Libertà e onore sono due parole divise dalla storia. Ma sono rimaste scisse per troppo tempo. Ed è stata una rovina. E il risultato è sotto gli occhi di tutti. Libertà e onore, infatti, appaiono da sempre ai nostri occhi come due concetti opposti, come due termini in perenne conflitto tra loro, come due vocaboli inconciliabili. Ma non è così: libertà e onore sono due lati della stessa medaglia. Convivono l’una nell’altro. Appartengono allo stesso corpo, hanno lo stesso spirito, spesso assumono le stesse forme. Vanno insieme.
L’onore, però, non va inteso in senso dispregiativo, oppressivo, sessuofobico, totalitario, integralista, fanatico, ma come espressione della dignità umana. Come dignità della persona e di un popolo, come onestà intellettuale e morale, come rigore e integrità, come rispetto delle regole e delle leggi, come onor di Patria. Non a caso, l’articolo 54 della nostra Costituzione recita: I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.
Che cos’è, dunque, la libertà senza onore ? Niente. E cosa resta dell’onore se non c’è libertà? Il nulla. Se si perde l’onore, si perde anche la libertà. Perché l’onore è soprattutto difesa delle dignità umana. E non c’è libertà se si calpesta la dignità umana. Perché gli uomini liberi sono anche uomini di buoni costumi. E’ forse libertà quella di chi, per necessità o per ambizione o per avidità, si vende per potere o per denaro? E’ forse libertà quella di chi è costretto da se stesso a comprare la compagnia degli altri, per poi pagarne il loro silenzio? Oppure è meglio dire che, in questo modo, si paga soltanto il prezzo della propria solitudine? L’uomo è libero di scegliere. Certo. Ma se sceglie di rinunciare alla propria dignità, se rinuncia all’onore, finisce con il rendersi schiavo. La situazione torbida che caratterizza i fatti vecchi o recenti della cronaca scandalistica ci mostra un quadro desolante. La domanda è: questo quadro è la raffigurazione di persone libere o, piuttosto, fa emergere il profilo di una triste e drammatica schiavitù esistenziale, sociale, politica?
La libertà è innanzitutto responsabilità. La libertà è innanzitutto dignità e onore. E l’onore è innanzitutto onestà, sia morale che intellettuale. Difendere l’onore, perciò, significa evitare di ingannare noi stessi e gli altri. In particolar modo, questo dovere verso se stessi e verso gli altri diventa ancor più categorico se si ricoprono ruoli istituzionali o incarichi pubblici. Come afferma la nostra Costituzione. Si può coltivare l’onore soltanto se il fine è e resta l’uomo. Non c’è onore se il fine diventa il Potere. Non c’è libertà nella sete di denaro, di possesso e di potere fine a se stesso. Conquistare la libertà significa non rinunciare al proprio onore, non cadere nell’autoinganno, rispettare la parola data, rispettare gli altri, onorare i patti siglati. Salvaguardare l’onore significa salvaguardare la libertà. Ma in Italia non è così. E’ come se, dopo il Risorgimento e l’Unità d’Italia, nel nostro Paese, lentamente e gradualmente si fosse assottigliato il filo che univa tra loro la libertà e l’onore. In tal modo, anche se gravemente logorato e sfilacciato, questo legame apparentemente inscindibile tra libertà e onore ha retto finché ha potuto, fino a quando, con l’avvento del Regime fascista, quel filo si è improvvisamente spezzato. E si è imposto, di conseguenza, come ripete spesso Marco Pannella, un “welfare senza libertà”. La libertà e l’onore hanno così preso strade differenti, contrapposte, divergenti. Ma l’onore e la libertà sono fratello e sorella. Prima con il ventennio fascista e, poi, con i successivi sessanta anni di partitocrazia, il Regime italiano e i suoi complici hanno spremuto, triturato e distorto fino alla nausea questa unità risorgimentale tra la libertà e l’onore. Un tale scempio disumano, anti-democratico e contro lo Stato di Diritto è stato compiuto dalle oligarchie del “monopartitismo imperfetto”, cioè di quel blocco di potere cinico e fine a se stesso, ipocrita e illiberale, che rappresenta quella “banalità del male” raccontata da Hannah Arendt e denunciata anche dai Radicali nel libro sulla “Peste italiana”.
Cosa significa, per la sottocultura dominante, il binomio libertà e onore, mi pare che gli “occupanti” lo abbiano sufficientemente dimostrato in questi lunghi anni di distruzione di ogni libertà, materiale e spirituale, di ogni legalità e attraverso la reiterata o totale mancanza di rispetto per le leggi, per le istituzioni che rappresentano, per lo Stato di Diritto. Per questa ragione, inseguo il sogno di una Costituente liberale e democratica. Perché c’è da ricostruire quel che è stato distrutto. Perché c’è da riannodare il legame tra la libertà e l’onore.
Pier Paolo Segneri

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