Nulla di peggio che negare la realtà. Eppure esistono situazioni così palesi che pare impossibile non prenderne atto.
Una, l’assenteismo per il quale la mia beniamina, Giulia Bongiorno, una donna con gli attributi da uomo, e stavolta è un complimento, è partita in tromba. Il Ministro della Pubbblica Amministrazione, non la chiamerò mai ministra nemmeno sotto tortura, ha proposto e previsto le impronte digitali per i dipendenti. Pare che un’azienda sanitaria abbia già adottato il provvedimento. Ispezioni a sorpresa e impronte, valutazioni degli utenti contro i raccomandati, leggi «più chiare e liberali» contro i corrotti. E speriamo che qualcuno non metta i bastoni fra le ruote considerandolo un provvedimento troppo duro. Ma a mali estremi estremi rimedi. Son decenni che se ne parla. Nulla di punitivo sostiene il ministro. ” Ispezioni a campione con pool di esperti: i nostri ispettori e specialisti di modelli organizzativi”. Se emergeranno disservizi causati da difficoltà oggettive si aiuterà a colmare le lacune. Ma se emergessero inerzie, inflessibilità totale.
Quanto al lavoro nel privato, meglio tutelare la piccola e media impresa o il lavoratore? Semplice, sono sulla stessa barca , tutelando l’una si tutela il lavoro dell’altro.
Ma che fine farebbero i sindacati se tutti accettassero l’assunto?
Eppure l’argomentazione ancora non è accettata da tutti, legati ancora a mezzo secolo fa, allo Statuto dei lavoratori, sacrosanto all’epoca, contro lo sfruttamento dei dipendenti. Privati, perchè i pubblici sono da sempre tutelati.
E lo dico da figlia di un impiegato statale, alle ferrovie alla Fortezza, noto come palazzo del sudore o del sonno o altri faceti nomingnoli.
Mai visto stare a casa un giorno. Mai, giuro. Eppure qualche volta la sera aveva la febbre, ma la mattina in ufficio. E mi raccontava, il babbo, delle uscite per la spesa e altro come abitudine consolidata. E mi diceva anche che, dopo aver svolto il lavoro assegnatogli, a metà mese non aveva più nulla o poco da fare. E guai se avesse chiesto di fare di pù , altri gli sarebbero saltati addosso, anche se era benvoluto da tutti, essendo una persona speciale. Eppure, allora, con uno stipendio statale e un aiutino della mamma che cuciva in casa, ci ha fatto studiare , me e mio fratello, fino alla laurea e non ci è mai mancato nulla. E ha comprato anche la casa, ma con la Gescal o Ina Casa, non ricordo bene, terreno 500 mila lire, se la memoria non falla. E poi rateazioni sostenibili.
Ma erano anni di speranza, il lavoro si trovava. Dai vent’anni in poi, studiando, ho sempre lavorato, in modo consono ai miei studi, ma ho venduto anche enciclopedie trucchi e belletti. E non è che tutti mi pagassero le marchette. No no, non quelle ..
Ma erano tempi dove tutto si poteva progettare, la professione, la famiglia, i figli. Gi anni 70 , nonostante il terrorismo intestino che ci ha tanto angosciato e ha sparso tanto sangue.
Per non dire delle baby pensioni. Soldi buttati ma certo non per colpa di chi se n’è avvantaggiato, l’avrei fatto anche io, anzi mi pento di non averlo fatto.
Ma oggi, ancora, nonostante lavoratori in mutande che timbrano il cartellino, si è risolto poco o nulla. Come la fila ai centri per l’impiego senza alcuna prospettiva valida. Eppure qualcuno ha ancora da dire che è colpa dei giovani che non hanno voglia di far nulla e rifiutano lavori pesanti e non da mezze maniche, facendo di tutta l’erba un fascio.
E, giusto per citare una categoria fra le più vessate, quanta pena fanno i rider cottimisti, che si vedono sfrecciare fra il traffico per arrivare in tempo per due o tre euro l’ora e senza assicurazione. E poi ci si stracciamo le vesti per le morti sul lavoro.
Carla Ceretelli

E tu sei molto cara. Non so quanto lo merito. E’ proprio vero che la vera amicizia fraterna non ha bisogno di essere coltivata fisicamente. Un saluto e un grande abbraccio a te e a tutti/e
Grande Carla! E’ un onore per me poter dire di conoscerti.Un abbraccio