
Pare proprio che Meloni parteciperà oggi in videocollegamento alla convention del Conservatori neofascisti, razzisti e iperliberisti americani, che oggi con Trump si ritrovano al governo degli Stati Uniti.
Ora la domanda è se la presidente del Consiglio di una Repubblica democratica fondata sull’antifascismo possa permettersi di partecipare ad un raduno dove ci si saluta con il braccio teso come ha fatto ieri, Steve Bannon, uno degli ideologi dell’estrema destra americana.
Meloni ha fatto sapere che parteciperà come capo del partito Fratelli d’Italia e non nel suo ruolo istituzionale.
Questa scissione della personalità, o disturbo dissociativo dell’identità, può essere curata solo dagli italiani i quali, se l’opposizione sarà finalmente unita, alle prossime elezioni potranno ricacciare i neofascisti fuori da ogni ruolo di governo e di rappresentanza.
Rammarica pensare che nell’esercito dei politicamente corretti, tanto forte al centro e vasto pure nel PD, c’era chi riteneva che l’appellativo di neo fascismo per Fratelli d’Italia fosse sbagliato, fosse una rozzezza e una caduta di stile politico.
Se avessero invece ascoltato il cosiddetto “popolo della sinistra” non ci sarebbero stati tanti errori nella comprensione del fenomeno della estrema destra italiana e nella individuazione dei modi per combatterla.
Anche sulla vicenda dell’Ucraina, se tanti nel PD non si fossero messi in testa l’elmetto della NATO e avessero considerato di più le opinioni contrarie alla guerra di tante persone di sinistra, oggi ci sarebbe meno imbarazzo a reagire ai tempi nuovi e drammatici che stiamo vivendo con Trump e a perseguire una politica allo stesso tempo europeista e contraria alla corsa agli armamenti, e favorevole ad una trattativa e ad una pace giusta.
Enrico Rossi

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