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L’unità immaginaria dell’Occidente

Quando Alessandro conquistava la Persia, i greci iniziarono a pensare che fosse matto. Un conto era difendere le città dagli invasori, un altro andare a spingersi tanto lontano. Poiché la follia era un concetto molto diverso all’epoca di quello che si attribuisce comunamente oggi, il termine che venne usato per Alessandro fu megalomane. Anche i suoi stessi guerrieri lo accusavano. Clito glielo disse in faccia ad un banchetto e Alessandro lo trafisse con una lancia. Questo era il mondo occidentale 400 anni prima di Cristo. Diviso sul fatto che dovesse espandersi ad oriente e se modificare i suoi costumi per farlo.

di Riccardo Bruno | 9 Luglio 2026

Quando Alessandro conquistava la Persia, i greci iniziarono a pensare che fosse matto. Un conto era difendere le città dagli invasori, un altro andare a spingersi tanto lontano. Poiché la follia era un concetto molto diverso all’epoca di quello che si attribuisce comunamente oggi, il termine che venne usato per Alessandro fu megalomane. Anche i suoi stessi guerrieri lo accusavano. Clito glielo disse in faccia ad un banchetto e Alessandro lo trafisse con una lancia. Questo era il mondo occidentale 400 anni prima di Cristo. Diviso sul fatto che dovesse espandersi ad oriente e se modificare i suoi costumi per farlo.

Quando mezza stampa nazionale spiegava che l’Iran aveva vinto la guerra con gli Stati Uniti, questo editoriale si permetteva di suggerire che quella non era ancora iniziata. La tregua stipulata sarebbe durata il tempo della partecipazione ai mondiali della squadra iraniana. La Grecia non combatteva durante i giochi olimpici, figurarsi l’America. Lo ha spiegato Trump, molto bene per essere un matto, nel vertice di Ankara quando ha detto che la guerra all’Iran sarebbe dovuta iniziare 47 anni fa. La sua è un’interpretazione di un mondo occidentale che non può convivere con una repubblica islamica. La crisi con l’Iran è avvenuta sugli accordi di Abramo. L’Iran li ha rifiutati e cercato di farli saltare. Dal che la conferma che quel regime non fosse compatibile con la politica occidentale. Se l’occidente si divide sull’Iran come la Grecia si divise sulla Persia, non c’è nessuna unità possibile. La guerra in Iran sarà dominante ed è destinata a cambiare gli assetti politici dell’area. Avrà conseguenze sulla Russia, l’India e la Cina e non è affatto detto che sia breve come Trump crede. Perché per essere breve dovrebbe essere molto più violenta di come è stata condotta finora.

Inglesi, francesi, tedeschi, italiani, spagnoli, hanno saputo, beati loro, trovare negli anni un modo diplomatico di rapportarsi all’Iran. Non riescono a capire questa ostinazione americana, tanto che appunto la ritengono propria di Trump. Trump è più matto di Alessandro. Questo sancisce la divisione di fatto del vertice Nato di Ankara dove pure l’America è riuscita ad ottenere l’impegno scritto contro il nucleare iraniano ed il diritto di navigazione per Hormuz. Tuttavia gli alleati hanno detto a voce, cominciando dall’onorevole Meloni, che loro non parteciperanno alla guerra. Nessuno glielo ha chiesto, per la verità. Trump ha solo bisogno di poter usare le basi Nato poste in Europa. Qualcosa che purtroppo non comporta l’unità dell’Occidente, semmai il rispetto dei trattati.

Tutti coloro che ci hanno spiegato finora che Trump è l’alleato di Putin e vuole consegnargli l’Ucraina, ci daranno la loro interpretazione del testo di Ankara che è d’accordo pienamente solo sui prossimi 140 miliardi da dare a Zelensky. Il governo italiano pensi bene alla questione delle armi che è molto delicata. Palazzo Chigi può benissimo decidere di fornirne di proprie prodotte dove preferisce. Bisogna solo capire i tempi e la funzionalità. Gli ucraini hanno bisogno di armi a lunga gittata e stanno combattendo prevalentemente con quelle americane. Se l’Italia ci mettesse 4 anni a produrne di proprie ancora da testare, non se ne farebbero niente.

Resta aperta la questione della Groenlandia, altro tema divisorio. Non è di poco conto. Trump è deluso dagli alleati della Nato perché si chiede a lui di andare a combattere contro la Russia e pure gli si disapprova la guerra all’Iran alleato della Russia. Almeno gli si lasciasse la Groenlandia. Se l’America rimettesse le venti basi sull’Artico che aveva al tempo della seconda guerra mondiale, la pressione l’eserciterebbe eccome sulla Russia e anche sulla Cina. La Danimarca dice che l’America può fare tutte le basi che vuole, certo. A parte i costi non proprio irrilevanti, secondo i trattati Nato, l’utilizzo dovrebbe venire autorizzato dal governo danese. Ti trovi a Copenaghen un’altra come la Meloni e stai fresco.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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