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Londra, trionfa Corbyn “il rosso”. È il funerale del Labour di Blair

di Simone Pivotto | 21 Settembre 2015

Un leader per caso, che a giugno aveva accettato di malavoglia di correre come rappresentante della sinistra, ora deve forgiare quasi dal nulla una politica e una squadra.

Lo hanno raffigurato come un “rosso” pericoloso. “Ci porterà al disastro” hanno profetizzato i tanti sostenitori del balirismo che ancora fanno parte del partito laburista. Il loro tentativo di sbarrargli la strada non ha però sortito l’effetto sperato. Dopo Grecia e Spagna anche l’Inghilterra registra, ad opera di Jeremy Corbin l’opa, dei massimalisti sulla leadership dello schieramento di sinistra.

Che sia colpa della crisi economica, o di una proposta riformista sempre più annacquata e incapace di fare presa sul suo elettorato di riferimento, una cosa è certa: nessuno fino a pochi mesi fa avrebbe scommesso un euro sull’ascesa del sessantaseienne pacifista.

Tutto è cambiato nel giro di un’estate.  Un leader per caso, che a giugno aveva accettato di malavoglia di correre come rappresentante della sinistra, ora deve forgiare quasi dal nulla una politica e una squadra. Miracolo frutto non tanto di una proposta del tutto antitetica all’ala moderata ma soprattutto di sfidanti debolissimi come Andy Burham (ex ministro della Salute) e Liz Kendall (blairiana di ferro capace di registrare alle primarie solo il 4,5% dei consensi).

Difficile prevedere con certezza cosa cambierà nella pollitica del labour. Si preannuncia, comunque, uno scenario a tinte fosche per chiunque abbia una visione liberale e atlantista della società.

“Di sicuro dobbiamo riscoprire il valore della proprietà pubblica nei settori chiave dell’economia” dichiara Corbyn affrettandosi ad affermare la necessità di razionalizzare le poste, le ferrovie e le società che producono e distribuiscono energia. Non meno dirompente il suo approccio alla politica estera che prevede la distensione con la Russia di Putin, l’uscita dalla nato e l’accantonamento dei missili nucleari.

Se Varoufakis lo accoglie con entusiasmo e Fassina lo dipinge come l’iniziatore di un “piano B per l’Europa” si aprono, però, gli interrogativi sulle conseguenze che questa “incoronazione” avrà sul sistema politico inglese.

Che direzione prenderà la politica di Cameron senza il contrappeso di un partito riformista a fargli da opposizione? Il sistema politico rimarrà ancorato a un bipolarismo di fatto o si innescherà una scissione di dimensioni non previste? Di sicuro se ne avvantaggeranno i Conservatori ormai ancora più liberi, senza un opposizione credibile, di proseguire sulle riforme già in cantiere: dalle pensioni al taglio del credito d”imposta.

E intanto c’è  chi, come il Washington Post, arriva a teorizzare una svolta a sinistra anche dei democratici americani:  “In un periodo di insicurezza economica e mood anti establishment fra così tanti elettori negli Usa e altrove, l’inatteso non è più impensabile”, sottolinea il quotidiano americano.

Pubblicato in : Primo pianoTag: bipolarismo, crisi, crisi economica, euro, grecia, leadership, nato, opposizione, pensioni, primarie, putin, riforme, sistema politico, spagna, usa

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