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L’ultimo uomo

Una storiografia improntata a un evoluzionismo volgare ci rend(o)no più difficoltoso l’accesso alle civiltà antiche. Non che noi sospettassimo che i testi delle piramidi contenessero teoremi di un ‘sistema’ o la sua rappresentazione – ciò non è vero neppure per il Rg-Veda: essi piuttosto presuppongono un sistema e a esso si riferiscono allusivamente (G. de Santillana-H. von Dechend, Il mulino di Amleto, ed. 1992)

di Angelo Giubileo | 3 Aprile 2017

Mutuando l’espressione dal saggio del 1992, The End of History and the last man di Fukuyama, pubblicato in italiano con il titolo La fine della storia e l’ultimo uomo, di fronte a progetti quale quello riportato sul Corriere della sera del 28 marzo u.s., finalizzato alla costruzione dell’uomo-cyborg mediante l’introduzione di un apposito chip nel cervello, ritengo sia legittimo chiedersi: è davvero giunta l’ora dell’ultimo uomo? E, se così sia, avrebbe ragione Fukuyama ad equiparare, sic et simpliciter, la scomparsa dell’ultimo uomo con la fine della storia?

Quanto al primo interrogativo, è bene lasciarlo agli scienziati.

Quanto invece al secondo interrogativo, potremmo giudicare della “possibilità” della fine della storia solo attraverso un percorso che possa dirsi in qualche modo definito, anche se non completo, e quindi, in breve, un “eterno ritorno dell’uguale” di nietzscheana memoria.

L’ESSERE

Dal Ka vedico (incerto) al Kaos (spazio aperto) dei greci.

Topoi

  • Ka è Prajapati “signore di tutte le creature”, è l’“indistinto” ma anche e soprattutto l’“incerto (per se stesso) … Allora Prajapati gli chiese: Ma io chi (ka) sono? E Indra rispose: Appunto ciò che hai detto. Quindi Prajapati ebbe per nome Ka”. E’ il “vuoto”, “ciò che non si manifesta” o ancora “spazio(vuoto)” ma anche “orifizio”, “ferita”, “zero” da cui l’essere dei Greci che non può nascere dal non-essere, ma che in quanto essere è tuttavia già distinto dal non-essere e quindi, in origine, è Kaos ovvero “spazio aperto” (Essere secondario per i Veda, fonte scritta, III millennio a.C.).

 

  • “Chi sa, di fatto, chi potrebbe qui proclamare/ da dove è nata, da dove viene questa creazione secondaria (visrsti, che presuppone come precedente la srsti, “creazione”)?/ Gli dei (sono venuti) dopo, attraverso la creazione secondaria del nostro (mondo)./ Ma chi sa da dove questa è sorta?/ Questa creazione secondaria, da dove sia sorta,/ se essa sia stata o no istituita,/ colui che sovrintende a questo (mondo) dal più alto dei cieli, soltanto lui lo sa, o forse neppure lui”(R. Calasso, L’ardore, 2010)

 

  • “Dunque per primo fu Caos” (Esiodo, VIII-VII sec. a.C.)

 

 

IL PROCESSO DI ENTIFICAZIONE DELL’ESSERE

Il cogito di Parmenide: identità di pensiero e essere. Mente e linguaggio: i Deva e gli Asura nella narrazione vedica. Il linguaggio della matematica: la prima legge della logica di G. S. Brown. La matematica e i teoremi d’indecidibilità di K. Godel.

Topoi

  • “… Lo stesso è pensare e essere” (Parmenide (VI-V sec. a.C.), frammento 3, traduzione D-K). Guido Cerri propone una diversa traduzione (1999) del Poema sulla natura di Parmenide, ed è questa a cui faremo da qui in poi riferimento. Nel caso qui in questione: “Lo stesso è capire ed ‘essere’”.

 

  • L’ambiguazione del termine “essere” in Parmenide: dall’essere all’essente (il problema dell’unizzazione metafisica) e il “molteplice”.

“… troviamo che l’ambiguità dell’essere parmenideo non può naturalmente essere quella a cui si oppone l’esigenza della distinzione tra essere in potenza ed essere in atto (il corsivo è mio), e neanche, a rigore, quella a cui si oppone l’altra esigenza della distinzione tra essere ed esser vero: perché per quanto questa fusione dei punti di vista della realtà e della verità sia (…) implicita anche in Parmenide, da essa tuttavia non dipende quell’unizzazione dell’ente (che è logico-ontologica e non gnoseologica (n.d.r.: ovvero, non-metafisica)) a proposito della quale sorge la critica, e il tentativo di spiegazione genetica, di Aristotele (IV sec. a.C.) e di Eudemo (IV sec. a.C.)” (G. Calogero, 1932).

 

  • Come rappresentato nel paragrafo precedente, siamo già nel mondo della dualità tra l’essere e il non essere parmenideo; ovvero, attraverso il racconto o mhytos delle origini (della seconda creazione vedica), in ordine all’era del conflitto tra opposte divinità. Come, storiograficamente risulterebbe finora accertato, ancora per primi, tra i Deva e gli Asura.

“Una volta accadde che gli Asura, arroganti, ‘continuavano a sacrificare nella propria bocca’, mentre i Deva preferivano sacrificare gli uni agli altri. A quel punto il loro padre, Prajapati, elesse i Deva e affidò a loro il sacrificio …” (R. Calasso 2010). La prima coppia, quella originaria, è formata dunque da Mente e Parola: “Si appellarono a Prajapati perché decidesse. Egli decise in favore di Mente e disse (a Parola); ‘Mente è senz’altro migliore di te, perché imiti ciò che ha fatto Mente e segui nella sua scia’” (R. Calasso, op. cit.).

 

  • La formalizzazione della prima legge della logica dice: “Opera una distinzione. Chiamala prima distinzione. Chiama lo spazio in cui opera tale distinzione lo ‘spazio che mediante tale distinzione viene separato o diviso’” (G.S.Brown, Laws of Form, 1969).

 

  • La logica (di sistema della) matematica non consente di determinarne la veridicità e lacompletezza: “… nel suo famoso articolo (1931), (Godel) dimostrò due teoremi riguardanti l’incompletezza di certi sistemi formali (sufficientemente complessi da poter formalizzare l’aritmetica fondamentale) in logica matematica. Il primo teorema di Godel esibisce una proposizione che non è dimostrabile né refutabile all’interno del sistema formale dato, a condizione che questo sistema sia coerente (Tuttavia, si può vedere, usando argomenti che non possono essere formalizzati all’interno del sistema, che questa proposizione è vera). Il secondo teorema di Godel asserisce che, se il sistema è coerente, è impossibile dimostrare questa priorità con strumenti che siano formalizzabili all’interno del sistema stesso” (A. Sokal e J. Bricmont, Imposture intellettuali, 1999). E tuttavia: “La possibilità di costruire una dimostrazione finitistica assoluta di coerenza per l’aritmetica non è esclusa dai risultati di Godel. Godel mostrò che non è possibile alcuna prova che sia rappresentabile nell’ambito dell’aritmetica. Il suo ragionamento non elimina la possibilità di prove strettamente finitistiche non rappresentabili nell’ambito dell’aritmetica. Oggi, però, nessuno ha un’idea chiara del probabile aspetto di una prova finitistica non suscettibile di una rappresentazione o formulazione aritmetica” (Paul A. Schilpp Evaston III, 1994). Il discorso resterebbe dunque ancora aperto a una possibilità quale che sia …

 

LA POTENZA E L’ATTO

Il linguaggio della filosofia e l’atto generativo: 1.a) lo spiritualismo cattolico-hegeliano 1.b) l’arianesimo hitleriano

Topoi

  • Il percorso o la “spiegazione genetica” che G. Calogero attribuisce ad Aristotele (supra) trova esatto riscontro nel Vangelo di Giovanni (1, 1-3; I sec.): “In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste”. La Potenza (Spirito) del Dio (trascendente) troverebbe spiegazione nell’ATT(ualità) del Figlio (immanente).

 

  • “Mente deve innanzitutto affermare la sua supremazia su Parola, in quanto l’operare di Mente include in sé il linguaggio, ma lo travalica anche. Pensare non è un atto linguistico (…) Ma pensare può anche essere un atto linguistico, quando i Deva, attraverso Yajna, saranno riusciti a condurre Vac dalla loro parte. E quel passaggio comporta un esaltarsi della potenza implicita nei Deva, oltre che la disfatta degli Asura” (R. Calasso, op. cit.).

 

  • Yajna è “Sacrificio”.

 

  • Sia per la dottrina cristiana postniceana (Concilio di Nicea, 325 d.C.) che per l’ideologia hegeliana (G. W. F. Hegel, 1770-1831), il cosmo è lo spazio in cui agisce lo Spirito divino.

Nei Veda, invece: “Ciò che è ka è kha, ciò che è kha è ka. Il soffio e lo spazio”).

 

  • Per la fede cristiana, lo Spirito svolge il ruolo e la funzione, mediante l’atto definitivo salvifico che appartiene comunque a Dio, di riunire l’uomo al Sé-Uno e trino; nella costruzione hegeliana, attraverso l’astuzia della Ragione, lo Spirito conduce gli uomini alla supremazia terrena dello Stato: “Se lo Stato viene confuso con la società civile e la destinazione di esso viene posta nella sicurezza e nella protezione della proprietà e della libertà personale, allora l’interesse degli individui come tali e il fine estremo per il quale essi sono uniti, ne segue parimenti che essere membro dello Stato è qualcosa che dipende dal proprio piacimento. Ma lo Stato ha un rapporto diverso con l’individuo; giacché lo Stato è Spirito oggettivo, l’individuo stesso nella sua oggettività verità ed eticità in quanto membro del medesimo” (G. W. F. Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto, 1821).

 

  • … (ex ante), “Così i Deva avevano raggiunto il più alto e inattaccabile potere. Ma in quel potere supremo era insito il supremo pericolo. Lo scoprì lo stesso Indra, sovrano dei Deva. Avvenne dunque che Indra ‘pensò dentro di sé’: ‘Certamente un essere mostruoso nascerà da questo accoppiamento di Yajna e Vac (Verbo): che non prenda il sopravvento su di me” (R. Calasso, cit.).

 

 

  • Ma come quanto appena detto sia ed è possibile?

“… Ma nella sua forma più elementare la condizione umana dell’azione è implicita anche nella Genesi (‘Egli li creò maschio e femmina’), se accettiamo questa versione della creazione del genere umano e non quella secondo cui Dio originariamente creò solo l’Uomo (Adam, ‘lo’ e non ‘li’) (…) La pluralità è il presupposto dell’azione umana perché noi siamo tutti uguali, cioè umani, ma in modo tale che nessuno è mai identico ad alcun altro che visse, vive o vivrà (…) Gli uomini, qualsiasi cosa facciano, sono sempre esseri condizionati” (H. Arendt,1906-1975, Vita activa, 1964).

Ma fino a che punto “condizionati”? Così come dimostrato dai tragici fatti della Storia del secolo scorso, fino al punto di giustificare (in base alla grazia di Dio (M. Lutero, 1483-1546) o il “volere del Re”), ogni atto deliberativo.

 

  • Ma come è stato possibile?

“L’espressione latina filioque significa “e dal figlio” e deve la sua importanza al fatto di essere in uso nelle chiese di rito latino, in aggiunta al testo del Credo niceno-costantinopolitano, nella parte relativa allo Spirito Santo: qui ex patre (filioque) procedit, cioè “che procede dal Padre (e dal Figlio)”. Tale aggiunta fu condannata come eretica dal patriarca di Costantinopoli e fu una delle ragioni del Grande Scisma”(…) (Wikipedia); “… lo sviluppo dogmatico della Chiesa nei primi secoli fu fortemente influenzato dalle ragioni politiche: a un certo momento tutta la cristianità era ariana, perché c’erano imperatori che sostenevano gli ariani; poi, quasi improvvisamente, la cristianità tornò al dogma trinitario corretto (…) I nazisti erano contro il Filioque, e il dinamismo moderno, che pone il valore soltanto nell’azione, nell’entusiasmo, nell’impeto, non vuole il Filioque. Quando parlo dell’azione ho in mente l’enorme fenomeno del dinamismo, del tecnicismo, che è caratteristico del mondo moderno. I comunisti non sostengono il Filioque perché ripudiano la ragione: il comunismo è un sistema che maneggia l’uomo senza aver riguardo alla natura dell’uomo: ora, la natura dell’uomo è qualche cosa che si legge con la ragione. L’azione, in questi sistemi totalitari – nazismo e bolscevismo – non ha alcuna legge al di fuori di quella dell’azione stessa: perché ripudia il Filioque. Essi dicono: l’azione, l’amore, sono un valore che precede tutto; non ‘procede’, ma soltanto ‘precede’” (R. Amerio 1905-1997, La questione del Filioque. Ovvero la dislocazione della divina Monotriade, in Atti del Convegno di studi Il Vaticano II e le variazioni nella Chiesa cattolica del XX secolo, Ancona 9 novembre 2007).

IL PRIMO E ULTIMO UOMO

La Storia come “eterno presente”: essere e destino. La Necessità. Il potere della possibilità. Evoluzionismo e riduzionismo.

Topoi

  • Per i Greci, il De(-stino), ogni destino è lo stare dell’essere e l’essere dello stare medesimo (E. Severino, 1929 – ).

 

  • “L’essere è e non è possibile che non sia. Il non essere non è e non è possibile che sia” (Parmenide,fr. 2).

 

  • Hegel, a corredo di tutta la sua opera, sosteneva che “la libertà o è assoluta o non è” (op. cit.). Appunto, non è. Viceversa, la Necessità è. Ma, alla maniera in cui è detto da Giorgio de Santillana, tra i maggiori dei pochi:

“C’è una favola americana di colore autoctono che ancora si racconta ai bambini: è quella di Rip Van Winkle, che andato a far legna nel bosco si addormentò. Ed ecco che sognò di trovarsi sulla tolda della nave di Hendrick Hudson, il grande antenato navigatore, e di vedere lui e i suoi compagni giocare a bocce con grandi palle di cannone. Guardava e guardava, e poi si svegliò, e tornò al villaggio, e trovò che nessuno lo conosceva perché erano passati trecento anni. È una fiaba che sembra nata tra i primi coloni di New York, ma quando l’etnologo scopre che ve ne sono versioni in ogni clima che vanno indietro migliaia d’anni, e diventano più chiare quanto più si va indietro, si deve pur concludere che questo è un grande mito astronomico: i numi che lanciano le loro sfere tonanti sulla tolda del cielo. E al contemplatore assorto nei calcoli mille anni diventano come un minuto. Questo era un modo di superare il Fato; passando dal tempo all’eternità, facendo della Necessità una libera creazione. È il modo dei grandi matematici d’ogni tempo. A questo si ricollega un’usanza dei Maya dello Yucatán, i quali avevano in ogni loro città un grande cortile da gioco, detto il “campo di gioco delle stelle” (per gli americanisti Star Ball Court). In esso, in certe occasioni solenni, attori raffiguranti i numi giocavano secondo strette regole, facendo passare la palla attraverso anelli disposti a mezzo campo: e i loro nomi indicavano solo certe datazioni del calendario astronomico” (Giorgio de Santillana 1901-1974, Fato antico e fato moderno).

  • “Questo sistema, benché urti le nostre idee, che credono che il fine non possa essere altro che il bene, sarebbe forse più sostenibile di quello del Leibniz, del Pope ec. che tutto è bene. Non ardirei però estenderlo a dire che l’universo esistente è il peggiore degli universi possibili, sostituendo così all’ottimismo il pessimismo. Chi può conoscere i limiti della possibilità?” (G. Leopardi, 1798-1837,Zibaldone di pensieri).

 

  • “I socialisti urlano ‘Potere al popolo’ con il pugno chiuso alzato. Sappiamo tutti quello che vogliono davvero: il potere sulle persone, il potere allo stato. Sono stata eletta con un intento evidente: cambiare il Regno Unito da una società dipendente in una società autosufficiente, da una nazione ‘dammi-qualcosa’ a una nazione ‘fallo-da-te’. In una Gran Bretagna ‘alzati-e-fallo’ anziché in una ‘siediti-e-aspetta’” (M. Thatcher, 1925-2013).

 

  • “Io sono convinto che esista un’altra possibilità. Che è l’anarchia del pensiero, delle idee, dello stare insieme. Usciamo dalla metafora, lasciamo da parte le fate, gli gnomi, i ruscelli gorgoglianti, le brezze leggere e gli uccellini che cantano sui rami: la libertà profonda e vera di ognuno di noi, quella costruita prima di tutto nella nostra testa, che anarchicamente può riuscire a immaginare con la più totale fantasia ogni possibile mondo e decidere di conoscerlo ancora, è una libertà per la quale c’è spazio su questa nostra Terra” (G. Thomas, L’anarchia è una cosa semplice, 2014).

 

  • Da sempre, dunque, Teorie e Numeri. “Ecco, secondo parvenza, come furono e stanno le cose, come da questo evolute andranno a finire in futuro: segno a ciascuna, gli uomini imposero loro un nome” (Parmenide, fr. 19).

 

  • “La difficoltà numerica della descrizione è oggi in qualche modo circoscritta dalla capacità di calcolo dei computer, e dalla consapevolezza che possiamo finalmente cominciare ad affrontare i sistemi complessi. La formalizzazione delle forme frattali è un esempio di questi risultati. Ma quando riusciremo a formalizzare l’acqua e a descrivere l’anima? Non disperiamo perché, con Nietzsche: ‘Se fissiamo lo sguardo su una cascata noi crediamo di vedere nelle innumerevoli volute dell’acqua, nelle frantumazioni e flessioni delle onde, una libertà della volontà e un arbitrio; invece è tutto necessario, ogni movimento è matematicamente calcolabile’” (E. Di Mauro, De Rebus Natura, 2013, nella rivistaPrometeo).

 

  • “A differenza di Elohim, Prajapati non pone mano alla creazione come un artigiano all’opera, ma è il processo stesso della creazione: in essa si fa e si disfa” (R. Calasso, op. cit.).

 

  • “Il male, dunque, che più ci spaventa, la morte, non è nulla per noi, perché quando ci siamo noi non c’è lei, e quando c’è lei non ci siamo più noi” (Epicuro, III-II sec. a.C., Lettera sulla felicità (a Meneceo)).

 

  • “La felicità si diffondeva nello spazio (kha) – e lo spazio permetteva alla felicità di respirare … ‘Ciò che si chiama brahman è questo spazio akasa, che è esterno all’uomo. Questo spazio che è esterno all’uomo è lo stesso che è interno all’uomo. E questo spazio interno all’uomo è quello stesso che sta dentro il cuore. E’ il pieno, l’immutabile’” (R. Calasso, op. cit.).

 

  • “Dato che tutte le cose si chiamano tenebra e luce. Ciascuna secondo efficacia di queste sull’una o sull’altra, tutto è pieno egualmente di luce e notte invisibile, entrambe alla pari, nulla pertiene né all’una né all’altra” (Parmenide, fr. 9).

 

Angelo Giubileo

Pubblicato in : Cultura ed eventi, MetamorfosiTag: anni, chiesa, chiesa cattolica, comunismo, corriere della sera, discorso, dottrina cristiana, figlio, futuro, gran bretagna, importanza, mondo, movimento, natura, nazione, nazisti, persone, processo, punti di vista, secolo scorso, severino, socialisti, sviluppo, tecnicismo, thatcher

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

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