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Liste, listini ed elezioni a metà

di Fabrizio Binacchi | 28 Gennaio 2013

Circola molto il passa parola: “sai sono il sesto in lista”, “ no dai, io sono il nono in lista”. . “Ah non ce la farò’ mai, se il mio capolista opta per questo collegio, io entrerò solo se succede un miracolo”.

elezioniImpazza, con il carnevale, la febbre da liste elettorali. Forse non è mai stata così alta l’attenzione sui nomi messi e non messi, presentabili e impresentabili, presentati e scartati, come in questa tornata di votazioni per Camera e Senato. Un  po’ perché l’attesa per il “vero cambiamento” è molto forte e trasversale e un po’ perché le recenti, e passate, vicende di trasformismo e spese pazze con i soldi pubblici hanno veramente superato ogni soglia. Morale ancor più che penale. Ma se ci pensiamo bene l’attesa per le novità del futuro Parlamento vale solo a metà. Con il sistema elettorale vigente, l’autobattezzato Porcellum, le prossime camere sono già fatte sulla carta, sono virtualmente già composte in base alla successione dei candidati in lista. Noi elettori  ci mettiamo la variante del numero di voti al simbolo che determinerà se entrano i primi due, i primi quattro, i primi 7 o nessuno. E quindi a guardare bene tra liste, listini ed elenchi  classificati noi diamo alle nostre elezioni politiche un contributo a metà. L’altra metà l’hanno fatta le segreterie dei partiti, le parlamentarie, le primarie, o le maratone di questo o quella lista per infilare e scalzare.  Probabilmente c’è un algoritmo o un sistema integrato che potrebbe già proiettarci la composizione di Camera e Senato in base ad ipotesi di percentuali e voti assoluti assegnati a questa o quella lista. Per gioco potremmo fare persino i grafici di composizione degli emicicli di Montecitorio e Palazzo Madama e in buona parte mettere anche i nomi di molti deputati e senatori. E’ il gioco del Porcellum, bellezza, si direbbe mutuando un famoso film, quello dedicato alla forza della stampa.  Infatti in queste ore circola molto il passa parola: “sai sono il sesto in lista”, “ no dai, io sono il nono in lista, per entrare in questa circoscrizione devono arrivare tot voti”. . “Ah non ce la farò’ mai, se il mio capolista opta per questo collegio, io entrerò solo se succede un miracolo”. Dura vita anche per i candidati da un certo posto in giù, che ci mettono faccia, tempo e magari soldi e sanno già che solo un vero miracolo, o uno sconvolgimento elettorale, potranno portarli dentro. Due considerazioni veloci: è vero che noi elettori il 24 e 25 febbraio non potremo dare preferenze dirette perché il sistema non lo consente e che i candidati sono “prendere o lasciare”, ma è anche vero che questa volta la selezione è stata più vera e più profonda, merito di una campagna popolare anche via rete e merito del positivo assillo del sistema dell’informazione. Ogni tanto bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare. E poi è anche vero che alcuni partiti e alcune formazioni hanno consentito ai loro potenziali elettori del 24 e 25 febbraio una pre selezione attraverso primarie e parlamentarie come hanno fatto il Pd, Sel, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Chi non l’ha fatto per via popolare, l’ha dovuto fare per via indiretta, magari con i sondaggi ad hoc e con proiezioni nascoste, con i titoli  web e con tweet,  ma il risultato è che molte liste sono piene di candidati giovani e nuovi, che c’è molta società cosiddetta civile, che anche partiti vecchi, o composti da partiti di storica provenienza, hanno aperto a figure nuove, a professionisti e  studenti, con una vasta rappresentanza femminile, peraltro molto agguerrita a sentire tribune e talk, e personaggi con esperienze e profili molto diversificati. Pur con un vecchia legge elettorale, probabilmente non adeguata a nulla per rappresentare alcunché, la speranza è che arrivino nel prossimo parlamento persone e teste che possono dare una faccia al cambiamento.  Quello sarebbe il vero miracolo: avere, da una legge superata, un Parlamento d’avanguardia.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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