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LIBIA: LA GRANDE IPOCRISIA

L’Italia si avvicina ad una spesa militare di due miliardi di euro e nel momento in cui viene richiesto agli italiani di stringere la cinghia, pare un’assurdità continuare in una avventura che potevamo certamente risparmiarci. di Angelo Sollazzo

di Angelo Sollazzo | 24 Luglio 2011

Mentre tutta l’Europa è attanagliata da una crisi profonda, dai contorni tutti da verificare, si continuano a sperperare miliardi di euro per una guerra inutile e pericolosa.
Anche la Francia, a cui prudevano le mani per riconquisratre un proprio ruolo nel Mediderraneo, unitamente alla speranza di scalzare noi italiani nelle concessioni petrolifere del Paese nord-africano ed alla necessità di svuotare gli arsenali militari di armi ormai obsolete, sta rimeditando la sua partecipazione ad una guerra che sembra non voler finire e con costi superiori al previsto.
L’Italia si avvicina ad una spesa militare di due miliardi di euro e nel momento in cui viene richiesto agli italiani di stringere la cinghia, pare un’assurdità continuare in una avventura che potevamo certamente risparmiarci.
Non una posizione di privilegio in quel Paese, che tra l’altro già avevamo, tra baciamani ed offerte di hostess, non un vero intervento umanitario in quanto trattasi di una faida tra tribù e di vecchi rancori tra tripolini e cirenaici, non una richiesta di aiuto da una delle parti in causa, considerando che i ribelli sono gli uomini che per quaranta anni sono stati al fianco di Gheddafi, commettendo gli stessi misfatti del Rais, nulla di tutto ciò poteva giustificare l’intervento italiano e non solo con la concessione delle proprie basi,. ma addirittura bombardando le città libiche.
Il risultato è che le vittime civili realmente acclarate son quelle fatte dagli errori degli aerei della Nato, mentre i combattenti sbeffeggiano le grandi potenze militari e le loro alte tecnologie.
In questi giorni le parti in conflitto hanno ripreso a parlarsi, la Russia e la Cina, pur adottando misure anti-Gheddafi , mostrano sempre maggiore insofferenza.
Insomma dopo l’Iraq , con le inesistenti armi di distruzioni di massa, ora una guerra per il petrolio libico. Tutto questo comporta l’acquisto di aerei, bombardieri ed elicotteri e spese complessive per l’esercito italiano per oltre 27 miliardi.
La crisi puo attendere.

Angelo Sollazzo (Segreteria Nazionale del PSI)

Pubblicato in : Primo piano

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