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Livorno, debutta con “Matrioska” il progetto Opera oggi: il pubblico tributa all’Opera, presentata in prima assoluta, un grande successo

di Claudio Tirinnanzi | 8 Novembre 2022

«Secondo un sentire abbastanza diffuso, l’opera lirica è un genere ormai tramontato come se, dopo Puccini, scomparso nel 1924, l’albero della grande musica si fosse seccato fino alle radici. Ancora peggio, tutta la musica “classica” (lirica, sinfonica, cameristica) è talvolta vista come lenta, non al passo coi tempi, appartenente a un’epoca ormai superata. – ha detto Emanuele Gamba, direttore artistico del teatro Goldoni di Livorno[S1]  – In realtà, la musica lirica prosegue il suo viaggio dimostrando come non sia affatto un genere morto, ma anzi vivissimo, contando attualmente decine di autori e opere di valore; solo in America vengono scritte ogni anno 180 nuove opere liriche e altre 300 vedono la luce in Europa.

Il teatro Goldoni, raccogliendo una proposta di Stefano Mecenate, giornalista e critico musicale oltre che regista di opere, ha voluto dar vista ad un progetto, OPERA OGGI, che offra la possibilità di conoscere ed apprezzare alcune di queste produzioni: inizia così, dal 6 novembre per tre domeniche consecutive, la nuova rassegna della Fondazione Teatro Goldoni di Livorno, che proporrà 4 opere, composte “oggi” per il teatro di “oggi”. Tre compositori dei nostri giorni (Marco Bargagna, Marco Simoni e Girolamo Deraco), hanno raccolto piccoli organici strumentali e piccoli gruppi di cantanti per immaginare e fissare sul pentagramma fabulae (“vecchie” e nuove) in abiti contemporanei. Che siano ispirate a storie originali o a Pirandello, i nostri titoli raccontano d’amore, d’amicizia, di morte e di resurrezione, in poche parole ci raccontano dell’“Uomo”.

Titoli o in prima assoluta com’è il caso di “Matrioska” o che hanno visto negli ultimi anni le loro prime rappresentazioni, diverranno il filo conduttore di una nuova opportunità offerta ai giovani e meno giovani di esplorare questo quasi sconosciuto universo di parole e di note che appartiene al presente e che, ci auguriamo, possa, come è accaduto alla grande lirica mondiale, giungere al futuro per dare continuità ad un genere musicale davvero “popolare”».

Così è stata presentata la rassegna Opera Oggi, una coraggiosa sfida raccolta e rilanciata con entusiasmo dai vertici del teatro livornese e, a nostro avviso, almeno per la prima delle opere presentate, MATRIOSKA, hanno avuto ragione.

MATRIOSKA nasce da un sodalizio pisano ormai collaudato: il compositore Marco Simoni e il librettista Fabrizio Altieri si sono già misurati con successo con questo genere musicale mostrando davvero come la lirica sia viva e vegeta e che possa ancora entusiasmare il pubblico.

«Sessanta minuti di durata e cinque cambi di scena. – così Marco Simoni ci presenta quest’opera – Matrioska è un’opera da camera che, attraverso un gioco di continue trasformazioni, gioca su una linea sottile a cavallo tra la realtà e l’immaginazione. Le storie, incastonate le une nelle altre come le bamboline russe toccano, attraverso il registro leggero dell’ironia e del gioco, temi quali la guerra e la pace, l’abbandono, la salvezza, la paura, la gioia, l’imprevisto».

Sessanta minuti per sei quadri diversi non è certo un’operazione facilmente realizzabile, ma al “duo storico” si è aggiunto un altro elemento, il regista Stefano Mecenate, che aveva già avuto occasione di lavorare con loro in occasione della presentazione a Pisa, sempre in prima assoluta, dell’opera THE LIRIC PUPPET SHOW.

«Come ci ricorda Jorge Luis Borges, “Porta itineris dicitur longissima esse”, la porta è la parte più lunga di un viaggio, – ci ha detto Stefano Mecenate – e Fabrizio Altieri e Marco Simoni, che hanno dato vita a MATRIOSKA di cui ho l’onore e il piacere di realizzare la regia, ci introducono attraverso una “porta magica” all’interno di una storia borgesiana dove realtà e finzione trovano tenui confini. Decidere per questa messa in scena, in prima assoluta a teatro la Goldonetta di Livorno, è stata una scelta difficile: si trattava di accompagnare il pubblico all’interno di una labirintica storia ad incastri stuzzicandone la curiosità ed invitandoli a non fermarsi alle apparenze. Ciò che vedranno sarà solo l’apparenza della storia: quella vera, ovvero ciò che contiene, è nascosto tra le pieghe di un dialogo semplice e di una musica accattivante; si procede per gradi, quasi fossero stazioni dove sostare per cogliere il messaggio, fino a tornare all’origine in un percorso circolare che aggiunge qualcosa a quanto fino a quel momento sembrava acquisito. Ho cercato di suggerire tutto questo offrendo uno spettacolo minimalista affinché non vi fossero troppi elementi distrattivi, ma al contempo ho provato a lasciare qua e là degli elementi che aiutassero ad andare oltre le apparenze di questa suggestiva favola».

Una scelta di regia che ha preferito affidare a pochi elementi scenici e accenni di costumi il compito di contestualizzare la storia affidando alla capacità interpretativa anche attoriale dei cantanti il compito di raccontarla e descriverne le suggestioni.

Molte le aspettative che, a nostro avviso, sono state per nulla disattese: l’opera corre veloce, i quadri si succedono aggiungendo curiosità a curiosità con momenti che strappano un sorriso ed altri che alimentano emozioni forti; da un castello assediato si passa ad un’isola deserta e poi ad una soffitta dove sono a stati abbandonati alcuni giocattoli e subito dopo in una foresta dove un uomo inseguito da un’ombra inquietante viene “salvato” da una donna misteriosa e da un folletto. Da lì ad una triste prigione dove una giovane attende l’esecuzione della sua condanna a morte “È l’ultima notte che vedo la luna. All’alba la morte verrà sul mio capo; seppure innocente mi hanno condannata quei giudici ingiusti dal cuore di pietra”… Ma poi, il colpo di scena: una confortevole cameretta di una casa moderna, una ragazza che si risveglia da un incubo, la madre che corre da lei. Dunque solo un sogno o vite vissute in precedenza che tornano inquietanti?

Ma le sorprese non sono finite qui: terminata la storia, l’opera ha avuto un simpatico epilogo: sulle note della marcetta finale “Matrioska matrioska” gli attori si sono spogliati degli abiti di scena e come attori hanno invitato tutti coloro che hanno dato vita allo spettacolo; musicisti, tecnici, regista, aiuto regista, compositore e librettista che sono saliti sul palco per condividere un meritatissimo successo che ha visto il pubblico della Goldonetta elargire lunghi e numerosi applausi.

Magistrali nella loro efficacia, le immagini realizzate da Luciano Oriundo: pertinenti ma mai didascaliche accompagnano lo spettatore in questo succedersi di eventi evocando pensieri e sensazioni che attraversano la storia.

Interessante la partitura che, senza scimmiottare modelli di successo, mixa con originalità linguaggi diversi cogliendone la diversa capacità narrativa per un linguaggio nuovo ma comprensibile anche a chi ancora abituato a riferimenti più classici.

Bravi a trasmettere questa originalità i musicisti Eleonora Donnini flauto, Federica Fontana violino, Michele Roffi contrabbasso, Stefano Cresci oboe, Chiara Mariani pianista che ha avuto anche l’onore di suonare strumenti come l’ocean drum, il pianoforte giocattolo e la kalimba.

Veramente eclettici i tre cantanti che hanno dovuto interpretare complessivamente ben tredici personaggi: Antonella Biondo, soprano, Mae Hayashi, contralto, Luis Javier Jimenez Garcia, tenore, hanno egregiamente “prestato la voce” regalando emozioni forti e conquistando il pubblico.

Un pomeriggio incoraggiante per questo progetto che, nelle intenzioni degli organizzatori, dovrebbe lasciare il palcoscenico labronico per migrare verso altri teatri magari cominciando dalla provincia livornese per approdare, magari, in qualche altra regione.

Non resta che attendere le altre due serate in programma: domenica 13 novembre sarà la volta di due atti unici tratti da Pirandello LO SGOMBERO e   LA PATENTE, musica di Marco Bargagna, regia di Marco Voleri mentre domenica 20 novembre sarà la volta di DR. STREBEN – Robot opera da camera su libretto di Libretto Vincenzo Reale con musica, regia, concept Girolamo Deraco.

Claudio Tirinnanzi

Pubblicato in : Cultura ed eventiTag: anni, autori, Claudio Tirinnanzi, critico musicale, epilogo, europa, futuro, giovani, incubo, livorno, personaggi, pisa, puccini

Info Claudio Tirinnanzi

Fiorentino, Vicedirettore ad interim e Webmaster di Pensalibero.it. ICT in Fondazione Turati, co-editore di Fiorentinanews.com, iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Toscana. Collabora con alcune associazioni fiorentine.

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