Dopo 186 anni l’idea di Europa federata di Mazzini, ritorna sulla bocca di Draghi “..abbiamo bisogno non solo di un federalismo pragmatico ma di un federalismo ideale ” , tradotto: un federalismo dell’Europa dei popoli. Quell’Europa che faticosamente ha costruito l’idea di fratellanza, libertà, pace, che in più occasioni aveva avuto spunto e suggerimento per nascere nel recente passato.
Eppure, nonostante quasi due secoli dalla Giovine Europa, tutti i tentativi sono fin qui falliti. Ma i successi, le conquiste dell’umanità, devono passare dai sacrifici e atroci orrende stragi, strazzi e squallide esperienze. lo dicevamo tempo fa in famiglia: evidentemente non si impara mai. Sembra che le generazioni scordino rinascendo di abbandonare i suoi vizi.
Il sacrificio di tanti ragazzi venuti da lontano hanno riportato la democrazia non solo in Italia, ma in tutta Europa. Questo sacrificio fruttò la pace e prosperità in Europa , non solo in Italia, per ottanta anni. Questa Europa ha però sciupato questo bene e permesso ai barbari di logorare e corrompere, interferendo nelle economie e scelte politiche, al fine del dividi et impera di cui oggi gode Putin. Non solo l’Italia per la sua pochezza e visione, ma la Francia, la Germania, hanno creato un fabbisogno volontario dall’energia fossile, ammantando il problema energetico di un finto ambientalismo, permettendo in realtà l’accordo con i barbari. A questo scopo di dipendenza Putin, vuole ampliare un anacronistico impero e fare pulizia etnica.
La moneta unica non può da sola unire i popoli. Essa è il tetto non le fondamenta. Queste si poggiano su altro. E il dividi et impera perseguito dalla Russia in Europa, ben corrotta di nuovo come prima del 1939, ne ha facilitato ed esaltato la volontà imperialista dei barbari che oggi discendono e occupano l’Ucraina. E fin dai tempi di Mazzini, coevo del poeta e pittore nazionale della terra del Dnieper Taras Shevchenko, il Risveglio ucraino, che equivalse al nostro Risorgimento, parlava la lingua di Dragomanov e di altri patrioti come la poetessa Lesja Ukrainka fino al filosofo e letterato Ivan Franko. E già in quell’epoca dove mai si vide le stragi e i genocidi del ventesimo secolo, reclama l’Ucraina all’Europa l’aiuto di essa, affermando che la pace e la prosperità dei popoli europei sarebbe passata dall’Ucraina. Oggi, null’altro di tutto questo potrebbe essere più vero.
Enrico Martelloni

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