Si è fatto attendere il teatro del Giglio di Lucca ma per riaprire le porte al suo pubblico ha proposto davvero una “pietra preziosa” come Napoli Milionaria, bloccata dalla pandemia nel 2020, e finalmente tornata sul palcoscenico dopo la sua apparizione nei teatri della costa del 2013.
Napoli milionaria, come commedia, nasce del 1945 a guerra non ancora finita; composta in poche settimane da Eduardo de Filippo e rappresentata al Teatro San Carlo di Napoli, porta con sé il dolore, l’amarezza, la sofferenza, le umiliazioni e gli orrori di una guerra ancora troppo vicina per poterla guardare con distacco.
«La notte di Napoli – sostiene Pasquale Sabbatino – diviene la notte di un mondo distrutto dalla guerra e di un mondo senza valori, mentre la lunga attesa è il simbolo della fiducia nel ritorno delle prime luci di un nuovo giorno e di un nuovo corso della storia».
Nel 1950 ne viene fatto un film, con la regia di De Filippo: alleggerita, almeno in parte, dalla vicinanza degli eventi narrati, trova una misura diversa dove l’ironia entra nella sinistra atmosfera della prima versione; nel 1962 una versione teatrale per la TV, sempre con Eduardo e un’indimenticabile Regina Bianchi.
Solo nel 1977 la commedia diventa un dramma lirico in tre atti con libretto di Eduardo e musica di Nino Rota: De Filippo in questa occasione accentua, quasi più ancora che nella commedia del ’45, il pessimismo e lo scoramento che quella situazione, familiare e collettiva, generano in lui.
La celebre frase «Adda passa’ ‘a nuttata» che conclude la commedia del ’45 viene eliminata ed emerge, ripetuta con forza, quella molto più amara «La guerra non è finita»: come è stato giustamente detto, le speranze dell’Italia postbellica, e il cauto ottimismo dettato ad Eduardo più dalla pietas che dalla ragione, cedevano il posto alla guerra senza fine degli anni di piombo e all’ormai cosmico pessimismo dell’anziano autore.
La presentazione al Festival dei Due Mondi di Spoleto non trova né il consenso della critica né un vero successo popolare: dopo quelle recite spoletine l’operanon venne più riproposta fino al 2010 quando, a Martinafranca, inaugura il 36°Festival della Valle dell’Itri.
Ingiusti pregiudizi, “…sembrava un calderone tra verismo, canzone napoletana, frammenti di colonne sonore cinematografiche e musical americano”, hanno penalizzato per molto tempo quest’opera: del resto snobbato dall’intellighenzia e dall’avanguardia, lontano da tentazioni sperimentali, Rota scelse una via diversa per parlare al suo pubblico. Certamente il suo programmatico rifiuto della problematicità fine a se stessa portarono a sottovalutarlo negli anni culturalmente ideologizzati.
Musicalmente, Napoli Milionaria è invece un ottimo esempio di armonica contaminazione musicale nel quale i diversi momenti narrativi sono sostenuti da ambientazioni ad hoc che ne valorizzano il significato. Partitura complessa quella di quest’opera che, nella produzione lucchese, i giovani protagonisti dell’Orchestra Giovanile hanno saputo interpretare con grandissima professionalità ed enorme passione, anche grazie alla direzione attenta e partecipe del M° Jonathan Brandani che, come giustamente sottolinea Seen and Heard International (Sito di recensioni di opera, balletto e teatro) è apprezzato per il suo “grande rispetto per i dettagli della partitura … le sue indicazioni chiare e decise e per il suo entusiasmo“.
Orchestra e direttore entrambi per la prima volta alle prese con lo spartito di Napoli Milionaria, hanno saputo far emergere tutte le nuance che Rota ha voluto inserire per seguire il complesso libretto di Eduardo e restituire le emozioni sottili e profonde di ogni personaggio.
Analogo discorso può essere fatto per il regista, Fabio Sparvoli, che si è speso moltissimo, e con successo, per dare ad ognuno degli interpreti, protagonisti e comprimari, quegli strumenti per comprendere il senso di ciò che andavano interpretando dando vita ad una “rappresentazione teatrale” di altissimo livello. Non è facile entrare nel mondo di Eduardo senza rischiare di rendere grottesco o retorico ciò che esprime: Sparvoli è riuscito a dare la giusta misura creando una costante tensione emotiva che ha coinvolto il pubblico fino al termine dell’opera.
Belle e funzionali, pur nella loro essenzialità, le scene di Alessandra Torella, quelle dell’allestimento del 2013, che imprimono alla narrazione una contestualizzazione fortemente drammatica; coerenti ed efficaci i costumi ripresi da Rosanna Monti da quelli della Torella.
E veniamo al cast. Ancora una volta il progetto LTL Opera Studio ha saputo trovare un magistrale equilibrio tra le voci all’interno del quale, protagonisti e comprimari, hanno dato un’ottima prova. Partiamo proprio da questi ultimi che in realtà hanno svolto un ruolo fondamentale nella riuscita dell’opera: Alessandro Ceccarini, ‘O Miezo prevete, Adina Vilichi, Donna Peppeniella, Maria Chiara Vigoriti, Donna Vincenza, Yuri Miscante Guerra, Peppe o’ cricco, Lorenzo Liberani, Riccardo Spasiano, Niccolò Casi, Federico, Mauro Secci, Pascolino ‘o Pittore, e la piccola Emma Carlotti, Rinuccia.
Pregevole la prova di Lucia Conte, Assunta, che ha interpretato con grande maestria il suo non facile ruolo, come pure quella di Gianluca Tumino, il Brigadiere, di Aran Matsuda, il sergente Jonny, e di Antonia Fino, Adelaide. Positiva, vocalmente la prova di Daniele Adriani, Amedeo, che forse avrebbe potuto dare maggior personalità al suo personaggio.
Da sottolineare la prova di Viola Sofia Nisio, Maria Rosaria, che mostra la sua duttilità nel passare da momenti drammatici a quelli più brillanti senza perdere di credibilità.
Un Enrico Settebellezze di prestigio quello di Francesco Fortes, vocalmente piacevole come lo è stato nell’interpretare questa ambigua figura.
Ottima la prova di Alfonso Michele Ciulla, Gennaro Iovine, che insieme a Valentina Iannone, ha dominato il palco. Il suo Iovine è stato decisamente coinvolgente, specie nella seconda parte quando la drammaticità della situazione gli ha consentito di esprimere al meglio quanto aveva acquisito durante la preparazione dell’opera.
La personalità di Valentina Iannone è emersa in tutta la sua naturale affinità con il contesto geografico dell’opera: campana d.o.c. non ha avuto difficoltà ad entrare nella parte e la sua lunga esperienza nel mondo della musica (ha esordito in quella pop ottenendo prestigiosi risultati, ma al tempo stesso mostra una solida preparazione avendo conseguito, giovanissima, il diploma di Canto presso il Conservatorio di Musica “G. Martucci” di Salerno con il massimo dei voti) le ha dato quella spontaneità alla “sua” Amalia, una personalità unica che ha conquistato il pubblico. Del resto, quello che aveva detto nel corso di una intervista “Metto sempre avanti il cuore, in ogni cosa che faccio. Arriva prima il mio istinto e poi la ragione” si è concretizzato in una performing pregevolissima.
Il pubblico, il cui numero, ahimè, è stato fortemente penalizzato dalle norme di sicurezza anti Covid che hanno ridotto notevolmente la platea per garantire il distanziamento dell’orchestra, ha risposto con passione regalando applausi a scena aperta durante tutta l’opera e richiamando più volte alla ribalta il cast al termine.
Una serata davvero eccezionale che certamente resterà nella memoria e nel cuore di coloro che hanno avuto la fortuna di esserci. Un ottimo esempio di come, se ben guidati, i giovani sanno dare il meglio e riescono a conquistare il pubblico pur non essendo nomi famosi.
Stefano Mecenate














Lascia un commento