I consumatori hanno ragione a sospettare che dietro l’aumento dei prezzi ci siano le speculazioni. Quello di fare la cresta ai prezzi e’ un antico vizio. Si chiama inflazione psicologica, i libri di scuola la trattano di sfuggita, nella pratica quotidiana sfrutta l’effetto-annuncio di possibili rincari. I soliti furbi eseguono i primi ritocchi, altri prima tentennano e poi si accodano. Senza calcoli precisi, quelli verranno dopo portandosi dietro la seconda stangata.
Gli economisti non amano studiare questo aspetto dell’economia. Difficile da quantificare, è sicuramente un argomento “povero” e privo di appeal. E così sfugge quanto incide il “vizietto” sui bilanci delle famiglie. Snobbato da tutti, sindaci, governo e Autority compresi, sfugge naturalmente anche ai controlli che naturalmente non ci sono (a che serve una verifica su un fenomeno “marginale”). E pensare che invece servirebbero, eccome. Se in un’economia di mercato lo Stato non può intervenire sul meccanismo di formazione dei prezzi, non è proprio la vigilanza sull’uso legittimo di tale meccanismo la prima azione di contrasto nei confronti della speculazione? Il problema è volerlo fare davvero. Ma ce li vedete voi i sindaci distogliere i vigili urbani dalla lucrosa attività delle multe per sguinzagliarli sul territorio a caccia di furbi? Oppure il governo promuovere una campagna silenziosa senza echi in tv? E allora meglio affidare tutto alla solita Autority che dopo qualche mese di riunioni dirà che sì certo, qualche speculazione c’è stata ma che si è trattato di casi isolati. Risultato: tutti salvi di fronte al cittadino che intanto fatica ad arrivare alla fine del mese (a proposito, ma non era tutta colpa del governo Berlusconi?). Salvi i sindaci che potranno rinviare le responsabilità al governo, salvo il governo che potrà dire di aver messo tutto nelle mani dell’Autority. La quale a sua volta potrà sempre giustificare la sua inefficacia con la mancanza di poteri sanzionatori.
E’ chiaro ora perché l’inflazione psicologica resta una mera ipotesi di scuola e ai consumatori la magra consolazione di essere i soli maestri in materia?
Enrico Buffoni

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