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L’irriverente fa un giretto a Capalbio e viene disturbato dai 15 migranti. Risate e bava

di Vincenzo Donvito | 10 Agosto 2017

E’ stato uno dei tormentoni mediatici e sembra che non sia finito. Gli immigrati ospitati dal Comune di Capalbio (Grosseto), amena e bella localita’ storica e balneare ai confini tra Toscana e Lazio, dove sembra che si concentri l’intellighenzia della sinistra italiana e dove, a conferma, e’ luogo di interessanti festival di confronto politico e culturale di buon livello mediatico.
Il tormentone di questo inizio di agosto e’ che 15 immigrati (QUINDICI) sono stati accolti dalla recalcitrante amministrazione comunale che, all’ipotesi di 50, a suo tempo aveva fatto barricate.
Ah, scusate, per rendere la cosa piu’ politically correct, i migranti sono del tipo “profughi”, quindi teoricamente piu’ bisognosi di quei pezzenti definiti “migranti economici” (1).
Ma torniamo al bel borgo della bassa Maremma, al centro della mediatizzazione “estivale”. Da irriverente stavo girando per andare a prendere un caffe’ (che costa come se fossi in piazza Signoria a Firenze) e mi sono imbattuto nel 10% di questi profughi (mamma con bimbo, quindi 1,5) che, guardati e scansati dagli indigeni industriosi commercianti e dai villeggianti, industriosi altrove e che svuotano qui i proventi della propria industria, vagavano curiosi. Ma dopo un po’, il 10% diventa il 100%: una massa di persone, un vero e proprio corteo per le viuzze e le calle del borgo, 15 che, col naso all’insu’ per cercare i nomi delle stradine, cercavano di leggere su un foglietto con l’intestazione della Prefettura di Grosseto l’indirizzo dove andare a stare per un certo periodo, che’ -tutti quanti, mica scemi- sono solo in transito verso Germania, Olanda, Paesi scandinavi e -se potessero- Canada e Usa. E mentre il corteo si dispiegava, i bottegai sull’uscio li
guardavano come fosse la statua di legno portata a spalla nel giorno del santo patrono: tra la venerazione per il buon risultato ottenuto dai propri amministratori e l’odio per il diverso che turba il proprio equilibrio (come l’odio -ma contenuto- per il santo… “che qui gl’eran tutti komunisti”).
E, da irriverente, non-militarista, non ho potuto non fare una riflessione. Una volta ci costringevano a servire la patria in armi, e negli ultimi anni prima dell’abolizione della coscrizione obbligatoria in tanti obiettavano. Oggi ci obbligano a servire la patria accogliendo i disperati in fuga da guerre, fame e “maleconomie” e quindi ci dovrebbe essere di nuovo il diritto all’obiezione, cosi’ come reclamano (e ottengono, vedi Capalbio) in diversi…. No, piu’ di qualcosa non mi torna. L’obiezione e’ una questione di coscienza individuale (e capisco anche i medici obiettori per l’aborto e l’eutanasia, se e mai ci sara’ questo diritto), ma questo non vuol dire che lo Stato non debba garantire il diritto in se’, altrimenti, che razza di diritto e’? E poi, quanto vale l’applicazione limitata e quotata di un diritto in tempo di guerra? O forse non e’ in corso una guerra? Suvvia, non abitiamo tutti a Capalbio, “scombussolata” per i 15… la guerra c’e’ e si vede, si percepisce e si vive: e’ la guerra ad un modello ed un equilibrio economico mondiale che vede molti dei suoi componenti -sia economici che culturali, nel primo, nel secondo, nel terzo, nel quarto mondo- alla ricerca di un posticino anche solo per espletare le funzioni minime vitali. Quindi, se siamo in guerra e non siamo nazisti (che ci hanno dimostrato quali rimedi utilizzare verso chi ha diritto a vivere e chi no, rispetto ai loro convincimenti, etnico-razziali o meno che siano), non possiamo non accogliere tutti i profughi di questa guerra, che per l’appunto non e’ solo dove si spara, ma anche dove si muore di non-lavoro e di sfruttamento. Ed eccoci quindi ai nostri 15 di Capalbio: quindici per una comunita’ di 5.000 residenti (che d’estate, chissa’ quanti diventano, eh si’ che l’amministrazione comunale li trova i soldi per rendere gradevole il loro soggiorno temporaneo…). Qualcuno ci sta prendendo per i fondelli. No? Signor Sindaco Luigi
Bellumori del Pd? Oppure sta pensando di trasformare la sua Capalbio come il paese dei puffi (San Marino) e vivere quindi a mo’ di sanguisuga sull’operoso Stivale? Bene, se e’ cosi’, lo faccia, altrimenti non continui a prenderci per i fondelli (magari, se lo fa, noi prenderemo lei per i fondelli, ma in altro modo). 15, quindici… suvvia! E visto che siamo in guerra e l’obiezione di coscienza riguarda gli individui ma non le istituzioni, oggi non puo’ esimersi neanche lei da questo nuovo “servizio per la patria”. Altrimenti, sa qual e’ l’ammenda, la punizione, la pena? Essere coperti da una gigantesca risata e da litri di bava. Da irriverenti -non ce ne voglia- ma abbiamo solo questi strumenti.

1 – alibi per nascondere solo in parte il razzismo istituzionale, soprattutto dei cosiddetti sinistri (che i cosiddetti destri, invece, non hanno peli sulla lingua). Che e’ come se un medico (Paesi cosiddetti ricchi) che dovesse curare, prima di prestare la sua opera domandasse se il moribondo fosse vittima o meno (rifugiato o migrante cosiddetto economico), e si rifiutasse se fosse del tipo “o meno”.

Ps
il giretto dell’irriverente a Capalbio e’ una trama di un film fantasioso sul realismo italiano, film che l’irriverente sta approntando come regista

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Pubblicato in : Primo pianoTag: aduc, amministrazione, amministrazione comunale, anni, corteo, firenze, germania, lavoro, massa, medici, mondo, nazisti, olanda, pd, persone, razzismo, sinistra italiana, soldi, toscana, usa

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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