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L’on. Montaruli lasci perdere la “difesa delle Istituzioni”

Il rispetto istituzionale, che sta alla base di una vera difesa del valore supremo delle Istituzioni, si nutre di prudenza. In fondo l’on. Montaruli non poteva non sapere dei pronunciamenti a suo carico di primo e secondo grado. E la sua condizione avrebbe dovuto consigliare a tutti, Premier in testa, maggiore cautela nell’offrire e nell’accettare un ruolo di cotanta esposizione e rilevanza politico-istituzionale.

di Daniele Marchetti | 21 Febbraio 2023
Parlamento in seduta comune (Foto Camera.it)

La vicenda che, nelle ultime ore, ha interessato l’on. Augusta Montaruli, sottosegretario di Stato all’Università, dimessasi dopo la condanna per peculato confermata dalla Corte di Cassazione e quindi resa definitiva a seguito dell’inchiesta sull’uso improprio dei fondi destinati al finanziamento dei gruppi consiliari del Piemonte tra il 2010 e il 2014, continua a tener campo.

E non per le parole improvvide ed alquanto gratuite pronunciate dall’on. Giorgio Mulè, in forte contrasto con la tradizione garantista da sempre professata in Forza Italia, quanto per la questione sollevata dalla stessa Montaruli nella sua lettera di dimissioni per la quale ha ottenuto encomi ed elogi: la difesa delle Istituzioni.

Tema delicatissimo e da maneggiare con molta cura!

“Ho deciso di dimettermi dall’incarico di Governo per difendere le istituzioni certa della mia innocenza” avrebbe scritto l’on Montaruli rimarcando in modo netto ed umanamente comprensibile, la propria innocenza.

Ma una cosa è gridare, legittimamente e con piglio, la propria incolpevolezza, altra cosa è farsi paladina della difesa delle Istituzioni. Questo infelice passaggio forse poteva essere, sinceramente, omesso.

Il rispetto istituzionale, che sta alla base di una vera difesa del valore supremo delle Istituzioni, si nutre di prudenza. In fondo l’on. Montaruli non poteva non sapere dei pronunciamenti a suo carico di primo e secondo grado. E la sua condizione avrebbe dovuto consigliare a tutti, Premier in testa, maggiore cautela nell’offrire e nell’accettare un ruolo di cotanta esposizione e rilevanza politico-istituzionale.

Del resto la difesa delle Istituzioni ha come retroterra il rispetto non solo della legge formale, come certamente è avvenuto, quanto anche della legge -in politica sostanziale- dell’opportunità.

La difesa della democrazia e con essa delle Istituzioni democratiche impone talvolta molto di più dell’assolvimento della legge, dell’osservanza scrupolosa delle norme. Per la difesa delle Istituzioni non solo si deve essere ma anche, si deve apparire inattaccabili.

Questa, ci permetta l’on. Montaruli, è la vera e reale difesa delle istituzioni. Le decisioni postume sono altro; certamente azioni nobili, riguardose ed estremamente utili ad una navigazione più solerte e autorevole dell’Esecutivo. Certamente atti politici da rispettare e da elogiare ma non certo -sia detto con rispetto- da salvatori della Patria.

Il “caso Montaruli”, come spesso si è definito in questi giorni, ha il merito di dimostrare palesemente all’intera classe politica, come la vera difesa delle Istituzioni si possa e si debba fare con dei saggi “no” preventivi, evitando uscite di scena fragorose e, sul lato personale, incresciose.

Daniele Marchetti

Pubblicato in : #Pensalibero24Tag: classe politica, democrazia, dimissioni, governo, italia, merito, parlamento

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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