• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Lo sbarco dei Mille tra goliardia ed eroismo

La memorabile giornata (11 maggio 1860) nel resoconto scritto con taglio giornalistico dal toscano Giuseppe Bandi in uno dei più importanti diari della spedizione garibaldina I Mille. Da Genova a Capua.

di Gabriele Parenti | 13 Maggio 2020

Il detto  “non si può parlar male di Garibaldi” una volta era addirittura proverbiale e usato anche in senso traslato.  Da qualche tempo, viceversa, è abbastanza diffuso metterne in discussione il mito e ,in particolare l’epopea dei Mille, a cominciare dallo sbarco a Marsala avvenuto  l’ 11 maggio 1860.

Prendendo spunto da questo 160° anniversario è opportuno rileggere la cronaca dell’impresa garibaldina.  E insieme al noto  Da Quarto a Volturno di G.C.Abba e ad altri memorialisti, può essere un valido strumento di analisi  il resoconto  scritto con taglio giornalistico dal toscano Giuseppe Bandi in uno dei più importanti diari della spedizione garibaldina I Mille. Da Genova a Capua. 

Per quanto riguarda lo sbarco, merita ricordare che il generale conosceva bene il mar Tirreno. Per evitare di essere intercettato dalla squadre navali borboniche  navigò molto assai più ad ovest della rotta per la Sicilia tanto che anche tra i volontari si pensava che intendesse  fare scalo in Sardegna o a Tunisi per puntare poi su Agrigento.  Invece  virò in direzione delle Egadi e preferì Marsala a Sciacca.

Bandi rivela episodi significativi, narrati con gusto quasi cinematografico come quando  nella notte antecedente allo sbarco, navigando a fari spenti per non essere intercettati, il Piemonte perse i contatti con l’altra nave, il Lombardo. Fecero inutilmente segnalazioni  luminose ma poi furono affiancati da “un’immensa massa nera” .Tutti temevano di trovarsi di fronte a una fregata borbonica quanto un livornese arrampicato sul cassero gridò “Ehi, Bixio!” e la risposta del comandante del Lombardo fu salutata dal grido di entusiasmo di tutto l’equipaggio. Bixio avrebbe poi spiegato che anche lui temeva di trovarsi accanto a un vascello borbonico e si stava preparando a speronarlo.

Il racconto dello sbarco (effettuato con quella sobrietà che è stata sottolineata da Carlo Azeglio Ciampi nella presentazione dell’edizione del 2010 de I Mille) consente di apprezzare l’intuito e l’ardimento di Garibaldi che, nonostante le incognite della presenza di un bastimento  non identificato che si temeva fosse della marina borbonica, ordinò di procedere senza indugio e riuscì a evitare la squadra napoletana che  li aveva avvistati e si era messa all’inseguimento.

Questa narrazione di un testimone diretto contribuisce  anche a comprendere il ruolo giocato dalla marina britannica che ,specie in  tempi recenti, è stato enfatizzato.

In effetti, Garibaldi nelle sue memorie intitolate anch’esse I Mille e pubblicate nel 1874) rileva che“ la presenza dei due legni da guerra inglesi influì alquanto sulla determinazione dei comandanti dei legni nemici, naturalmente impazienti di fulminarci, e ciò diede tempo di ultimare lo sbarco nostro.”  “E questo– aggiunge il Generale –contribuì a evitare uno spargimento di sangue”

Ma fu appunto, un apporto passivo e, almeno in parte, una concomitanza, in quanto le due navi inglesi (Argus e Intrepid) erano lì’ per proteggere la numerosa colonia britannica, costituita soprattutto da importatori di vino e dalle loro famiglie, che poteva essere vittima del bombardamento. Inoltre, poiché a questi residenti inglesi, dieci giorni prima i borbonici avevano sequestrato le armi il console Cossins aveva richiesto la presenza di navi da guerra per tutelare i sudditi di Sua Maestà britannica e le loro proprietà. 

Questa realtà dei fatti smentisce le ipotesi che la flotta britannica abbia scortato le due imbarcazioni garibaldine fino a Marsala  o che abbia protetto lo sbarco .

L’unica protezione fu un’oggettiva difficoltà per le fregate borboniche di bombardare i garibaldini, per il rischio che fossero colpite le navi britanniche con gravissime conseguenze sul piano diplomatico (data la nota  simpatia di Londra per la causa italiana poteva essere addirittura un casus belli).

Hardold Acton, ne Gli ultimi Borboni di Napoli, [i] cita il resoconto dell’ amm. Winnington-Ingram comandante dell’Argus, dal quale si apprende che i borbonici, dopo aver saputo che i comandanti delle navi inglesi e alcuni ufficiali  erano scesi a terra, ebbero timore di colpirli,  e non erano nemmeno certi di poter evitare che l’Argus e l’Intrepid uscissero incolumi dal cannoneggiamento. Il comandante napoletano chiese alle navi britanniche di richiamare gli ufficiali che erano a terra e l’avvertimento fu subito trasmesso agli interessati.

A quel punto, l’ammiraglio inglese riferisce che “una vera tempesta di proiettili ci passò sopra la testa ma il tiro era troppo corto e non raggiunse il molo […] colpì,[invece] , uno stabilimento vinicolo di un cittadino britannico

La relazione continua riportando che arrivò un altro vascello, il Capri e allora i britannici spostarono l’ancoraggio per proteggere meglio i magazzini. I vascelli napoletani .continua la narrazione di Winnington-Ingram continuarono “un pesante tiro di artiglieria contro le squadre che trasportavano cannoni e munizioni verso la città” E commenta, infine che i patrioti “resistettero al fuoco in modo ammirevole[…]nel complesso ci parvero un magnifico gruppo di uomini”.[ii]

Numerosi aneddoti  che spesso sono particolarmente significativi perché un po’ come si dice dei romanzi storici servono a cogliere l’atmosfera e gli stati d’animo con cui veniva vissuto un evento. Così, ad esempio, Bandi, incaricato di reperire coperte da un convento vicino, chiese a Garibaldi se doveva limitarsi a questo o se avesse dovuto anche prendere i frati come ostaggi. Al che il Generale rispose “Ecco un’idea da ragazzi! “Bandi lo riferì ai suoi uomini che scrollarono la testa[iii]. Poi andarono dai frati che calarono dalla finestra due coperte e dopo le vivaci rimostranze delle camicie rosse ne concessero altre sei, grandi e soffici.  L’entusiasmo per questo buon risultato mostra la frugalità dei garibaldini ma anche il clima quasi goliardico con cui si apriva la spedizione. 

Bandi divenne aiutante di campo di Garibaldi e combatté al suo fianco a Calatafimi; ha descritto la battaglia senza enfasi come un cronista; ed ha anche parole di comprensione per i soldati napoletani che non vede come nemici ma come persone che si trovavano a combattere nel campo opposto.

Fu testimone del colloquio tra Bixio e Garibaldi nel momento più difficile della battaglia quando le camicie rosse rischiavano di essere circondate

– Generale ritiriamoci ! 

– Ma dove ritirarci ?

 rispose il Generale[iv] e Bandi ci fa capire che  quella di Garibaldi non fu solo esortazione a non rinunciare all’impresa ma anche un’ importante osservazione tattica in quanto alle loro spalle c’era un ampio terreno allo scoperto prima di poter raggiungere  posizioni difendibili e la ritirata poteva divenire una strage.

Fu il momento della svolta quando le camicie rosse spronate dall’Eroe dei due mondi presero slancio e capovolsero le sorti della battaglia. In quella giornata che fu la chiave di volta dell’intera spedizione risalta la figura epica e ricca di umanità di Garibaldi che seppe tenere duro nei momenti più difficili e non si esaltò nella vittoria. 

Bandi a Calatafimi fu ferito gravemente. Dopo la convalescenza tornò, con il grado di maggiore, a fianco del generale come aiutante di campo e dopo aver descritto .
in modo incalzante la battaglia di Milazzo, si concede un aneddoto: mentre tutti acclamavano il vincitore, Garibaldi si riposava appisolato sui gradini di una chiesa e Bandi commentò scherzosamente “ecco cosa significa dormire sugli allori“[v].

Questi episodi si alternano ad altri ricchi suspense come l’attraversamento dello stretto di Messina che rivela ancora una volta l’audacia di Garibaldi quando riuscì a beffare le navi borboniche. Poi dalla Calabria, una campagna militare conclusa con la battaglia del  Volturno che Bandi descrive con stile giornalistico delineando un quadro d’insieme attraverso una sequenza di  singoli episodi che riescono a evocare le emozioni di quella storica giornata. 

Il racconto si conclude – senza alcuna retorica anzi con una certa mestizia, a causa dei dissapori tra i garibaldini ed i sabaudi.

Restato nell’esercito italiano con il grado di maggiore, Bandi nel 1866 prese parte alla terza guerra di indipendenza. Ferito a Custoza  fu preso prigioniero dagli austriaci ,come narra nelle sue memorie in forma di romanzo Da Custoza in Croazia. Memorie di un prigioniero, pubblicato a Prato  in quello stesso 1866. Nel 1870 lasciò l’esercito e si dedicò al giornalismo. Nel 1872 divenne direttore della “Gazzetta Livornese”. Nel 1877 fondò anche il quotidiano della sera “Il Telegrafo”  Dopo aver ricevuto minacce  per i suoi articoli contro gli attentati degli anarchici, il 1º luglio 1894, mentre si recava al giornale, fu pugnalato a morte.   

I Mille, da Genova a Capua, fu pubblicato postumo nel 1902 dopo essere uscito a puntate nel Messaggero e ne Il Telegrafo. E’ stato ripubblicato molte  volte. Nel  2010  con il nuovo sottotitolo Un toscano al fianco di Garibaldi, dall’Editore Mauro Pagliai con una presentazione di Carlo Azeglio Ciampi e l’introduzione di Cosimo Ceccuti.

Gabriele Parenti


[i]  Gli ultimi Borboni di Napoli, Giunti Firenze 1962, pp.  493-6)

[ii]   Winnington-Ingram Hearts of oak  London ,1889,  le citazioni sono riportate da  H.Acton, op.cit.  p. 494

[iii]   G.Bandi, I  Mille. Un toscano al  fianco di Garibaldi, Firenze 2010.

[iv]  Ivi, p. 177.

[v]  IVI, P.179.

Pubblicato in : #Pensalibero24Tag: anniversario, battaglia, calabria, carlo azeglio ciampi, chiesa, comandante, firenze, garibaldi, genova, massa, napoli, persone, Prato, romanzi, sicilia, soldati

Info Gabriele Parenti

Giornalista professionista e scrittore, ha svolto per numerosi anni, all’interno della RAI, attività di progettazione e conduzione di programmi radiotelevisivi per le reti nazionali e per la Sede Rai Toscana.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Giampaolo Mercanzin

    15 Maggio 2020 alle 22:05

    grazie. Interessante ricostruzione!

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Cedere al ricatto di Zelensky significa trovarsi in casa 100 milioni di migranti 
  • Luca Bagatin su Cedere al ricatto di Zelensky significa trovarsi in casa 100 milioni di migranti 
  • Fabio Maiorano su Il Miracolo di San Gennaro: quando il giornalismo diventa superstizione
  • Antonio di Meco su Fermare le macchine per salvare la democrazia
  • Angioletta Massimino su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Angioletta Massimino su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Luca Bagatin su Trump e Putin, l’asse dell’arroganza contro un’Europa che non si piega
  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti