
Trump ha venduto la favola delle ventiquattro ore. Il solito repertorio: slogan pronti, zero strategia. La pace non si regala all’aggressore con una stretta di mano mentre il pubblico applaude. L’Europa questo lo ha capito da tempo, ha smesso di parlare invano e ha iniziato ad agire, in silenzio ma con decisione. Il vertice-passerella è saltato. Putin voleva mostrarsi da statista in territorio europeo, è rimasto invece un imputato a Mosca.
Era evidente che in terra UE non si sarebbe consumato alcun incontro tra Trump e Putin. Quel sogno di assoggettare diplomaticamente l’Europa si è frantumato. La Polonia ha chiarito i confini e gli F-35 erano pronti a scortare il cosiddetto conducator direttamente al tribunale dell’Aia. L’Unione ha mostrato la schiena dritta. Fine dell’illusione.
I film che Putin e Trump si erano girati a vicenda, tra pacche sulle spalle e sorrisi di circostanza, sono crollati al primo contatto con la realtà. Se a Trump fosse davvero importato chiuderla qui, avrebbe messo sul tavolo i Tomahawk per Kiev. Sarebbe stata una mossa limpida, capace di spostare davvero gli equilibri. Ma farlo avrebbe significato sancire la fine politica del suo omologo
Non accadrà. Poco male.
l’Ucraina e l’Unione Europea continueranno ad arrangiarsi come hanno fatto finora, passo dopo passo, campo dopo campo, ricostruendo mentre resistono.
Diciamolo senza mezzi termini. L’Ucraina è, di fatto, un paese dell’Unione. Lo è nella direzione delle sue istituzioni, nella pelle sociale, nell’economia che si riallinea ogni giorno di più all’Europa. Manca solo l’annuncio formale. Arriverà quando finirà questa guerra farsa. Putin può insistere quanto vuole, ma non ha i mezzi militari per vincerla né quelli diplomatici per dichiararsi vincitore.
La scena è cambiata. L’Europa tiene la linea, l’Occidente difende il diritto, e l’Ucraina cammina con noi. Gli applausi non vanno più ai protagonisti del talk, ma a chi resiste e costruisce. Il resto è rumore di fondo. E Trump, ormai al minimo storico dopo i suoi fallimenti diplomatici in ogni campo in cui ha messo naso e bocca, farebbe bene a farsene una ragione. O chi per lui.
Piero Terracina

L’UE ancora una volta blocca ogni tentativo di pace.
Peggio ancora, l’UE non ha una politica estera, né alcun tipo di credibilità.
Fra i principali leader, uno, Macron, si regge a malapena. idem Merz Quanto a Starmer, sta perdendo sempre più consensi.
Siamo alle ultime battute di un impero che mai è stato tale, perché si è sempre appoggiato ai desiderata dei Presidenti USA di turno.