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L’Italia alle vongole

Si racconta che fu Vittorio de Caprariis, storico e intellettuale liberale, collaboratore del Mondo, a coniare questa espressione in un “Taccuino” pubblicato sul Mondo nel 1952. Mario Pannunzio, direttore del Mondo, la fece sua e la rese celebre.

di Marco Taradash | 30 Agosto 2026

Si racconta che fu Vittorio de Caprariis, storico e intellettuale liberale, collaboratore del Mondo, a coniare questa espressione in un “Taccuino” pubblicato sul Mondo nel 1952. Mario Pannunzio, direttore del Mondo, la fece sua e la rese celebre.

Indicava sarcasticamente un’Italia incline a preferire il piacere al dovere, gli interessi privati alle regole e la convivialità alla serietà civile: l’Italia che, di fronte a scandali e inefficienze, finisce per consolarsi con il sole, il mare e gli spaghetti alle vongole.

Ecco, ci siamo. La realtà ha finito per materializzare l’arguzia dell’intelligenza naturale.

Il Cefalù Bistrot di Lavitola è diventato il punto d’intersezione della politica italiana, nonché dell’informazione politica e, presto, della magistratura intrecciata con la politica.

Le vongole sono diventate persino la lettera scarlatta della moralità professionale (e non solo): hai mangiato vongole al Cefalù Bistrot? Finisci in prima pagina, persino come titolo di apertura.

C’è una differenza rispetto agli anni ‘50 del Novecento.

L’italia alle vongole di allora era quella della destra che si riconosceva nel Tempo di Renato Angiolillo, schierato contro la “malapianta azionista” e gli intellettuali liberali e radicali di quell’area, i “visi pallidi” privi di patriottismo.

L’italia alle vongole di oggi si è allagata ben oltre la destra fino a sommergere anche la sinistra. Soprattutto la sinistra.

Marco Taradash

Pubblicato in : Editoriale

Info Marco Taradash

Marco Taradash, livornese è un giornalista, liberale di tendenza radicale, già deputato europeo e nazionale coi radicali, poi con Forza Italia, presidente della Commissione Rai dal 1994 al 1996. Fondatore e promotore della Convenzione per la Riforma Liberale (1995) con Giuliano Ferrara, Lucio Colletti, Dario Antiseri, Marcello Pera, Piero Melograni, Giorgio Rebuffa, Raimondo Cubeddu, Gaetano Quagliariello e altri, poi dei Riformatori liberali (2005) con Peppino Calderisi, Benedetto Della Vedova, Emilia Rossi, Carmelo Palma. Promotore di vari referendum, da quello per la depenalizzazione dell’uso personale di droghe proibite (1993) a quello per l’abolizione della quota proporzionale delle legge detta Mattarellum (1999, per l’uninominale secca, insomma). Votò sì alla riforma costituzionale il 4 dicembre 2016. Non condivise poi l’alleanza della Lista Bonino-+Europa col Pd e fondò Centromotore. Partecipò alla successiva nascita del partito +Europa, si candidò alle Europee, sostenne il voto contrario di +Europa al governo giallorosso. Crede alla necessità di una forza liberaldemocratica alternativa al fasciosovranismo e al populismosinistro.

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