Ha finalmente potuto debuttare al Teatro del Maggio – con oltre un anno di ritardo a causa della pandemia di Covid 19, che aveva costretto i teatri alla chiusura totale a fine 2020 – la Madama Butterfly di Puccini, con la regia di Chiara Muti e la direzione orchestrale di Francesco Ivan Ciampa.
Di fronte ad un teatro particolarmente gremito, l’opera pucciniana è stata accolta in modo positivo, nonostante qualche dissenso sporadico rivolto ad alcune voci e alla regia. Proprio quest’ultima, in verità, è apparsa come il vero punto di forza di questo spettacolo, in quanto si allontana radicalmente da tutti gli stereotipi esoticamente orientaleggianti, pur conservando un’atmosfera tendente ad evocare quel lontano mondo giapponese; basti pensare ad alcuni semplici elementi scenici, rappresentati dalle delicate lunghe tende di filigrana, o al tatami che giace perennemente al centro del palcoscenico, in mezzo a un niente che in realtà è espressione di una tragedia assoluta, senza luogo e senza tempo. Unica concessione di tipo “floreale”, l’improvvisa e luminosa cascata di rosee fronde di ciliegio, che esplode verso la fine del secondo atto. Dunque, avvalendosi delle scene essenziali di Leila Fteita, degli eleganti costumi di Alessandro Lai e degli affascinanti giochi di luce di Vincent Longuemare, l’onirica regia di Chiara Muti si è concentrata a scavare intensamente la dimensione psicologica dei personaggi, a cominciare dalla protagonista Cio-Cio-San, molto ben interpretata, nella sua profonda evoluzione interiore, dal soprano russo Svetlana Aksenova, maggiormente convincente da un punto di vista vocale dal secondo atto, dove ha offerto un’appassionata lettura della celebre aria “Un bel dì vedremo”. Molto positiva la prova di Sergej Skorokhodov, un Pinkerton dotato di una vocalità poderosa e dalla forte presenza scenica, e ugualmente buone anche le interpretazioni di Laura Verrecchia (Suzuki) e Alessandro Luongo (Sharpless). Fra gli interpreti secondari, citiamo Paolo Antognetti (Goro), Francesca Cucuzza (Kate Pinkerton) e l’esuberante Cristian Saitta – zio Bonzo, che ha sostituito all’ultimo momento l’indisposto Roman Lyulkin.
La direzione di Francesco Ivan Ciampa, malgrado qualche eccesso fonico in qua e là, è stata alquanto salda, sicura e depurata di esagerate sdolcinature, in linea con l’asciutta regia proposta da Chiara Muti. Ottima la prova dei coristi, istruiti da Lorenzo Fratini e applauditi con calore nel famoso coro a bocca chiusa alla fine del secondo atto.
Prossime repliche martedì 14, venerdì 17 e lunedì 27 dicembre (ore 20).
Luca Summer

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