Nell’elenco dei senatori che hanno votato contro i tagli alle superpensioni per i dirigenti statali (sul sito www.partitosocialista.pisa.it), da notare che su 94 ben 69 sono del PD.

Quindi, solamente per questi fortunati mortali non si sarebbe applicata la cosiddetta “riforma” Fornero che ha obbligato tutti i pensionandi a percepire la pensione con il sistema contributivo “pro rata”. Il 2 maggio, con un emendamento si è votato per il taglio di queste pensioni d’oro chiedendo di sopprimere il comma 2 del decreto legge che stabilisce i parametri di riferimento dei dipendenti pubblici.
Infatti le pensioni dei dipendenti pubblici, secondo questo decreto, non possono superare quella del primo Presidente della Corte di cassazione.
Uno stuolo di senatori voleva preservare queste superpensioni dai tagli della riforma pensionistica. La giustificazione è stata che il voto contrario era dovuto al fatto che la Corte Costituzionale potrebbe bocciare la norma di legge perché viola i “diritti quesiti”. Diritti che valgono, evidentemente, soltanto per poche centinaia di superfortunati, che percepiscono stipendi lordi a partire da 600 mila euro all’anno. Quando si tagliano le rivalutazioni delle pensioni da mille euro al mese però nessuno più si preoccupa di un eventuale giudizio di incostituzionalità.
Nell’elenco dei senatori che hanno votato contro i tagli alle superpensioni per i dirigenti statali (sul sito www.partitosocialista.pisa.it), da notare che su 94 ben 69 sono del PD. Quasi il 75%.

Appunto : statalisti e centralisti ,non democratici…