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L’Ucraina uccisa: holodomor

di Enrico Martelloni | 27 Novembre 2016

holodomorNei giorni appena trascorsi si sono celebrati i tre anni da quando cominciarono i mesi di rivoluzione che gli ucraini hanno fatto in Maidan, notte e giorno a meno venti gradi, sotto il tiro dei cecchini russi. Là, a quattrocento metri dallo stadio della Dynamo Kiev in terra ci sono le sagome di cento tra donne e uomini uccisi per la libertà, mentre quattrocento perirono bruciati nel palazzo del sindacato, adiacente alla piazza, o eliminati dai beirkut di Yanukovic e dai tituscky, ragazzotti assoldati allo scopo di picchiare e uccidere.  La conseguenza di questa rivoluzione fu la fuga in Russia di Yanukovic e dei suoi più stretti collaboratori con valige piene di dollari, costretto a lasciare un immenso tesoro di lingotti d’oro, sepolto nel laghetto del parco della sua villa a Mejeghiria dove collezionava ogni tipo di auto d’epoca. Le successive elezioni presidenziali prima, e politiche, alcuni mesi dopo, ristabilirono il principio della democrazia, ma purtroppo non ancora quella della corruzione. Per conseguenza,  la Russia occupò la Crimea e invase con i suoi carri armati il sud est del Paese, scatenando la guerra che ancora si combatte, passata col nome di ATO (Organizzazione Anti Terroristica).   Tre anni di sangue, di cui gli episodi di Debaltesevo e Illovansk segnarono l’apice per le quali azioni, la Russia è sotto le sanzioni giustamente imposte. Questi, però sono anche i giorni del ricordo del genocidio ucraino, dei Kulaki dei Serednjaki e di tutta la classe contadina, perpetrato da Lenin e Stalin negli anni della carestia del 1921-22, di quella del 1932- 33, e di quella compiuta appena finita la seconda guerra mondiale nel 1946-47, che costò la vita in tutto a dieci milioni di ucraini tra deportazioni nelle terre nere del Cuban, a Tambov e in altre regioni compresa la Siberia, fucilazioni in massa, morte per inedia, di cui il libro di Ettore Cinnella  “ Ucraina il genocidio dimenticato “ edizione Dellaporta racconta con scrupolosità scientifica, solo gli anni terribili del ’32-’33. Holodomor, si chiama: morti di fame. La gente moriva per le strade dei villaggi di chi si rifiutava di entrare nei Colcos o nei Sovcos per cedere tutta il loro patrimonio di bestiame e messi. La tremenda carestia del 1932, ad esempio, fu provocata da una sistematica organizzazione politico militare che requisì tutto quello che c’era da requisire in granaglie e animali: quelli da lavoro e da cortile fino a non lasciare più nulla da magnare. La deculachizzazione imponeva l’assedio per fame delle fattorie dei paesi ucraini e non solo, ma in particolare ucraini, e il sequestro di tutte le sostanze alimentari della popolazione che in grande maggioranza apparteneva alla classe contadina e che si rifiutava di accettare le imposizioni dei comunisti. Villaggi, cittadine, paesi interi dove la gente moriva d’inedia, donne, uomini, ragazze in cinta, bambini piccolissimi, ragazzi d’ogni età, vecchi. Morivano i più deboli incartapecoriti a centinaia di migliaia.  Questa è la prima causa dello spopolamento e dell’abbandono, lo svuotamento completo delle piccole e grandi nuclei urbani. L’orrore della fame e della morte aveva dilaniato tutto. Atti di cannibalismo erano frequenti, non esisteva più nulla di commestibile, non era più possibile neppure brucare l’erba, rosicchiare le cortecce degli alberi. Cani e gatti erano già stati digeriti e quei pochi rimasti non si facevano più prendere, fuggiti nei boschi o nelle profonde steppe. Così avvenne la sostituzione dei Kulaki e degli artigiani e di tutta quella gente ed organizzazione sociale dell’ubertosa ucraina. Il ripopolamento di luoghi abbandonati, vuoti, dove la presenza della morte era costante, fu via via compiuta con la popolazione russa che ne occupò le case  e i villaggi. Questo è uno die motivi della crisi e dell’occupazione russa  di mezza ucraina, oggi.

Enrico Martelloni

Pubblicato in : Editoriale, MaidanTag: anni, crisi, democrazia, elezioni, guerra mondiale, Kiev, lavoro, Maidan, massa, seconda guerra mondiale, tesoro, Ucraina

Info Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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