I nostri governanti stanno a guardare mentre l’inflazione divora stipendi e pensioni.
Nel corso del mese di ottobre, il tasso d’inflazione ha raggiunto 11,3 per cento; avanti di questo
passo, la stragrande parte degli italiani saranno ridotti alla povertà. Ma il rimedio c’è; il governo può
aumentare il debito pubblico e rivalutare realmente pensioni e stipendi. Realmente, evitando le
mancette che non servono a nessuno. Non bisogna essere degli economisti per arrivare alla
conclusione che uno Stato veramente sociale, in un caso come il nostro, non guarda ai conti, ma al
benessere dei cittadini. Alla rivalutazione delle retribuzioni, rispetto al costo reale della vita. C’è il
solito discorso che l’Italia ha un debito pubblico fra i più grossi del mondo; è vero!
Ma c’è anche il Giappone che ha un indebitamento molto più alto del nostro, e che ciò nonostante
fa stare bene i propri cittadini. I nipponici hanno 7.300 miliardi di euro di debito e collocano i propri
titoli di stato presso le famiglie giapponesi, remunerando in modo onesto i risparmi dei privati;
questo aspetto particolare mette al sicuro il Giappone che non è esposto agli umori dei mercati
come l’Italia. Il governo italiano paghi ai risparmiatori un giusto tasso di interessi per finanziare il
debito pubblico e si sottragga agli speculatori finanziari; i cosiddetti mercati. Gli italiani sono un
popolo di risparmiatori; e allora cosa c’è di più sensato che i cittadini più fortunati possano prestare
i soldi allo Stato?
Il fatto vero è che i nostri governanti, di ieri e di oggi, discutono sul sesso degli angeli, fanno bla bla
bla, sulle manovre di pochi spiccioli, senza prendere provvedimenti (vedi una patrimoniale che
tassi i redditi di 100 mila euro in su). Ma la patrimoniale non si farà, perchè al di là del colore
politico, nessuno pensa di tassare gli amici degli amici.
La realtà è che negli ultimi 20 anni la svalutazione, progressivamente, è arrivata al 40%, portando
via quasi la metà di stipendi e pensioni, rispetto al costo della vita. Chi è andato in pensione nel
2000 con un buon assegno mensile, ai giorni nostri è un poveraccio. Questa è la realtà alla quale
bisognerebbe porre rimedio.
Roberto Fronzuti

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