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Libertà è partecipazione

di Sergio Casprini | 1 Marzo 2026
Immagine della giustizia nella Allegoria del buon governo di Ambrogio Lorenzetti.
Sala della pace, Palazzo pubblico, Siena, 1338-39

In “Libertà è partecipazione”, nota canzone di Giorgio Gaber, la libertà viene definita non come un isolato “fare ciò che si vuole”, ma come un impegno collettivo, attivo e consapevole. Significa essere soggetti attivi nella società per costruire il bene comune; e in democrazia va da sé che quando veniamo chiamati a una scadenza elettorale – politica, amministrativa o referendaria che sia – abbiamo non solo il diritto, ma anche il dovere civico di votare, sottolineato anche dalla Costituzione all’articolo 48.

Quest’anno si celebrano gli 80 anni della Repubblica italiana, nata con il referendum istituzionale del 1946. Gli italiani, e per la prima volta le italiane, convocati alle urne anche per eleggere i deputati dell’Assemblea costituente, parteciparono alla fondazione di un’idea di cittadinanza repubblicana che trovò nella Costituzione una delle sue massime espressioni. L’affluenza al voto fu altissima. Nel 1946 gli aventi diritto al voto erano 28 milioni, i votanti furono quasi 25 milioni, pari all’ 89,08%. Il 54,27% dei voti validi fu a favore della Repubblica, il 45,73% a favore della Monarchia.

Negli anni della realizzazione dell’Unità italiana si tennero analoghe consultazioni popolari, i plebisciti, promossi per ratificare l’annessione di territori o regioni al Regno d’Italia. L’11 e il 12 marzo 1860, all’indomani della Seconda Guerra di Indipendenza, si votò in Toscana e in Emilia-Romagna; il 21 ottobre 1861, dopo l’impresa dei Mille, fu la volta di Marche, Umbria e Regno delle due Sicilie; il 21 e il 22 ottobre 1866 il Veneto votò per unirsi all’Italia dopo la Terza guerra d’Indipendenza; il 2 ottobre 1870 fu sancita l’appartenenza al Regno d’Italia di Roma e del Lazio. Tutte queste consultazioni videro un’alta partecipazione al voto.

Il referendum come strumento di partecipazione democratica fu inserito nella Costituzione della Repubblica Italiana, che nell’articolo 75 fissa modalità e limiti per le consultazioni referendarie. Come è noto, si attiva questo strumento, con cui si può abrogare un’intera legge o una sua parte, se lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. Il risultato non è valido se non ha votato la metà più uno degli elettori.

Il testo costituzionale prevede anche un altro tipo di referendum oltre a quello abrogativo, quello confermativo delle modifiche alla Costituzione, dove invece non è previsto un quorum dei votanti, con il rischio che, quorum o non quorum, un importante referendum come quello sulla giustizia, che chiamerà i cittadini a esprimersi sulla riforma costituzionale che riguarda la magistratura, perda di valore, quale che sia il risultato, nel caso di una scarsa partecipazione al voto, allargando il solco tra istituzioni e cittadini, come dimostra  la crescita dell’astensionismo di massa nelle scadenze elettorali e ancor più in quelle referendarie.

L’identità politico culturale di uno stato si fonda su una larga adesione, sia nelle istituzioni che nella società civile, di una visione nazionale su questioni cruciali di interesse generale quali la politica estera e di difesa, la scuola, la sanità e anche la giustizia. E solo un’ampia partecipazione di cittadini alle consultazioni elettorali può rafforzare la coesione nazionale nella relazione virtuosa tra istituzioni e società civile.

Invece resta preoccupante la disaffezione degli italiani di rispetto agli appuntamenti elettorali, dovuta non solo alla scarsità di informazione e di dibattito sui contenuti  per esempio del prossimo referendum, che facciano chiarezza sui tecnicismi e gli aspetti più complessi della riforma della giustizia, ma anche perché il confronto sereno tra le forze politiche si è progressivamente trasformato in duello fazioso tra opposizione e governo in cui predomina l’interesse  della propria parte politica e non quello della giustizia.

Oggi si parla molto di crisi della democrazia in Europa, sia per l’aggressione militare di una nazione democratica come l’Ucraina da parte di un paese autoritario come la Russia, sia per la messa in discussione delle radici culturali e della memoria storica della cultura occidentale da parte del movimento sempre più aggressivo della Cancel Culture. È necessario, pertanto, rafforzare senza indugi la coscienza politica e civile dei cittadini, sostenendo sia la serietà e la qualità della scuola, a partire da uno studio rigoroso della Storia e dell’Educazione civica, sia sottolineando il valore della partecipazione attiva alla Res pubblica, promuovendo quindi la capacità di leale confronto delle opinioni tra soggetti liberi. Come ripeteva spesso Luigi Einaudi, è infatti necessario “conoscere per deliberare”.

Dunque, la partecipazione a una consultazione referendaria non va lasciata cadere, pena l’indebolimento della nostra democrazia per cui hanno lottato e sacrificato la loro vita gli uomini e le donne del Risorgimento e quelli che si batterono contro il fascismo; lotte culminate rispettivamente nei plebisciti dell’Ottocento e nel referendum del 2 giugno del 1946.

Sergio Casprini

Pubblicato in : Cultura ed eventi

Info Sergio Casprini

Fiorentino, è laureato in architettura. Militante nei gruppi della sinistra rivoluzionaria (Potere Operaio), nei primi anni 70 inizia l’attività di insegnamento, prima nelle scuole medie e successivamente, abilitatosi in Storia dell’Arte, nelle scuole di indirizzo artistico. Con l’insegnamento prende progressivamente coscienza del suo ruolo professionale fuori da ogni logica ideologica, per cui si allontana dalle posizioni estremistiche di sinistra degli anni giovanili e si avvicina sempre di più a posizioni liberal-democratiche. E’ tra i fondatori, negli anni 80, della Gilda degli Insegnanti, associazione che cerca di tutelare la valenza professionale dei docenti e, nel dicembre 2005, del Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità. E’ vicepresidente del Comitato Fiorentino per il Risorgimento, del cui sito è direttore.

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