
Entrare o non entrare in relazione con l’Artificial Intelligence al tempo del potere distopico e della guerra ibrida e permanente?
Questo è il problema oggi.
É meglio fidarsi del sapere che si nutre di studio, ricerca, lettura, scrittura magari aspra e faticosa, singhiozzante e zigzagante o conviene scegliere la scorciatoia proposta dall’algoritmo della A I che ti da un elaborato già bell’e fatto, pronto per essere licenziato e magari divulgato riposando sul convincimento che quella ( L’ A I ), una volta ammaestrata, ti risparmierà tempo e fatica?
E se il risultato comporterà anche il ridimensionamento-emarginazione-rinuncia-rimozione del rigore proprio dell’apprendimento scientifico allo stesso modo in cui la memoria ha dismesso le sue capacità trasferite nelle rubriche virtuali?
Vi è peraltro una differenza sostanziale tra memoria e intelligenza artificiale. Mentre per i numeri telefonici e indirizzi il riscontro é immediato e arriva dallo squillo che certifica la risposta e dall’avvenuto recapito che certifica l’indirizzo, nelle informazioni dell’A I non vi è riscontro alcuno al di fuori di quello fornito dallo stesso algoritmo che stabilisce il vero e il falso in assenza del sapere umano che è l’unico in grado di discernere e valutare.
Vi è il rischio che l’essere umano colto, che sulle sudate carte accumula sapere autentico e certificato, venga sopraffatto dal sapere virtuale privo di cultura critica e di capacità di discernimento. Addirittura il rischio è che la cultura e l’uomo colto, e di conseguenza scuole e maestri, vengano rimossi come inutili, se non pericolosi avanzi, buoni per la discarica della storia umana e definitivamente dismessi come le rubriche telefoniche e le poesie un tempo mandate a memoria.
Non solo.
Vi è un ulteriore pericolo, questa volta connesso alla deriva “indipendentista” dell’A I.
Il rischio che l’A I, una volta corredata di infinite informazioni e saperi indipendenti dalla consistenza scientifica, storica, geografica, culturale, letteraria degli stessi ed al riparo da ogni vincolo ontologico, proceda per proprio conto imponendo le sue verità ed anche le sue decisioni. L’algoritmo a quel punto avrà creato il suo mondo.
Un mondo virtuale, altro e diverso da quello reale che potrà manomettere e addirittura distruggere in funzione delle volontà trasmesse dagli “istruttori” che a loro volta le traggono da chi il mondo se lo disegna a propria immagine e somiglianza.
E certo lo spettacolo dell’Assemblea generale dell’Onu in corso di svolgimento proprio in questi giorni non lascia tranquilli se addirittura il buon senso, non solo il diritto, la giustizia, la coesistenza è stato bandito in favore della violenza, della forza bruta e dell’avidità assunte quali prerogative del potere nel mondo e regole della convivenza internazionale.
Già nel passato, allorché l’algoritmo non era ancora stato definito e codificato, il potere provvedeva a riscrivere la storia e la geografia in base ai propri interessi.
L’Unione Sovietica riscriveva i manuali di storia di sana pianta affidandone la stesura a intere divisioni di docenti universitari. Ho avuto la ventura di conoscerne qualcuno, al tempo in cui Gorbačëv promosse la glasnost, che me lo confessò apertamente. Si trattava addirittura di un fatto scontato. Normale. D’altronde basterebbe dare una scorsa ad Arcipelago Gulag di Aleksànder Solzenicyn per averne un quadro completo oltre che agghiacciante.
E la Cina non fa altrettanto con la Geografia?
Cos’é l’annessione del Tibet?
E gli USA targati MAGA non stanno procedendo in tal senso rinominando Laghi, Golfi e Mari e impossessandosi di intere nazioni?
E Israele targato Netanyahu non intende riscrivere la geografia dell’intero Vicino e Medio Oriente?
Peraltro l’Occidente non ha praticato la mistificazione storica e geografica da sempre con il colonialismo e l’imperialismo?
La differenza rispetto alle dittature conclamate sin qui conosciute era data dall’indipendenza della cultura che procedeva per suo conto infischiandosene del potere ed anzi irridendolo sia pure pagando a caro prezzo la sua indipendenza.
Ma oggi il mondo è diventato un caravanserraglio globale indistinto e ovunque uguale e violento.
La democrazia, la libertà, il libero arbitrio addirittura e la cultura che di quello si nutre, fan parte dei cascami della Storia.
Da qui in avanti bisognerà rovistare nelle discariche del potere per ricomporre l’archeologia contemporanea del sapere e della cultura e allorché l’A I, l’onnipotente algoritmo che la governa ed il GOTHA della finanza che ne controlla la tecnologia e lo sviluppo, avranno compiuto la transizione, non sarà assolutamente né facile né scontato.
Sempre che non irrompa un redivivo HALL 9000 a sconvolgere anche le gerarchie del potere e ad imporre le sue volontà persino ai suoi creatori-istruttori, compromettendo la stessa sopravvivenza della Terra e dei suoi abitanti in analogia alla vicenda della stazione spaziale di 2001: Odissea nello spazio. Il film manifesto di Kubrick che nel 1968 raccontò la nostra realtà attuale.
E per la verità tutto lascia pensare che la direzione é quella.
La prevaricazione dei potenti sull’umanità, la corsa agli armamenti sempre più sofisticati e il cui controllo viene progressivamente affidato all’algoritmo dell’A I, la guerra endemica e ibrida che permea il pianeta ovunque, i genocidi e gli esperimenti di pulizia etnica, la violenza contro l’umanità migrante o errante, l’ostracismo verso il dissenso ed i dissidenti, la montante voglia di un padrone da parte dell’umanità desiderosa di difendere un benessere peraltro in disfacimento, sono altrettanti segni di un degrado che affida all’esterno il suo destino. Un esterno in cui l’A I ed i suoi danti causa la faranno da padroni nella sicurezza cibernetica, atomica e nelle guerre oltre che nell’ economia e nella finanza.
Ecco perché personalmente mi rifiuto di entrare in relazione con AI.
Nonostante i continui inviti ed allettanti che su tutti i dispositivi digitali continuamente appaiono offrendosi come sponda al tuo lavoro… mi limito ad utilizzarla per qualche traduzione che comunque rileggo sempre attentamente e criticamente.
Il rifiuto dell’impostura e della finta conoscenza che si veste delle penne altrui magari appariscenti come quelle del pavone, proponendosi anche come originale interprete e/o creatore della produzione giornalistica, letteraria, saggistica e chi più ne ha più ne metta, é diventata la nuova o forse l’ultima frontiera per conservare l’umanità al di qua della lobotomizzazione.
L’Artificial Intelligence, ruffiana e spudorata, si offre come sostituta del sapere, della fatica, della responsabilità offrendo scorciatoie ampie come autostrade che invitano a mettersi in auto, un’auto, come le auto del magnate suprematista, ahimè marchiate Tesla, pronta a sostituirti anche nella guida.
Qui non si tratta di acquisire informazioni certificate e funzionali al proprio lavoro o ricerca che sia. Questo è il metodo scientifico da sempre perseguito e benvenuto.
Avere una grande biblioteca/archivio reale o virtuale a cui attingere è addirittura obbligato.
Il sapere, come sosteneva Umberto Eco, non si sostanzia di caterve di informazioni memorizzate ma della capacità di sapere cosa dove come e quando reperire le informazioni giuste e le fonti necessarie ad una ricerca, un articolo, in libro, un saggio, un romanzo. Oltre che nel possesso degli strumenti intellettuali per creare.
Ora la AI per quanto meticolosamente addestrata non potrà disporre di tale
armamentario e non potrà scrivere al mio posto che castronerie.
Il guaio è che quelle castronerie verranno diffuse fino a divenire patrimonio comune e riconosciuto come vero.
Milioni e milioni di libri antichi, moderni e contemporanei vengono in questo tempo storico acquisiti (memorizzati e distrutti) dalle centrali di AI.
Ma c’è qualcuno che si prende la briga di vivisezionare quei libri per verificarne la consistenza storica, scientifica culturale? La risposta è no.
Il libro dell’ahimè attuale presidente del senato della Repubbluca Italiana sui mutamenti climatici scritto senza alcuna competenza ed obbedendo alla volontà di negare come fa Trump gli effetti dell’azione umana sugli stravolgimenti climatici in vista del trionfo delle trivelle e delle tempeste di COdue ossia di anidride carbonica, va a finire nel patrimonio della AI e diventa “ verità storica e scientifica” al pari di tutte le altre fonti memorizzate.
Umberto Eco immagino che si rivolti nella tomba.
Senza contare il rischio di un redivivo Hall 9000 che prende il sopravvento manipolando il sapere e magari i linguaggi e le intelligenze prive di cultura dentro alla nuova Babele cui sempre più il mondo va somigliando…
E questa volta non vi sarà un dio pronto a rimediare ma magnati, oligarchi e ipercapitalisti avidi di potere e di denaro pronti a distruggere la terra e scappare da qualche altra parte nello spazio ben colonizzato e ben presidiato pure quello da eserciti virtuali pronti a sganciare bombe atomiche senza alcuna titubanza, magari per vedere l’effetto che fa. Da lassù.
Che poi in una deriva violenta fatta di corsa al riarmo, di guerre e di sopraffazione l’A I diventa l’infrastruttura fondante.
E addirittura si pone l’equazione: l’algoritmo sta alla cultura come la guerra sta alla pace.
Certo non è nella Artificial Intelligence la radice della guerra ma quella ne è già sponda necessaria e indispensabile.
È evidente quindi che pace e cultura diventano a loro volta le sponde necessarie ed indispensabili per disinnescare la guerra e lo stesso potere che manipola l’Artificial Intelligence e che, in fondo, sarà anch’esso da questa manipolato.
Antonio Corvino

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