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Lo Hobbit

di Maria Rita Monaco | 17 Dicembre 2012

Hobbit, orchi, goblin,lupi mannari, aquile, orsi maghi e nani nella prima delle tre puntate del prequel de “Il signore degli anelli”. Avventure, innovazioni nel nuovo fantasy uscito dall’officina di Peter Jackson per la gioia di coloro che amano la Terra di Mezzo

E siamo finalmente tornati nella Terra di Mezzo, dopo dieci anni abbiamo ritrovato molti degli amici lasciati alla fine del terzo episodio de Il Signore degli Anelli, a fianco dei nuovi eroi. Dopo una veloce presentazione della città di Dale fiorente di commerci ai piedi della Montagna Solitaria , regno indiscusso del re dei nani, distrutto dall’arrivo del drago, inizia il film con le stesse parole dell’inizio del libro: “ In una caverna sottoterra viveva un hobbit…”. Il vecchio Bilbo inizia a scrivere le sue memorie e racconta l’avventura di sessanta anni prima che lo ha fatto finalmente tornare nella sua casa ricco, mentre il giovane nipote Frodo sta finendo di organizzare la festa per il 111 compleanno dello zio.

Nel libro Lo Hobbit Frodo non c’è ma Jackson lo ha “usato” in un cameo trasformandolo in anello di congiunzione con quel libro che avrebbe scritto 20 anni dopo e che lo stesso Jackson avrebbe trasformato in una trilogia il cui ultimo capitolo “il ritorno del re” ha ottenuto ben 11 premi Oscar.

Frodo quindi anello di congiunzione, Frodo futuro portatore dell’anello, tutto gravita attorno all’anello al suo ritrovamento da parte di Bilbo, al suo potere.

Ci fermiamo per poco a Hobbitville, felice villaggio  della Terra di mezzo, immersa nel verde, illuminata dal sole, in pieno fermento in attesa dell’arrivo di Gandalf. E torniamo indietro nel tempo per ritrovare un giovane Bilbo che ama la sua caverna ben riscaldata, la sua dispensa piena, il tè delle cinque, le ricche colazioni; ama fumare l’erba pipa (non funzionava ancora l’antidoping!) insomma un Bilbo oserei dire “pantofolaio” o tranquillo borghese.  Un Bilbo che vede la sua casa invasa da 13 nani e un mago, vede la sua dispensa svuotata, le stoviglie che volano passando di mano da un nano all’altro, vorrebbe liberarsi di tutti ma sente nascere in sé l’amore per l’avventura e ci sono energia, vitalità, ironia, magia, profondità di sentimenti, senso di lealtà e di appartenenza, ma anche intrighi, pericoli, oscurità, tanto nel libro che nel film.

Dopo un inizio forse un po’ lento e con tanta ironia si parte per l’avventura e si incontrano troll e goblin, lupi mannari e orchi, uomini di pietra in lotta fra di loro, tutti coalizzati per impedire al re dei nani, il nuovo eroe della saga, “Thorin scudodiquercia”, di tornare ad impossessarsi del regno che è stato sottratto a suo nonno dal drago   Smaug   alleato con gli orchi. Quindi per tre puntate Bilbo e Thorin saranno gli eroi come lo erano stati Frodo e Aragon ne Il signore degli anelli. E all’inizio sarà dura per Bilbo superare la diffidenza di Thorin e per il re dei nani superare il lato oscuro del suo carattere.

Un Bilbo spettacolare quello reso da Martin Freeman (il Dottor Watson della serie televisiva inglese) che arriva a definire il suo Bilbo il “Michael Corleone della Terra di Mezzo”; nel corso delle tre puntate Bilbo  Si trasforma da pigro, timoroso, timido, in vero eroe temuto e rispettato.

Come altrettanto spettacolare Andy Serkis che torna ad essere Gollum memorabile nella scena dell’incontro con Bilbo nella caverna degli orchi, la perdita dell’anello, il ritrovamento fortuito da parte di Bilbo, la sfida degli indovinelli, la lotta per la sopravvivenza.

Qualcuno ha definito la prima puntata del prequel “Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato” (seguiranno “Lo Hobbit – La desolazione di Smaug” in uscita a Natale 2013 e “Lo Hobbit – Andata e ritorno” per il quale dovremo attendere l’estate del 2014) un film per bambini al di sotto dei dieci anni;  poveretto non si è ancora accorto che “il fanciullino” di Pascoliana memoria che ci tiene la mente ancora aperta e sollecita la nostra passione per nuove conoscenza, in lui è morto da tempo.  O forse si è limitato non a leggere tutto quanto scritto dal professore di Oxford che fin da giovane inventava lingue , scriveva rune e cercava di dare anche all’Inghilterra una storia epica, mischiando epopee indoeuropee, saghe nordiche, storie cavalleresche. Tolkien diventa l’indiscusso signore di tutte le storie di azione, coraggio, paura, eroismo, creando un mondo secondario o parallelo in aperta contraddizione con una realtà che diventava ai suoi tempi, come oggi, sempre più pesante da sopportare e accettare.

Peggio ancora se invece il suddetto critico si fosse limitato a leggere la recensione del figlio dell’editore  della prima edizione de Lo Hobbit, che avendo appunto dieci anni affermò “…Bilbo era un hobbit che viveva in una caverna, Gandalf lo convinse a partire per un’avventura. Affrontò lupi e orchi e alla fine, dopo una lunga battaglia tornò a casa ricco. Il libro , grazie alle mappe, non ha bisogno di illustrazioni ed è adatto ad interessare i bambini dai 5 ai 9 anni.”

Il libro che nel 1937 era dedicato ai bambini, oggi potrebbe tranquillamente far parte della categoria dei “giovani adulti per sempre” (da non confondere con i moderni Peter Pan). E scusate l’ardire ma io mi sento molto presente  nel gruppo dei giovani adulti per sempre.

Non sono certo la sola ad affermare che i racconti per bambini, quando sono scritti da grandi della letteratura, hanno tanto da dire agli adulti e a nessuno che abbia letto Tolkien sfugge il fatto che John Ronald Reuel Tolkien, l’autore  più famoso al mondo, (ha venduto circa 80 milioni di copie de “Il signore degli anelli”) tradotto in oltre 50 lingue, ha creato un mondo secondario in cui agisce come un dio, crea personaggi che hanno sentimenti validi in ogni cultura, sentimenti che abitano l’animo degli uomini senza distinzione di razza, classe, religione.

Quella quiete domestica amata e ambita da Bilbo nella prima parte del film e descritta nel libro non potrebbe farci pensare alla quiete divina? Il suo desiderio nonché i progetti di tornare a casa, sempre rinviati man a mano che cresce la conoscenza di sé, non fanno forse pensare alle parole “lasciatemi tornare alla casa del padre…”?

Molti i personaggi non presenti nel libro ma necessari per spiegare la crescita di Bilbo. L’empatia che lega Gandalf a Galadriel, la loro capacità di comunicare telepaticamente mette sullsiamo grati.’avviso lo spettatore;  quel mago d una perfezione quasi imbarazzante, bianco che più bianco non si può, Saruman, il capo di tutti maghi, potrebbe essere un “sepolcro imbiancato”?

Considerazioni di un bambino di dieci anni? No di un adulto che ha ancora la capacità di sognare in grande e di far sognare, rivelando allo stesso tempo i pericoli che ci circondano. Questo è Peter Jackson e a lui noi che amiamo Tolkien siamo grati di questo ritorno alla Terra di Mezzo.

Un solo accenno alla innovativa tecnica del 3D legata ai 48 fotogrammi al secondo, solo per sottolineare che il regista e il supervisore degli effetti speciali Joe Lettieri e tutto il suo staff hanno ottenuto il risultato di “immergere” letteralmente lo spettatore nel film.

Peter Jackson ha messo insieme fantasie personali, racconti e rifacimenti di Tolkien per accompagnarci per mano e coinvolgerci in una nuova avventura  e confessa che il giorno in cui incontrerà Tolkien gli farà vedere i lavori tratti dai suoi libri e li guarderà con lui ma tenendo gli occhi fissi sul “Maestro” per captare le sue emozioni e pronto a chiedergli scusa per le libertà che si è preso.

Risultato finale? Semplicemente straordinario anche senza considerare la difficoltà del progetto; un altro grande fantasy esce dalle fucine non certo di Mordor ma del mago Jackson, un fantasy che ci farà sospirare e sognare per i prossimi anni.

Pubblicato in : Cinema

Info Maria Rita Monaco

Insegnante di lettere nelle scuole medie, alla fine degli anni settanta è tra i fondatori del Laboratorio Immagine Donna con il quale, sino al 2008, promuove festival cinematografici. Dal 1981 al 1987 è assistente in “Teoria e tecnica delle comunicazioni di Massa” del professor Baldelli presso l’Università di Firenze. Ha partecipato a progetti di educazione e comunicazione cinematografica e curato vari cineforum. Collaborato attivamente con la Biblioteca delle Donne di Soverato e con la Commissione Pari Opportunità di Catanzaro. Dal 2008 scrive recensioni di film e libri su Pensalibero.it

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