Cenni sul b’ak’tun
jobs act l’importante èèèèèèè…finireeee
Abbiamo trascorso la vita insieme. La nostra generazione è stata forse la prima omologata per l’avvento della comunicazione facilitata, e quelle che si sono avvicendate, lo sono ancor di più.
Il 63 fu l’anno del boom, chè gli italiani, allora, le maniche se le rimboccarono davvero. I nostri genitori e i nostri nonni ci raccontavano storie di cantine bunker come rifugi antiaerei, di sfollati, di pane a tessera di frittate con un uovo e farina in due per la cena. E noi uscendo da questa disgraziata epoca cercavamo di emanciparci affrancandoci dalle macerie fisiche e morali disseminate dalla guerra. Ma non ci bastò e pensammo bene, coccolati dal benessere ormai conquistato che la generazione precedente ci aveva offerto su un piatto d’argento, chè tutto è relativo, di rivoltarsi contro chi, in fondo, quel benessere lo aveva creato soprattutto per noi.
il 68 fu una svolta epocale, le giovani generazioni si omologarono quanto mai prima dopo circa ventanni dalla fine della guerra. E da allora sempre più e sempre peggio.
Sugli anni 70 figli bastardi / illegittimi meglio stendere un velo pietoso. Qualcosa di bello però ce l’hanno donata.. splendida musica e i simpatici frikkettoni. E i fiori nei cannoni.
Gli 80 si saltano appieppari chè a parte lo yuppismo il rampantismo giovanile e un benessere fittizio, credevamo di essere ricchi e non lo eravamo, ha lasciato ben poco. Ma c’era la speranza di poter mantenere il benessere conquistato a fatica e tutti ci lanciavamo nelle intraprese, autonome professionali e operaie. E gli istituti di credito aprivano i cordoni delle borse elargendo dobloni a manciate. Solo in seguito abbiamo realizzato che gli interessi erano usurari. e non riuscivamo a far fronte ai continui salassi di sanguisughe fagocitanti. E subdolamente il gap fra l’economia virtuale e quella reale si stava sempre più ampliando facendo intravedere all’orizzonte la bancarotta.
Dopo un ventennio dal 68, ecco il grande giorno della caduta del muro che apriva speranze e aspettative. Ma il senno di poi le ha miseramente fatte crollare.
A seguire, il ventennio berlusconiano che non ci appassiona proprio. Chi ha l’uso di ragione, se non l’ha vissuto lo percepisce come cosa appiccicata addosso. Giorno e notte i media ce ne tartassano.
Abbiamo passato il 2012 a occuparci e preoccuparci per la prevista e temuta fine del mondo. Ma pare che avere considerato il 21 dicembre 2012 come un giorno del giudizio o un momento di cambiamento cosmico è stata un’invenzione assoluta ed un’opportunità per molte persone di fare profitto.
Il b’ak’tun è un ciclo del calendario Maya, pari a un periodo di 144.000 giorni, circa 400 anni. Ogni b’ak’tun è formato da venti k’atun, circa un ventennio. Il termine b’ak’tun, che rispecchia il sistema vigesimale utilizzato dai maya, è di creazione moderna e si compone delle parole maya b’ak, quattrocento e tun, anno.
Ora, non potendo noi per assoluta incompetenza provare scientificamente tutto ciò, ripercorriamo le tappe della nostra vita vissuta. No so voi ma il pensiero che la profezia Maya non si sia avverata del tutto ma un tantinello si, non ci abbandona. Non stiamo qui a fare la nota della serva degli avvenimenti del biennio appena trascorso. E nemmeno quella degli ultimi ventenni dal primo novecento in avanti.
Come tutti sappiamo, per averlo pragmaticamente constatato, ogni ventanni nell’ultimo secolo c’è stato un cambiamento apprezzabile. E chi è nato cresciuto e invecchiato nel 900 ha toccato con mano le svolte ventennali o le ha sentite raccontare dal vivo da chi le aveva vissute. Al di là della storicizzazione.
Dopo circa ventanni dall’arrivo della prima carretta del mare con gli albanesi disperati e aggrappolati, il fenomeno migratorio è diventato insostenibile e l’occidente è invaso e per alcuni minacciato da popoli che spingono per entrare. Vero è che scappano da guerre e miseria. E non vogliamo entrare nel tema burka e veli che non ci compete al momento. Fatto si è che siamo circondati da culture altre. Qualcuno, fra le altissime cariche, sostiene che è un arricchimento. Verissimo, i rapporti interpersonali lo scambio linguistico e la conoscenza di usi e costumi di altri popoli, costituiscono certamente un notevole arricchimento. Ma non è arricchimento l’elargizione di sussidi per chi arriva da fuori, ma non per i cittadini, e la cronica inosservanza di regole e l’inadempienza a doveri a fronte di esigenza di diritti.
Vero è che disperati si ritrovano senza lavoro senza casa e senza dignità. Immigrati? No, Italiani.
Ah, da non dimenticare le pantomime vergognose e lo spettacolo che offrono i nostri parlamentari. Con linguaggi e comportamenti da trivio. Non tutti per carità. Ma, si dirà, gli scontri in aula ci sono sempre stati. Già, ma non con questa violenza e con questa frequenza. Esattamente come le bombe d’acqua o nubifragi che dir si voglia.
Quanto al J.A. e ai suoi sviluppi vedremo sul campo e in itinere. L’importante èèèèèèè…finireeee.

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