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L’inciviltà delle discariche. I termovalorizzatori tra paura e superstizione

di Primo Mastrantoni | 28 Giugno 2021

In Europa si contano circa 500 termovalorizzatori, cioè impianti di incenerimento dei rifiuti con recupero di calore. L’80% di questi impianti dista meno di 5 chilometri dalle città. A Vienna uno dei 4 termovalorizzatori è distante mezzo chilometro dal centro.
Lo smaltimento in discarica è quasi inesistente nei paesi del Nord-Ovest dell’Europa (Belgio, Paesi Bassi, Svezia, Danimarca, Germania, Austria, Finlandia), che gestiscono i rifiuti urbani soprattutto attraverso l’utilizzo di termovalorizzatori e metodi di riciclo.
Dunque, perché da noi si continua ad avere così tanta paura per questo tipo di impianti? Per l’inquinamento che provoca, si risponde, in particolare per l’ emissione di diossine, evocando in questo modo un episodio che con loro non ha nulla a che fare: il disastro di Seveso del 1976, quando una nube tossica uscì da alcuni impianti industriali e contaminò l’ambiente.
Purtroppo, proprio l’associazione fra termovalorizzatori e diossine ha impedito all’Italia di avviare un serio programma di gestione dei rifiuti. Questo collegamento è sbagliato e lo dimostra l’esempio della città finlandese di Lahti, cui è stato assegnato il premio europeo 2021 di “Capitale verde” per la qualità dell’aria, per la gestione dei rifiuti, per la crescita del verde e per l’eco-innovazione. Particolare non da poco: Lahti ha un termovalorizzatore.
Nel 2017 è stato inaugurato a Copenhagen il Copenhill: un termovalorizzatore costruito in città all’interno di un parco. Nelle sue immediate vicinanze si praticano diverse attività sportive, sulle sue pareti si può fare una arrampicata ed è addirittura possibile sciare sul suo tetto inclinato. Non ultimo, alla sua base opera addirittura un ristorante.
Uno studio dell’Imperial College sull’impatto delle diossine da termovalorizzatori nel Regno Unito ha preso in esame 22 inceneritori presenti nel Paese, in un arco di tempo di 7 anni. Le conclusioni sono che gli inceneritori – se moderni e ben regolati – hanno un impatto molto ridotto, se non addirittura impercettibile, sulle persone che vivono nelle vicinanze.
Un documento europeo, la Decisione di esecuzione (UE) 2018/1147,fissa limiti e modalità di controllo finalizzate a evitare o ridurre le emissioni in aria, acqua e suolo. Per quanto riguarda il trattamento dei rifiuti urbani, l’Unione europea fissa i seguenti obiettivi da raggiungere entro il 2035: riciclaggio al 65%, valorizzazione energetica al 25%, consegna in discarica per il restante 10%. Come si può notare quest’ultima attività rappresenta una quota marginale della gestione dei rifiuti, perché considerata la più inquinante.
Un confronto tra due capitali europee evidenzia, inoltre, come la termovalorizzazione riduca drasticamente il conferimento in discarica: Berlino combusta il 40% dei rifiuti e invia in discarica il 4%, mentre Roma termovalorizza il 16%, ma spedisce in discarica il 30% dei rifiuti.
Lasciare che la paura domini le scelte dei nostri governanti è il modo migliore per avere città sporche e inquinamento ambientale.

(pubblicato su La Ragione del 23/06/2021)

Primo Mastrantoni, segretario Aduc

Pubblicato in : Tutela e diritti - A cura di ADUCTag: aduc, anni, belgio, capitali, danimarca, europa, germania, italia, persone, riciclaggio, rifiuti, roma

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Segretario ADUC

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