
L’ideale di un’Europa unita, che superasse gli egoismi e gli interessi di ogni singola nazione fu promosso per la prima volta da Giuseppe Mazzini, fondando il 15 aprile del 1834 la Giovine Europa, un’associazione politica internazionale nata appunto per promuovere l’indipendenza e l’emancipazione dei popoli dalla sudditanza ai regimi assoluti, con l’obiettivo di creare un ordinamento federativo europeo. Difficoltà organizzative nei diversi paesi europei e le persecuzioni subite da Mazzini e dai suoi seguaci portarono però allo scioglimento della Giovane Europa dopo poco alla fine del 1836.
Il progetto di una federazione degli stati europei riprende con maggior fortuna con l’impegno politico di Altiero Spinelli che con il manifesto di Ventotene, scritto al confino in quell’isola nel 1941 insieme a Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi al confino in quell’isola del 1941, e soprattutto con la costituzione nel 1943 del Movimento federalista europeo operò per la realizzazione dell’Unità europea, al fine di evitare così il ripetersi di nuovi tragici conflitti mondiali.
Il 14 febbraio 1984, il Parlamento europeo adottò a stragrande maggioranza su sua proposta il “Progetto di Trattato istitutivo dell’Unione europea”, il cosiddetto “Piano Spinelli”. I Parlamenti nazionali non ratificarono il Trattato, ma il documento costituì la base per l’Atto unico europeo del 1986, che aprì i confini nazionali al mercato comune, e per il Trattato di Maastrict del 1992 con cui nacque l’Unione europea.
A distanza però di più di trent’anni dalla morte di Spinelli, pur non ripetendosi le tragedie del ’900 sul suolo europeo, il sogno di Altiero Spinelli di un Europa politica sovranazionale non si è ancora realizzato. Ciascuno dei 28 stati dell’Unione Europea, che pure hanno accettato una serie di “cessioni di sovranità” soprattutto in campo economico-finanziario, ha ancora numerose competenze esclusive, un proprio esercito, una propria politica estera; e nove di essi conservano a tutt’oggi la loro moneta nazionale. E di fronte alla questione drammatica delle migrazioni di massa verso l’Europa è finora stato impossibile trovare un accordo che tuteli i paesi più raggiungibili dalle coste africane anche se a fronte della pandemia del Covid e della crisi economica conseguente abbiamo avuto invece una unità d’intenti da parte delle istituzioni europee per una politica condivisa dai paesi membri sia sanitaria in merito alle vaccinazioni che finanziaria tramite il programma Next Generation EU,
Negli ultimi tempi poi l’Europa si trova ad essere in politica estera in un mondo ormai globalizzato e multipolare il manzoniano vaso di coccio tra i vasi di ferro degli Usa, della Russia e della Cina con la minaccia costante del terrorismo islamico, sostenuto dai paesi teocratici arabi e quindi il vecchio continente, assediato dalle emergenze che incombono sui suoi confini geografici e simbolici- vedi la guerra della Russia a un paese sovrano come l’Ucraina e la tragedia delle vittime civili nello scontro armato tra lo stato democratico di Israele e l’organizzazione terroristica di Hamas-, non avendo una sicura e condivisa strategia politica non riesce ad incidere sul loro corso.
Oggi la situazione di crisi del processo unitario europeo non nasce pertanto solo da una effettiva capacità di governo delle sue istituzioni, data ancora la non chiara definizione dei ruoli e competenze tra Parlamento, Consiglio e Commissione, nè tanto meno dalla presenza di partiti populisti e sovranisti. oppure dal confronto/ scontro tra una visione popolare e moderata o progressista delle forze politiche nei singoli paesi europei, ma soprattutto dalla mancata consapevolezza di avere una forte identità storica e culturale di cui andare fieri senza alcuna presunzione morale o sensi di colpa rispetto ai paesi non europei.
Le radici giudaico- cristiane e successivamente l’Illuminismo hanno connotato la storia dell’Europa e l’affermazione di una società democratica, che pur nelle sue imperfezioni ha garantito la libertà dei suoi cittadini in presenza anche di manifestazioni di radicale dissenso verso il potere costituito.
Questa secolare storia dell’Europa ha visto anche l’affermazione di una forte identità culturale, forgiata dall’opera e dal pensiero di politici, filosofi, poeti e artisti, quali citandone solo alcuni dei secoli appena scorsi, Napoleone e Cavour¸ Montesqieu e Mazzini, Hegel, Marx e Nietzsche, Leopardi e Victor Hugo, Canova e Picasso ecc.., che non può essere rinnegata dalla pratica attuale della Cancel Culture in nome di una visione ideologica e politicamente corretta della storia dell’umanità.
Questa è la vera posta in gioco delle prossime elezioni europee del 7/8 giugno: riaffermare l’orgoglio di essere Europei per poter affrontare le drammatiche sfide che ci attendono nella complessa situazione internazionale di oggi, per ridare valore e senso alla partecipazione alla competizione elettorale, superando così l’astensionismo e l’indifferenza di gran parte della cittadinanza e soprattutto riavvicinando le giovani generazioni alla politica, come pratica di buon governo e di difesa del bene comune di libertà e democrazia.
Sergio Casprini

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