
Nella politica italiana difetta drammaticamente, e non da oggi, quella che dovrebbe esserne la virtù fondante ovvero quella che gli antichi greci chiamavano parresia; il diritto/dovere di dire la verità.
Verità: la nostra grande assente.
E un politico falso è un politico privo di alcun valore.
Un esempio di queste ore.
Tutti ma proprio tutti sanno che il “concorso esterno” è una mostruosità giuridica (o si è associati oppure no, altrimenti è come dire che una donna è “quasi incinta”) e che ha prodotto solo guasti e nessun beneficio al contrasto alla mafia.
Tutti lo sanno.
Epperò non si può dire.
Guai.
Poi cosa scriveranno i giornali, cosa si dirà nei talk, ecc.
E la viltà, in politica, si traduce immediatamente in ipocrisia. Sempre per dirla coi greci.
Stefano Pillitteri

se favorisco un mafioso per ricevere voti alle prossime elezioni, sono un mafioso oppure no?
Non sono un esperto di problemi giudiziari. Se un politico paga al messo di una associazione mafiosa una somma per ottenere probabile sostegno elettorale, deve considerarsi membro dell’associazione mafiosa ed essere condannato per partecipazione ad associazione mafiosa?
Ovviamente quel politico è comunque condannabile. Ma alla stregua di un mafioso militante?
Concordo in toto. Il concorso esterno è un’aberrazione giuridica.