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L’implosione della democrazia.

di Rosario Amico Roxas | 4 Novembre 2016

La situazione politica, economica e sociale dell’Italia è emblematica di una realtà che coinvolge tutto il mondo occidentale, travolto da una crisi senza precedenti che non è stata affrontata seguendo l’itinerario di penetrazione dentro il problema, ma affrontandolo seguendo ideologie superate, vecchie, stantie.

Non è stata capito che ad esplodere è stata l’economia legata alle ideologie, mentre l’economia non è ideologica ma pragmatica, capace di adattarsi all’evolversi dei tempi, mentre le ideologie rimangono ferme e statiche.
I segnali sono stati estremamente chiari, ma non sono stati presi in considerazione, alla ricerca di soluzioni che non hanno risolto nulla, anzi hanno aggravato tale crisi, avendo imboccato una strada senza uscita.

Gli eventi caratterizzanti i nostri tempi, sono stati visti separatamente, senza una soluzione globale, così non si è risolto nulla.

Chi, meno di tutti,  ha capito la gravità della situazione è stato Berlusconi, che ha usato la sua carica di PdC come una clava in difesa del suo orticello.

La prova sta nelle sue stesse parole quando sminuiva gli effetti economici della crisi, inebriato dalla possibilità di legiferare a tutela dei suoi interessi e di una minima parte della popolazione italiana, rassicurata negli effetti dei loro reati come l’evasione fiscale neutralizzata con condoni/sanatorie/scudi fiscali; azzerando il reato di falso in bilancio che ha permesso la chiusura di una miriade di aziende e scoraggiato investimenti esteri, promettendo amnistie tanto care ai malavitosi.

Se servisse una riprova basta solamente usare le parole dello stesso Berlusconi, quando vantava che i suoi soli amici erano il tunisino Ben Alì, l’egiziano Mubarak e il libico Gheddafi, con buon posizionamento anche di Putin.

Fu la fine dei dittatori africani che coincise con la fine del capitalismo anomalo, giunto al potere senza transitare dal sistema democratico che lo genera. Il capitalismo occidentale ha iniettato il virus del capitalismo non nella cultura di un popolo che non lo avrebbe capito nè promosso, ma nel singolo personaggio giunto ad un potere di stampo, inizialmente, tribale in grado di soddisfare la base popolare con l’esaltazione della religione e la soddisfazione di un  nazionalismo  originariamente tribale.

Ma il capitalismo occidentale era in agguato, in attesa del consolidamento di quel potere per fornire i mezzi e i metodi più caratteristici alla ricerca dell’arricchimento personale e di una ristretta cerchia di fedelissimi (meglio se facenti parte della corte familiare).

Reduci da secoli di colonialismo e di sfruttamento, le popolazioni accoglievano il leader come il salvatore della loro libertà (termine del quale ignoravano il significato), al quale non chiedeva altro che essere ben amministrati e di poter disporre dei mezzi necessari per avere l’indispensabile per vivere. Fu necessaria la rivolta popolare per estromettere dal governo i dittatori; anche questo non fu capito, né assimilato come componete delle ragioni che hanno prodotto la crisi.

Non è accaduta alcuna forma di violenza di piazza, solo perchè i malumori della popolazione vennero canalizzate in un movimento politico (M5*) che ha espresso per intero l’antipolitica politicante, anche se il fuoco cova sotto la cenere, mentre manca un governo, manca un presidente della Repubblica, mentre viene cercata una soluzione ideologica, con la strenua ricerca di affermazione del già fallito liberismo berlusconiano che promette, ancora sanatorie, condoni, amnistie, incoraggiando gli evasori fiscali, i costruttori abusivi, e la criminalità organizzata, che, ovviamente, concede la sua fiducia a chi promette vita facile.

In occidente l’evoluzione del capitalismo ha prodotto una forma mentis ipercritica, favorevole al progresso economico, ma non a quello sociale, essendo il progresso economico riservato ad una selezionata casta prossima al potere.

Succede però (come è successo) che l’ipercriticismo, dopo aver distrutto l’autorità morale delle altre istituzioni, considerate un orpello farraginoso di ostacolo alla “libertà” che il capitalismo esige per continuare a svilupparsi, finisce, come è finito, a rivolgersi contro le proprie istituzioni, attraverso le degenerazioni del sistema: il continuo esplodere di scandali ne è la prova, perché quel genere di capitalismo non concepisce nemmeno il lavoro come mezzo di sviluppo anche economico, ma blandisce la finanza, senza rispettare le regole che controllano le attività e i circuiti virtuosi.

L’incontro tra capitalismo occidentale con le ideologie liberiste è stato fatale per entrambi, in quanto nelle nazioni arabe è esplosa la popolazione, in occidente sta esplodendo la democrazia.

Rosario Amico Roxas

Pubblicato in : #Pensalibero24Tag: berlusconi, capitalismo, casta, crisi, democrazia, economioa, gheddafi, governo, lavoro, mondo, movimento, mubarak, presidente della repubblica, putin, religione, repubblica, soluzione, sviluppo

Info Rosario Amico Roxas

La parte più significativa della mia vita lavorativa l’ho trascorsa in Tunisia, quale consulente presso il locale ministero per lo sviluppo economico. Dopo 15 anni di Tunisia, avendo anche girato in lungo e in largo per l’Africa settentrionale e sub-saharana, nonchè Vicino Oriente, ho conosciuto profondamente l’Islam e la mentalità araba, elementi che hanno rafforzato taluni convincimenti appresi nei miei studi di filosofia a La Sapienza di Roma, ai tempi di U. Spirito, Lombardi, G. Calogero etc.etc. In Tunisia, a seguito del lavoro svolto al ministero, sono stato incaricato di tenere alcuni corsi di marketing sociale, presso l’Università La Mannouba.
Mi sono occupato, anche con pubblicazioni, del Magistero sociale della Chiesa, con analisi dettagliate di varie encicliche.
Adesso a 74 anni, faccio il nonno in servizio permanente effettivo, anche se non disdegno di scrivere ciò che penso, con la speranza di essere utile a qualcuno, senza nuoceve a nessuno.

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