
Dopo un’esibizione di oltre due ore e mezza, il pianista ungherese András Schiff è stato accolto da una vera e propria ovazione da parte dell’entusiasta pubblico degli Amici della musica al Teatro della Pergola. Come è ormai consuetudine da alcuni anni, Schiff si presenta al pubblico annunciando via via i brani che interpreterà, seguendo un percorso lucido e coerente, che si impernia sugli autori da lui più amati e frequentati nel corso della sua lunga carriera; a cominciare da Johann Sebastian Bach, con cui ha esordito eseguendo il Tema delle celebri “Variazioni Goldberg”, per poi passare a un’opera giovanile del compositore tedesco, il “Capriccio sopra la lontananza del fratello dilettissimo”. Le note bachiane sono scandite con una chiarezza adamantina, caratteristica che emergerà in maniera ancor più evidente nella “Sonata in si bemolle maggiore K. 570” di Mozart, ove la linea melodica si staglia plasticamente con un suono pulito e cristallino, prossimo alla più pura perfezione.
Nelle brevissime presentazioni fra un brano e l’altro, Schiff non fa difetto di ironia, come quando, prima della esecuzione della “Piccola giga” di Mozart sconosciuta ai più, la descrive come un pezzo molto moderno e quasi dodecafonico, ma migliore di Schönberg.
L’ampia prima parte del concerto viene dedicata ancora all’adorato Bach, con una splendida lettura della “Suite francese n. 5”, seguita dalla drammatica “Fantasia cromatica e fuga” e infine dal brillante “Concerto italiano”, anche se Schiff non trascura Franz Joseph Haydn, compositore a suo avviso troppo sottovalutato e di cui ha offerto un’intensa interpretazione della “Sonata n. 32 in sol minore”.
Nella seconda parte del lungo pomeriggio musicale, il pianista ungherese cambia strumento, suonando su un Bösendorfer dal suono caldo e avvolgente; a questo punto si passa al XIX secolo, in particolare a quegli anni ‘20 che costituiscono il periodo conclusivo dell’opera di Beethoven e di Schubert e András Schiff si cimenta prima con le “Sei bagatelle op. 126” dell’autore tedesco, restituite con una lettura incisiva e tagliente, quindi con i “Drei Klavierstücke D 946” schubertiani, di cui in particolare rimarrà impressa nella memoria degli ascoltatori la suadente cantabilità sottolineata da Schiff nell’Allegretto centrale. E malgrado la lunghezza inconsueta del concerto, l’instacabile pianista elargisce generosamente due bis di Chopin e di Schubert.
Luca Summer

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