
In Germania, il nuovo governo nasce sotto il segno dell’instabilità.
La Grosse Koalition, l’alleanza tra Popolari e Socialdemocratici, non è più grossa ma piccola, con una maggioranza di stretta misura e con i franchi tiratori all’interno.
Lo scopo esplicito della riproposta di questa formula politica è fermare la estrema destra di Alleanza Fur Deutschland che alle elezioni è risultata come secondo partito e i cui consensi sono in continua espansione.
Ora ADF potrà approfittare anche della debolezza e delle incertezze dell’alleanza di governo.
Posso e vorrei sbagliarmi, ma sarà difficile che il nuovo patto tra CDU (centrodestra) e SPD (centrosinistra) possa fermare l’onda nera che attraversa la Germania.
Il fenomeno infatti riguarda l’intero mondo occidentale -Stati Uniti ed Europa dell’est compresi- e rappresenta da destra una risposta ideologica e di programma, robusta e ben articolata, alla crisi della globalizzazione e delle politiche neoliberiste.
Sbaglia chi ritiene che Trump, a di là degli aspetti patologici della sua personalità, sia l’espressione di una politica di breve momento destinata ad essere rapidamente superata.
Siamo invece in presenza di un fronte informale di leader, movimenti e partiti che si sostengono, si ispirano, si copiano a vicenda. Trump ne è il faro globale, Netanyahu il punto di forza in Medio Oriente, Orban il campione europeo, Meloni la nuova punta italiana, Le Pen l’alternativa in Francia, AfD un laboratorio pericoloso in Germania , mentre nell’Est Europa la destra si afferma pressoché ovunque.
Il rischio è che, pur con le differenze storiche e culturali, questa rete costruisca una contro-egemonia globale illiberale, in grado di ridefinire regole, diritti, ed equilibri internazionali.
Alcuni elementi comuni caratterizzano questa nuova destra estrema:
-il nazionalismo identitario che mette al centro l’identità nazionale (spesso intesa in chiave etnica, religiosa) contro il multiculturalismo, l’immigrazione e le minoranze percepite come “minacce”. In Europa, questo si traduce in islamofobia; negli USA, nel suprematismo bianco mascherato da difesa dei “veri americani”;
-il sovranismo come rifiuto delle istituzioni sovranazionali (UE, ONU, e in parte anche Nato) visti come vincoli all’autonomia nazionale. È il filo che lega Trump (America First), e l’antieuropeismo di Meloni (prima gli italiani), Le Pen (Francia ai francesi), AfD (Germania ai tedeschi) e Orban, ecc;
-l’ autoritarismo e il e revisionismo storico, con la difesa di modelli politici fortemente personalizzati, con leader carismatici che incarnano il “popolo” contro le élite, insieme alla riscrittura della memoria storica minimizzando fascismi e nazismi, rivalutando figure autoritarie;
-difesa dei valori tradizionali come famiglia, religione (cristiana, giudaico-cristiana), patriarcato, opposizione ai diritti LGBTQ+, ai diritti delle donne e al femminismo;
-razzismo e xenofobia strutturale che, pur mascherate spesso da discorsi securitari, sono ben presenti nelle proposte concrete: muri ai confini, respingimenti, esclusione sociale, sorveglianza delle minoranze e negazione dei diritti di cittadinanza;
-sul piano economico mescolano liberismo ( meno tasse e meno regole per i ricchi) e protezionismo (dazi e difesa dei prodotti nazionali), ma in realtà sono succube agli interessi del grande capitale e pur promettendo benefici ai “lavoratori nativi”, finiscono per rafforzare le diseguaglianze;
-controllo sociale con la repressione delle proteste e la riduzione degli spazi di libertà;
-attacco alle istituzioni democratiche con i tentativi di delegittimare magistratura, parlamenti, stampa indipendente, università, ONG, attraverso strategie di polarizzazione che ripetono lo schema “popolo contro élite”.
Sicuramente è un fenomeno nuovo che apre una nuova fase storica, analoga per portata e per impatto a quella del dopoguerra, segnato dal liberalismo sociale e da modelli di sviluppo inclusivi, e a quella successiva della globalizzazione liberista caratterizzata dall’approfondirsi delle diseguaglianze in Occidente e dalla concentrazione della ricchezza.
Sarà difficile per le forze liberali e socialiste rispondere a questa destra estrema e fermarla con le solite politiche di austerità e di tagli allo stato sociale, a cui si aggiunge ora anche la scelta sciagurata della corsa al riarmo e di una politica estera bellicista.
Nonostante questo, in Italia qualcosa di positivo sta avvenendo a sinistra nelle posizioni del PD di Elly Schlein, del M5stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra.
Pur nella diversità e nelle incertezze che permangono -il PD sul tema del riarmo e il M5stelle su quello della cittadinanza- sia per politiche sociali e dei diritti che per politiche internazionali, sembra si stia delineando un nuovo orizzonte ideale e programmatico.
I cinque referendum sul lavoro e sulla cittadinanza rappresentano un passaggio cruciale.
Se saranno un successo o se vedranno comunque una partecipazione alta dei cittadini, essi potranno dare una spinta nella giusta direzione alle forze politiche della sinistra per unirsi e costruire l’alternativa alla destra estrema.
Così come ha anticipato la svolta a destra, l’Italia potrebbe anticipare la risposta giusta, politica e culturale, della controffensiva della sinistra nel mondo occidentale.
Enrico Rossi

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