma.
E già, lo sanno tutti che la birra, i wurstell e i crauti con la pajata, la carbonara e la coda alla vaccinara, non vanno d’accordo!
E il pensiero non corre soltanto all’ottimo Mario Draghi ma anche alla storia italiana del dopoguerra. Da De Gasperi a Craxi, un parallelo è francamente improponibile.
Se poi volessimo proprio infierire, non potremmo che ricordare la frase di uno dei politici più amati del ‘900: da “Ich bin ein berliner” a “io non parlare tedesken”.
Sul fronte interno non è che le cose vadano molto meglio. Nonostante la gran cassa mediatica di cui sta ancora ampiamente beneficiando.
A partire dai membri del suo governo che proprio non gliela fanno a tenere la bocca almeno socchiusa, toh, che già sarebbe un bell’udire; alcuni addirittura pluri-recidivi, come Valditara e Fazzolari, che non si capisce proprio a quale pensiero pedagogico si stiano ispirando!
Anche se il più inquieto resta Salvini che immemore delle soverchianti figuracce del suo palmares, si presenta in pompa magna alle elezioni laziali, con i 5 ministri lombardi del governo Meloni. E qui gli emoticon si sprecherebbero e le riviste satiriche (ad avercene ancora) ingrasserebbero.
Incredibile anche il provvedimento della scorta per Donzelli e Delmastro Delle Vedove, un modo di combattere il bullismo politico all’incontrario…quando invece ai due (e a molti altri parlamentari) servirebbe un insegnante di sostegno in materia legislativa e costituzionale.
Giorgia se ti preme arrivare in fondo pensaci. Ma seriamente. Siamo pieni di politologi e costituzionalisti, non sprechiamoli così.
Unica nota positiva resta l’operato del ministro Nordio, al quale chiederemmo un impegno deciso, non già per l’abolizione del 41bis, ma per una sua revisione che tolga di mezzo gli aspetti incostituzionali, e le restrizioni assurde che non hanno nulla di decisivo nell’applicazione delle sanzioni, ma ai quali manca molto di quell’aspetto umanitario, riabilitante e non vendicativo, che lo Stato deve sempre avere nei confronti di tutti i cittadini.
Anche di quelli che non ne hanno tenuto conto.
Alessandro Silvestri
Da L’Avanti! Della Domenica. Per gentile concessione dell’autore

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