Ci mancava la crisi di governo, per completare il panorama catastrofico del nostro Paese. Ed è puntualmente arrivata con le dimissioni di Mario Draghi, che non ne poteva più di dover sopportare una pletora di partiti e partitini; personaggi che antepongono gli interessi personali a quelli dell’Italia.
Povertà, analfabetismo, disoccupazione e inflazione affliggono il nostro Paese, e loro, i politicanti, che fanno? La crisi di governo, dimostrando di essere degli irresponsabili. Fa rabbia il fatto che deputati, senatori e capi di partito, siano pagati con lauti stipendi, per combinare guai. Noi pensiamo che ai parlamentari andrebbe corrisposto solo un rimborso spese; dovrebbe prevalere il concetto della carica onorifica come fatto gratificante. Niente stipendio; il deputato ricco non ne ha bisogno. Chi lascia il proprio lavoro per fare il parlamentare, potrebbe riscuotere dallo stato il corrispettivo del salario percepito dalla propria azienda, prima dell’entrata in carica. Questa è una nostra vecchia battaglia.
Abbiamo superato i 5milioni di famiglie che vivono in uno stato di povertà. Nella nostra nazione l’analfabetismo riguarda due cittadini su tre. L’inflazione sfiora il 10% e taglia di fatto il valore di acquisto di stipendi e pensioni.
Se aggiungiamo il problema dei rincari che vanno molto al di là del tasso di inflazione (gas, luce e carburante) il panorama è completo.
Di fronte a questo disastro, che fare? Il presidente Sergio Mattarella ha fatto di tutto per evitare il baratro, ma Giuseppe Conte, Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, non vedevano l’ora di far cadere Mario Draghi; ognuno di loro vorrebbe prendere il suo posto. Ma non sarebbe la stessa cosa. Con la caduta del governo, Conte si è giocato il prestigio che aveva acquisito, facendo bene il capo del governo. Quanto a Berlusconi e Salvini, lasciamo ai nostri lettori ogni commento.
Si andrà a votare per eleggere i componenti dei due rami del parlamento il 25 settembre; e dopo? La speranza l’ultima a morire; possiamo solo sperare in una nuova classe dirigente, che possa esprimere un governo della nazione, serio e responsale. In questi due aggettivi, risiede la nostra speranza.
Roberto Fronzuti

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