Fabio Marazzoli
C’era una volta un Re che era molto amato dai suoi sudditi perché sapeva parlare alle persone e trovava sempre le parole giuste per ogni occasione. Però un brutto giorno una strega cattiva fece un incantesimo al Re nascondendogli le parole per non farlo parlare e, soprattutto, per non farlo sposare. In tutto il reame regnava tristezza e sconforto per quello che accadeva al Re. Anche Araldo, il Banditore reale che scandiva le ore nel reame tutti i giorni a tutte le ore, era malinconico in quei brutti giorni. «Sono le otto e tutto va male!» scandiva mestamente Araldo. La perfida strega Sciarada, aiutata dai suoi infidi servitori – l’enigmatico Rebus e l’indecifrabile Sudoku – con un incantesimo oscuro aveva nascosto le parole del Re Madrigale che regnava in pace e concordia nel reame di Vocabolarium.
Sciarada era invidiosa che il Re fosse amato dai suoi sudditi ed era gelosa perché non voleva che il Re sposasse la gentile e dolce damigella Quartina, di umili origini, ma di animo nobile. «Cosa avrà mai quella Quartina per piacere al Re che io non ho?» si domandava la strega. Sciarada desiderava il Re, ma lui non ne voleva sapere perché la strega era altezzosa e provocante, di una bellezza fredda senza il fuoco della passione. E non era neppure simpatica, diceva il Re. Nel reame di Vocabolarium il povero Re non riusciva più a trovare le parole per fare un discorso sensato e non sapeva più come fare per sconfiggere quel maledetto incantesimo. «Ahimè! Povero me, come farò!» si lamentava il Re, tirando un gran sospirone. Il Gran Consigliere di corte, sua Eccellenza Panegirico, faceva al Re molti discorsi lunghi e noiosi per spiegargli ciò che poteva essere successo, però senza risolvere nulla. Leggi tutto: http://www.toscanalibri.it/it/scritti/l-incantesimo-delle-parole-perdute_3012.html

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