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Libri: nella Zona franca di Alessandro Rosato il viaggio di una generazione alla ricerca di sé

Il romanzo è pubblicato dalla casa editrice Maddali e Bruni di Firenze. L’io narrante e protagonista, Gabriele, ventiseienne milanese, è sul volo Milano-Lisbona. Nella capitale portoghese vuole ricominciare da zero e dimenticare Barcellona.

di Redazione Pensalibero.it | 25 Aprile 2022

In un mondo fatto di schemi e definizioni, in cui la vita scorre come una  check-list di cose da fare, la “zona franca” – una frazione di secondo che non appartiene a nessuno, simile all’istante sospeso in cui si taglia un incrocio quando il semaforo è rosso per tutti – diventa metafora di un viaggio introspettivo in fondo ai limbi, agli inferni e ai paradisi perduti del cuore.

Zona franca è il sorprendente romanzo di esordio di Alessandro Rosato, pubblicato oggi dalla casa editrice Maddali e Bruni di Firenze. L’autore, originario di Varese, giovanissimo e talentuoso, dopo la laurea a Pavia, il periodo di studi al Trinity College di Dublino e i master a Barcellona, ha lavorato come  brand strategist per marchi prestigiosi. Nel 2020 ha lasciato il lavoro nel campo della pubblicità per dedicarsi alla scrittura e alla regia cinematografica.

L’azione del romanzo si svolge nell’arco di ventiquattro ore, in un giorno di primavera del 2000. L’io narrante e protagonista, Gabriele, ventiseienne milanese, è sul volo Milano-Lisbona. Nella capitale portoghese vuole ricominciare da zero e dimenticare Barcellona, dove ha lavorato per qualche anno ma che poi ha lasciato, soffocato dal ricordo dolce-amaro di un amore finito e dal rimpianto di uno mai nato. Si alternano, intrecciandosi, due piani narrativi. L’uno coevo al viaggio tra le nubi, incentrato sulle sue riflessioni e stati d’animo. L’altro, differenziato anche per l’uso del corsivo, che ripercorre i ricordi dei momenti più o meno felici trascorsi a Barcellona. Il secondo piano narrativo contiene le premesse e gli antefatti del primo. Sono memorie di luoghi, rituali, routine, relazioni effimere in una città piena di sogni, multietnica e multiculturale. Sullo sfondo la  movida barcellonese, tavoli condivisi con sconosciuti, la  crew (la cerchia di amici più stretti), le feste di addio per chi torna nel proprio paese dopo gli studi o lo stage, l’ebbrezza dell’alcol, lo  spleen della domenica, le assolate terrazze, le vie brulicanti di turisti, la ricerca della quiete e della tranquillità sotto le navate ombrose di una chiesa.

E poi le persone che hanno condiviso un breve, ma intenso, tratto di vita con lui: la sua ex ragazza austriaca Ari; Mario, l’amico italiano con la “paura del rimpianto”; Sophie, la bella francese dalla decappottabile di seconda mano. Con lei Gabriele instaura un rapporto speciale, fatto di parole non dette, di complicità, di attimi sospesi nell’eccitante brivido del pericolo. Rivelatrice la sua abitudine di “tagliare” i semafori rossi: «Penso a quell’istante subito dopo aver tagliato il rosso, in cui ci sentivamo in un tempo sospeso; una specie di limbo in cui il rosso era acceso da entrambe le parti: una frazione di secondo che non apparteneva a nessuna carreggiata. In quegli attimi, la macchina apparteneva a tutto e a niente. Anche noi, lì sopra: eravamo in una zona franca. E ci sentivamo così noi. Così selvaggiamente noi stessi».

I piani narrativi procedono paralleli, finché i ricordi del passato lasciano il posto agli eventi e ai personaggi del presente. Come Giacomo, un anziano signore dalle molteplici passioni, e Lara, una misteriosa ragazza dalle mani delicate. Uno scalo imprevisto a Barcellona cambierà i progetti di Gabriele e lo costringerà a riaprire un capitolo della sua vita che credeva già chiuso.

Lo stile semplice e scorrevole, variato da moduli colloquiali propri del gergo giovanile e da un’efficace trascrizione filmica delle scene, riesce a esprimere in maniera autentica le sfumature dei sentimenti e dei pensieri più reconditi.

Zona franca è un romanzo di formazione, in cui l’autore si interroga sulla ricerca della propria identità, sulle scelte dettate dall’abitudine o dalle pressioni sociali, sulle esitazioni che hanno cambiato la storia, sulle passioni accantonate, sulla potenza che non si è tradotta in atto. Ma anche sulle seconde possibilità che la vita ci offre e sulla voglia di vivere fuori dagli schemi. È anche lo specchio di una generazione, la cosiddetta “generazione Erasmus”: giovani inquieti, dalla vita frenetica, sentimentalmente instabili, che non hanno ancora trovato il loro posto nel mondo, e di cui Alessandro Rosato si candida a diventare una delle voci più interessanti.

Pubblicato in : Cultura ed eventiTag: chiesa, cose da fare, firenze, giovani, lavoro, milano, mondo, nato, personaggi, persone, ventiquattro ore

Info Redazione Pensalibero.it

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Interazioni del lettore

Commenti

  1. Alessio Cascini

    29 Luglio 2023 alle 09:16

    Bellissimo! L’ho riletto due volte! Stra consiglio

    Rispondi

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