Quando sento il ministro Alfano che si riempie la bocca della parola Stato, provo una naturale avversione verso il potere costituito. Ma non dovrebbe essere così; anzi non dev’essere così. Lo Stato è dei Cittadini; non è né di Angelino Alfano né di Matteo Renzi e neppure del Capo della polizia. L’ex presidente della Repubblica Scalfaro, quando parlava dello Stato, sembrava parlasse di qualcosa che si possiede, qualcosa di personale. Accade in occasione della cattura di qualche latitante famoso, che si parla di vittoria dello Stato. Dopo vent’anni viene arrestato un malvivente e qualcuno parla di successo del governo. In effetti dovrebbe essere considerata un’operazione di ordinaria amministrazione, portata avanti da un apparato dello Stato (polizia, carabinieri,guardia di finanza…). Forse, bisognerebbe dolersi del fatto che si è giunti all’arresto di un criminale dopo 20 anni. Purtroppo, la democratizzazione dello Stato è di là da venire. Chiunque indossa una divisa o è addetto a uno sportello pubblico si sente lo Stato. Questo è l’errore di fondo ed è da questo concetto che bisogna partire. Fino al giorno in cui Alfano, Renzi, il capo della polizia e tutti i dipendenti pubblici capiranno che loro sono al servizio e non al comando dei cittadini, saremo lontani anni luce dall’approdo alla democrazia. Rousseau, il filosofo al quale si sono ispirate le nazioni moderne, quelle che hanno organizzato la macchina pubblica meglio di noi, parla del contratto sociale, come l’insieme dei cittadini uniti in una sorta di patto che forma lo Stato. Con tutta probabilità, ci vorranno ancora molti anni prima che cambi la mentalità nel nostro Paese. Lo spero per le nuove generazioni, convinto come sono che la concezione dello Stato che c’è in Italia sia un serissimo ostacolo alla nostra crescita. La supponenza della nostra classe politica si trasferisce negli enti locali, con la conseguenza che gli imprenditori stranieri ci pensano due volte prima di sbarcare da noi, mentre molti italiani vanno ad investire all’estero. La burocrazia è la propaggine più evidente della carenza di democrazia che si tocca in modo tangibile, quando si varca la soglia di un ufficio pubblico o di un ospedale. Tutto questo è molto triste e non c’è all’orizzonte una svolta che cambi il rapporto fra l’apparato dello Stato e i cittadini.
Lo Stato è dei cittadini; non del governo e degli apparati
Chiunque indossa una divisa o è addetto a uno sportello pubblico si sente lo Stato. Questo è l’errore di fondo ed è da questo concetto che bisogna partire.
Info Roberto Fronzuti
Fronzuti Roberto, editore e giornalista. Nel 1967 Inizia l’attività giornalistica collaborando con varie testate. Nel 1968 Fonda e tuttora dirige il settimanale d’informazione “L’Eco di Milano e Provincia”. Ha fondato le riviste di settore mensili, “Stampare” e la pubblicazione “F & C Magazine” tradotta anche in inglese e spedita in altri paesi. Dal 1970 al 1980 ricopre incarichi a livello amministrativo nel Comune di San Donato Milanese, nel ruolo di assessore alle Finanze e Commercio. Nel 1992, su nomina del Presidente dell’0rdine dei Giornalisti, entra nel Consiglio di Presidenza dell’Istituto per formazione al Giornalismo Carlo De Martino. Dal 1992-1997, viene eletto nel Consiglio direttivo dell’Associazione Lombarda dei giornalisti. Dal 1997 ad oggi, è Segretario Nazionale della Associazione onlus “Tribunale per la Tutela della Salute”.
Ad oggi, Editorialista del settimanale on-line www.pensalibero.it, dal 1
gennaio 2016 è stato nominato direttore de Il Globulo, la rivista dei Donatori di Sangue dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

Il fatto e’ che la stragrande massa di italiani, anche se non l’ammette, si sente e si comporta come una massa di sudditi e non di cittadini. Cio’ agevola di molto lo svolgimento dell’azione di potere falsamente democratico, quasi assoluto. L.antica Roma docet: panem et circenses, il tutto al momento giusto ed in quantita’ appropriata. Cosi’ i cervelli si annebbiano soddisfatti nelle necessita’ vitali e nell’edonismo, oggi aiutato anche da un consumismo sfrenato, privileggiando l’avere sull’essere. Collodi docet con l’esempio di Pinocchio, si, siamo un popolo di Pinocchietti! L’Italia, malgrado i pochi vati e quelli che cercano di pensare con la propria testa come me, contano come il due di briscola.