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Libia: un percorso dal personalismo allo State building

di Redazione Pensalibero.it | 12 Novembre 2017

Negli scorsi mesi di settembre e ottobre, le riviste francesi Jeune Afrique e Revue pour d’intelligence du monde hanno dato ampio spazio al dossier Libia, pubblicando approfondimenti e interviste a figure quali quella del generale Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica, e di Béchir Saleh, già capo di gabinetto di Gheddafi e ambasciatore di lungo corso.

Haftar, 73 anni, sedotto dal panarabismo nasseriano, era entrato nell’accademia militare reale di Bengasi nel 1963. Fu combattente nella guerra del Kippur del 1973 e decorato di medaglia egiziana del Sinai per le azioni condotte a ridosso della linea difensiva israeliana di Bar-Lev. Nel 2015, il gruppo terroristico Ansar al Sharia in Libia offrì 100.000 dinari per la sua testa. Nel luglio 2017, è stato il co-protagonista – assieme a Fayez al Serraj – dell’incontro di La Celle-Saint-Cloud ospitato dal presidente francese Emmanuel Macron.

Saleh, classe 1946, nato nel Fezzan libico e membro della tribù araba dei Beni Miskine, originaria del Marocco, fu da principio membro dell’opposizione alla monarchia libica di Idris I. Sposato con una donna libanese, attualmente sotto sanzioni dell’Ue e rifugiato in Sudafrica, si dichiara pronto, nell’intervista alla rivista francese, a concorrere alle elezioni presidenziali libiche previste nel 2018.

Come de-personalizzare la politica del futuro
Al di là delle attuali figure forti e delle contingenze elettorali di breve termine, nel lungo periodo (orizzonte temporale al 2027) sarà fondamentale per la stabilità politica libica riuscire in qualche modo a de-personalizzare la politica stessa, focalizzando l’attenzione sulle funzioni di governance reale, sulle best practices e sulle configurazioni delle cariche più che dare risalto alle singole persone fisiche e al loro peso carismatico. Un’intera generazione di personalità, ora sulla scena, dovrà infatti essere sostituita per ragioni anagrafiche.

In questo passaggio generazionale, l’esercizio di un credibile State building e Nation building appare elemento critico. Il modello cui tendere, per essere efficace, dovrà verosimilmente ibridare caratteristiche proprie del contesto libico con quelle tipiche della modernità occidentale. Storicamente in Libia la dimensione verticale del potere si è sempre posta in relazione con la dimensione orizzontale, in una sorta di condivisione di sovranità tra poteri formali e informali. Si pensi al valore relativo del tribalismo. Leggi tutto:

http://www.affarinternazionali.it/2017/11/libia-personalismo-state-building/

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, elezioni, futuro, gheddafi, governance, libia, nato, persone, persone fisiche

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