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L’Italicum, la Consulta e l’«impossibile»

Nessuno ne parla. Neppure gli addetti ai lavori sembrano farci molto caso. Nemmeno i costituzionalisti più avveduti paiono considerare l’eventualità. Eppure, se il 24 gennaio prossimo, la Corte Costituzionale dovesse “promuovere”, seppur anche con alcune modifica, l’Italicum, la politica italiana rischierebbe di finire nuovamente al tappeto. Tramortita dall’ennesimo “montante” dopo quello popolare del 4 dicembre che -Gentiloni docet- non ha ancora generato né vinti, né vincitori: né quelli del sì che nonostante tutto continuano a governare, né quelli del no che, defenestrato Renzi, non hanno ottenuto il premio agognato: le elezioni.

di Daniele Marchetti | 11 Gennaio 2017

Nessuno ne parla. Neppure gli addetti ai lavori sembrano farci molto caso. Nemmeno i costituzionalisti più avveduti paiono considerare l’eventualità. Eppure, se il 24 gennaio prossimo, la Corte Costituzionale dovesse “promuovere”, seppur anche con alcune modifica, l’Italicum, la politica italiana rischierebbe di finire nuovamente al tappeto. Tramortita dall’ennesimo “montante” dopo quello popolare del 4 dicembre che -Gentiloni docet- non ha ancora generato né vinti, né vincitori: né quelli del sì che nonostante tutto continuano a governare, né quelli del no che, defenestrato Renzi, non hanno ottenuto il premio agognato: le elezioni.

Tolto, forse, l’eccessivo premio di maggioranza al partito capace di ottenere oltre il 40% dei consensi al primo turno, la restante parte dell’Italicum potrebbe sopravvivere alle forche caudine della Consulta: dal sistema di calcolo proporzionale su base nazionale, alle preferenze, alle soglie di sbarramento differenziate e persino ai capolista bloccati interpretabili -in extrema ratio– come mini liste bloccate mai -di fatto-cassate dalla suprema Corte.

Ciononostante, l’ipotesi di una promozione dell’Italicum appare scartata in partenza. Impossibile, incredibile. Tanto che è partita da tempo la corsa (per alcuni al galoppo, per altri al trotto, per altri ancora al passo e per i più restii alle elezioni, in surplace) alla nuova legge elettorale.

Ma il verificarsi dell’«impossibile» potrebbe scombinare nuovamente piani e, possibili future, alleanze.  Un “colpo basso” (in linea di massima pienamente ingiustificabile) innanzitutto per Renzi e il PD costretto a riappropriarsi della “sua creatura” dopo le fiducie imposte per l’approvazione dell’Italicum e l’abiura pre-elettorale senza il coraggio di cambiarlo seduta stante.

Anche Forza Italia e il Cav potrebbero riportare serie conseguenze dalla validazione dell’Italicum. Innanzitutto perché si accelererebbero molto i tempi sulla strada del voto (come si sa Berlusconi è favorevole ad una conclusione naturale della legislatura) ma soprattutto perché il Cav sarebbe costretto –obtorto collo– ad un listone unico con la Lega e Fratelli d’Italia. Prospettiva assai indigesta per l’ex premier che potrebbe divenire il vero boomerang dell’appoggio al NO nel referendum costituzionale del 4 dicembre.

Ma anche le altre forze del panorama politico non sarebbero meno spiazzate da un pronunciamento favorevole della Consulta a favore dell’Italicum. Il Centro sarebbe destinato ad aggregarsi “turandosi il naso” per tentare di tornare in Parlamento oppure -ipotesi assai più probabile almeno secondo alcune sensibilità manifestatesi durante la campagna referendaria- ad un’alleanza indissolubile con il PD che potrebbe creare le condizioni (assai convenienti -a quel punto- anche per Renzi) per un listone unico di centro-sinistra.

La minoranza PD e la sinistra-sinistra sarebbero costrette a far “blocco” pena, da un lato, l’irrilevanza politica della prima (le liste, si ricordi bene, le farà Renzi che non ha dimenticato lo sgambetto referendario) e, dall’altro, il rischio di non tornare in Parlamento.

Persino i 5 Stelle, sulla carta molto favoriti dal “sistema italicum”, rischierebbero di trovarsi spiazzati dalla sua conferma tanto da essere costretti a bruciare i tempi: divenire “grandi” con un programma elettorale credibile anche per l’Europa (le ultime mosse, seppur maldestre, sembrano accreditare questa premura) e, soprattutto, una classe dirigente all’altezza.

Insomma, il futuro della politica italiana passa ancora una volta -come spesso è accaduto negli ultimi lustri- dalle mani della Corte Costituzionale che saprà giudicare secondo Costituzione. Attenzione!  

Daniele Marchetti

Pubblicato in : EditorialeTag: 5 stelle, berlusconi, classe dirigente, corte costituzionale, Corte Costituzoinale, costituzione, elezioni, futuro, italia, Italicum, lega, legge elettorale, legislatura, nuova legge, parlamento, pd, politica italiana, referendum, renzi

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Ricky Raider

    12 Gennaio 2017 alle 19:19

    Analisi interessante ed azzeccata, con qualche preoccupazione per quella (grande) parte dei cittadini, che vorrebbero uscire dall’UE e dall’€uro… riguardo ai 5 Stelle, mi sembra che non sia stata considerata la zappata sui piedi che si è dato Grillo col suo, infelice è dire poco, tentativo di associarsi al gruppo politico ultraeurista ed ultraliberista dell’ALDE. Se la Storia insegna qualcosa, sarebbe da prevedere l’evaporazione della sua credibilità politica piuttosto presto… i casi di Guglielmo Giannini, fondatore del partito l’Uomo Qualunque (anno: 1947) e di Mariotto Segni doceant… Non è difficile prevedere, nei casi esposti nell’articolo, uno spiazzamento non tanto di questa forza politica, quanto dei 9 milioni di elettori che l’hanno appoggiata… e qui avranno un certo peso la rabbia e l’eventuale nuova consapevolezza del popolo delle 5 Stelle…

    Rispondi

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