A proposito di Letta
Enrico Letta parla della nuova generazione di quarantenni al potere (lui, Renzi, Alfano e forse qualcun altro), come la possibile soluzione di tutti i nostri mali; è una battuta che non ha senso.

Non ho mai pensato che l’essere giovane mi rendesse migliore o più bravo dei colleghi anziani.
La dimostrazione che il discorso dell’età è una sciocchezza, è dato dalla dimostrazione che il presidente Giorgio Napolitano, che ha più del doppio dell’età di Renzi, è l’uomo politico più lucido ed efficiente, presente sulla scena politica nazionale.
Enrico Letta parla della nuova generazione di quarantenni al potere (lui, Renzi, Alfano e forse qualcun altro), come la possibile soluzione di tutti i nostri mali; è una battuta che non ha senso.
Ben vengano i giovani, il ricambio generazionale è necessario, ma ciò che è imperativo è la cancellazione del professionismo della politica, fatta eccezione per alcuni incarichi ministeriali (il Tesoro), in cui l’esperienza può fare la differenza. Per tutti gli altri operatori della politica, dopo i dieci anni, lo stop ed il ritorno al proprio lavoro a tempo pieno, dovrebbe diventare un obbligo.
In Austria è stato nominato ministro degli Esteri un ragazzo di 28 anni, 10 in meno di Renzi; ma questo non vuol dire che possa fare meglio di un uomo di 68 anni.
In Italia, il vero problema è rappresentato non dall’età degli uomini politici, ma da coloro che sono in parlamento da un’eternità, e che paralizzano la vita del nostro Paese.
Una classe politica dirigente, un po’ più giovane di quell’attuale, non guasterebbe, ma l’età, non può essere intesa come un elemento di cambiamento in assoluto.

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