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L’Iran trema

Il dato politico immediato, all’indomani della guerra dei dodici giorni, in cui Israele ha preso il controllo dei cieli iraniani, è che la rivoluzione islamica è fallita. Gli ayatollah avevano puntato tutto sulla supremazia nazionale e hanno sconfitto l’Iraq solo perché l’odiata America, l’impero del male ha rovesciato Saddam Hussein, per poi perdere definitivamente la partita con Israele nel giro di poche ore. La straordinaria attenzione europea rivolta alla crisi di Gaza, è semplicemente servita a nascondere quasi completamente l’articolazione di una guerra complessa che si è svolta tra Siria, Yemen e Libano, di cui Hamas era solo l’estremo terminale. Davvero gli ayatollah credevano di spazzare via Israele, esattamente come il loro alleato Putin credeva di conquistare l’Ucraina. I primi contavano di minacciare o addirittura fare implodere, l’islam sunnita, il secondo, di riaffermare le ambizioni slave sul continente europeo. Una sanguinosa pagliacciata.

di Riccardo Bruno | 4 Gennaio 2026
Iranians drive past a huge banner of former Iran Islamic Revolutionary Guard Corps (IRGC) Quds Force commander Qasem Soleimani ahead of the sixth anniversary of his assassination at Valiasr Square in Tehran, Iran, 30 December 2025. Soleimani was killed on 03 January 2020 in a targeted US airstrike at Baghdad airport in Iraq.

Il dato politico immediato, all’indomani della guerra dei dodici giorni, in cui Israele ha preso il controllo dei cieli iraniani, è che la rivoluzione islamica è fallita. Gli ayatollah avevano puntato tutto sulla supremazia nazionale e hanno sconfitto l’Iraq solo perché l’odiata America, l’impero del male ha rovesciato Saddam Hussein, per poi perdere definitivamente la partita con Israele nel giro di poche ore.

La straordinaria attenzione europea rivolta alla crisi di Gaza, è semplicemente servita a nascondere quasi completamente l’articolazione di una guerra complessa che si è svolta tra Siria, Yemen e Libano, di cui Hamas era solo l’estremo terminale. Davvero gli ayatollah credevano di spazzare via Israele, esattamente come il loro alleato Putin credeva di conquistare l’Ucraina. I primi contavano di minacciare o addirittura fare implodere, l’islam sunnita, il secondo, di riaffermare le ambizioni slave sul continente europeo. Una sanguinosa pagliacciata.

Da notare che qui in Italia prima ancora del conflitto si erano erte voci che spiegavano la conquistata supremazia militare iraniana nella regione, tale che Israele non avrebbe avuto scampo. Questa patetica convinzione aveva seguito anche in altri paesi europei, perché le relazioni fra l’Iran e l’occidente sono rimaste fitte ed intense. Ci si preoccupa delle armi che l’Europa venderebbe ad Israele e non si denunziano quelle date al regime iraniano. Sarebbe anche utile un’ indagine conoscitiva su tutte le violazioni compiute alle sanzioni, ma figurarsi. Meglio puntare gli occhi ed il ditino su Israele, Così nessuno si accorge dei crimini e degli intrallazzi con gli amici iraniani, che sono molto più ricchi, fra l’altro.

E pure questo potente regime che si riprometteva l’ingresso nell’era nucleare, è finito rapidamente alla mercè della caccia israeliana, ha assistito alla caduta del pupazzo siriano, gli houti sono stati schiacciati, hezbollah sradicata. Alla fine anche la roccaforte di Hamas è stata rasa al suolo. Tutto questo senza che la Russia impantanata come era in Donbass potesse fare qualcosa, tranne fagotto. Adesso la flotta di Putin ancora sta cercando una sistemazione. Non la trova nel Mediterraneo, non li vuole nessuno i russi, cerca una base in Sudan. Poveretta lei. Questo lo scenario internazionale a quasi quattro anni dall’inizio dell’operazione speciale in Ucraina. Il tracollo dell’asse fra Teheran e Mosca. La terza guerra mondiale si è conclusa prima di iniziare. C’è la Cina sullo sfondo è vero. Non fosse che la Cina ha la prudenza e la circospezione che non hanno mai mostrato i russi e i pasdaran islamici.

L’Iran è il primo destinato a saltare per aria. La ragione è che il popolo iraniano è più emancipato di quello russo, se non altro per l’occupazione inglese con cui l’Iran per tutto l’800 primeggiò nell’industria e nel commercio del tabacco. L’Iran possiede una borghesia diffusa ed erudita che in Russia non si è mai creata. Questa borghesia ha sostenuto il nuovo regime molto tiepidamente, principalmente sulla base di principi morali che lo scià aveva abbondantemente tradito. Quando poi questa borghesia ha scoperto che le cariche politiche che hanno cacciato lo scià consumano un’esistenza persino peggiore, si è iniziato a consumare il distacco. Guardate solo le nozze della figlia di un dignitario come Ali Shamkhani, per capire la presa in giro a cui è sottoposto l’intera comunità nazionale iraniana. Sono anni che si conosce l’ipocrisia profonda del regime i cui favoriti vivono nel lusso occidentale. Perso il prestigio militare e con un’economia a rotoli, non sanno più a cosa aggrapparsi. Sono i negozianti dei bazar ad aver innescato la rivolta, i piccoli proprietari privati, spinti sull’orlo del baratro. Hanno trovato un consenso sociale che ha già condotto il governo dal dialogo promesso, all’uso della forza. Gli ayatollah ormai non possono più contare né sull’uno, né sull’altra.

Dal 1978 era caduto un velo sull’Iran, un oscuramento profondo oltre ogni possibile immaginazione. C’è uno spiraglio tale per cui il regime non festeggi i cinquant’anni. Davvero troppi.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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