Luca è nato 3,5 miliardi di anni fa. Un’età evolutiva pari all’età minima di batteri e archei. Il Covid19 è invece un virus, una specie che gli scienziati non definiscono vivente in quanto per la propria sopravvivenza occorre che sia ospitata da un’altra cellula, procariota o eucariota, corrispondentemente batterica o umana, e per questo Covid19 è qualificato come parassita.Luca, da quella lontanissima nascita, è evoluto sì da formare una specie vivente che gli scienziati oggi chiamano Homo Sapiens. Ma, nonostante il dimostrato accrescimento evolutivo, oggi Covid19 ha causato sul pianeta Terra una quasi-apocalisse, durante la quale il parassita o ospite ha dimostrato di essere in tanti casi più forte del corpo e della mente che l’hanno ospitato.L’immagine dell’apocalisse, come tutte le immagini possibili che appartengono a Luca, affonda le proprie radici e trova una spiegazione nel mito. Si è sempre discusso se si tratti di una storia che finisce o in qualche modo rinasce e in tal caso, come la nottola di Minerva, dalle proprie ceneri. Esiste tuttavia anche un’altra ipotesi, e cioè che la storia, oltre la storia della specie che finisce, prosegua in una o altra forma nuova – come saggiamente scriveva Ovidio – o specie, come direbbe piuttosto Charles. A emblema, secondo il metodo assiomatico che è proprio di Luca, Paolo avrebbe detto: Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è”. Viceversa, in ordine a qualcosa di più di un primitivo discorso assiomatico, noi Luca attuali affermiamo piuttosto che homo erectus, antecessor, heidelbergensis e floriensis sono tutte specie non sopravvissute a un passato. Neanche tanto recente, ma ciò è questione dei diversi punti di vista. Sempre ricorrenti, altrimenti – Kurt l’ha dimostrato – il metodo sarebbe per sé decisivo e il sistema effettivamente completato.Oggi, sappiamo che Covid19 è sopravvissuto a molti Luca. Ha importanza che l’abbia fatto più o meno secondo una nostra presunta consapevolezza? Dal punto di vista di quei medesimi Luca, no! Quanto invece a noi Luca, sopravvissuti, assiomaticamente è certo che, al momento, la nostra storia non è finita. Possiamo dire allora che la nostra vita prosegua: allo stesso modo di prima o che siamo rinati dalle nostre ceneri o che siamo trasfigurati.Ma dire che Luca faccia finta che niente sia successo è come dire che egli sia rinato perfettamente uguale dalle propri ceneri e continui a porsi il dubbio se non fosse stato meglio o non fosse ancora meglio una sua trasfigurazione. Un Luca, quotidianamente noto come Mark O’ Connell – autore tre anni fa di un libro tradotto in italiano con il titolo “Essere una macchina” e oggi di un altro libro appena uscito in lingua inglese dal titolo “Notes from an Apocalypse. A personal Journey to the End of the World and Back” -, ha dichiarato in una lunga intervista a La Lettura, rivista uscita oggi in edicola, che: “viviamo in un’epoca in cui si colgono già gli scenari peggiori, una serie di catastrofi collegate”; che “Notes from an Apocalypse condivide con il libro precedente la domanda sul futuro, ma questa volta mi sono calato tra chi è più radicalmente pessimista”; che “alla fine la vita va avanti, trova il modo. Inoltre, il futuro spaventa, ma … se l’alternativa fosse smettere tutti di avere figli, sarebbe in ogni caso un’apocalisse. Converrebbe, allora, direttamente, fare i bagagli e andare su Marte”. Aggiungo: forse, forse con o senza gli altri Luca sopravvissuti, forse da solo o in compagnia di una “macchina”, quella stessa Macchina di cui Mark aveva parlato tre anni fa, nel qual caso, evidentemente, sopravvissuta anch’essa. Rinata o trasfigurata dalle mani o nelle mani del suo creatore … Fino alla nuova apocalisse, allorquando la storia di Luca potrebbe anche finire. E quella invece della Macchina continuare.
Angelo Giubileo

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