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Libertà di satira e libertà di religione

Con l’articolo di Arturo Diaconale pubblicato sull’Opinione di Venerdi 3 febbraio, Pensalibero vuole aprire un dibattito fra i suoi lettori. Nella vicenda si scontrano due diritti, quello della libertà di satira e quello della libertà di religione e di conseguenza del rispetto che si deve a tutte le fedi. Dobbiamo avere l’onestà intellettuale di ammettere che se analoghe vignette avessero avuto a protagonista Gesù Cristo, da parte dei cattolici ci sarebbero state delle rimostranze anche se indubbiamente di tipo diverso per qualità e quantità da quelle che si sono avute per il caso di cui ci occupiamo. Per questo la cosa migliore è discutere, laicamente, dell’accaduto. Senza demonizzare nessuno e senza nascondersi le tante implicazioni di fare satira su un credo nel quale si riconoscono milioni di persone.

di Pensalibero | 3 Febbraio 2006

Con l’articolo di Arturo Diaconale pubblicato sull’Opinione di Venerdi 3 febbraio, Pensalibero vuole aprire un dibattito fra i suoi lettori. Nella vicenda si scontrano due diritti, quello della libertà di satira e quello della libertà di religione e di conseguenza del rispetto che si deve a tutte le fedi. Dobbiamo avere l’onestà intellettuale di ammettere che se analoghe vignette avessero avuto a protagonista Gesù Cristo, da parte dei cattolici ci sarebbero state delle rimostranze anche se indubbiamente di tipo diverso per qualità e quantità da quelle che si sono avute per il caso di cui ci occupiamo. Per questo la cosa migliore è discutere, laicamente, dell’accaduto. Senza demonizzare nessuno e senza nascondersi le tante implicazioni di fare satira su un credo nel quale si riconoscono milioni di persone.

Pubblichiamo integralmente ll’editoriale di Diaconale


Una linea di confine all’intolleranza
di Arturo Diaconale

Non c’è alcun intento blasfemo nella decisione di pubblicare le vignette su Maometto ed i fondamentalisti arabi apparse su un giornale danese. Non c’è neppure alcun intento provocatorio nei confronti dei paesi arabi e dei fedeli della religione musulmana. “L’opinione delle libertà“ è un giornale liberale e laico ma non laicista. E come contesta ogni forma di fondamentalismo religioso in nome dei valori della libertà individuale e della tolleranza, così si oppone ad ogni manifestazione di fondamentalismo laicista capace di contrapporre solo intolleranza ideologica alla intolleranza religiosa. La scelta di pubblicare le vignette dello scandalo nasce invece dalla necessità di prendere una posizione chiara rispetto alle minacce provenienti da paesi ed organizzazioni fondamentaliste che sono state rivolte ai giornalisti danesi e allo stesso governo della Danimarca. Queste proteste e queste minacce non sono solo il frutto di una indignazione che, al limite, potrebbe anche essere comprensibile. Sono soprattutto l’espressione di una pretesa che non può in alcun caso essere accettata. Quella di condizionare dall’esterno l’esercizio di una libertà garantita dallo stato di diritto. E, quindi, quella di ridurre, attraverso l’arma delle possibili ritorsioni diplomatiche, economiche o, addirittura, fisiche, gli spazi di libertà della società aperta, faticosamente conquistata in secoli e secoli di lotte.

E’ possibile che la satira su Maometto possa disturbare, irritare ed anche sconvolgere un credente musulmano. Ma nella democrazia liberale del mondo occidentale ciò che appare un peccato agli occhi di un credente di una qualsiasi religione non può e non deve essere considerato un reato. Nella società aperta la satira è libera. E questa libertà non può subire deroghe e limiti di sorta. Perché ogni deroga ed ogni limite comporta una automatica riduzione degli spazi del tipo di società che abbiamo costruito e che vogliamo conservare. Accettare che la società aperta venga compressa, limitata, condizionata significa minare le fondamenta stesse della democrazia liberale e dello stato di diritto. Per questo, allora, ho deciso di pubblicare su “L’opinione delle libertà”, antico giornale di cultura liberale, le vignette del peccato. Per manifestare solidarietà ai colleghi danesi. Ma, soprattutto, per denunciare la necessità di non aprire varchi alla prevaricazione di natura religiosa nella nostra società aperta. Il confine che separa la democrazia dalla teocrazia va difeso. Sempre e comunque. Anche quando si tratta di vignette che, come i nostri lettori potranno vedere oggi e nei prossimi giorni, non appaiono affatto blasfeme ma solo blandamente irridenti. Chi pensa che per una vicenda così banale si possa anche accettare l’apertura di una piccola breccia sul confine della società aperta e della democrazia liberale, sbaglia. La breccia può diventare un varco. Il varco una voragine. E, attraverso questa voragine, l’intolleranza ed il totalitarismo possono tornare a distruggere quella che per noi rappresenta la migliore delle società possibili.

Pubblicato in : Primo piano

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Interazioni del lettore

Commenti

  1. renzo

    6 Febbraio 2006 alle 17:06

    L’omicidio delprete cattolico di ieri è la prova provata che con questi esaltati non esiste dialologo. Il diritto di critica organizzato dagli integralisti si scontra con il diritto internazionale che prevede la tutela e difesa delle sedi di rappresentanza estera, fino a ieri assaltate e bruciate, irresponsabilmente. Non voglio apparire leghista e mettermi sullo stesso piano di chi da tempo afferma che bisogna imprre dazi alla cina e fermare la turchia dall’entrata nella Ue. Agli assalti, alle proteste si deve rispondere energicamente e non cristianamente, l’altra guacia Va gonfiata, non offerta. Sono troppi i dileggi e le offese che i cosidetti cristiani ricevono da questa gentaglia artatamente organizzata. L’europa deve cominciare a difendersi e pretendere dai governi islamici rispetto e tutele che il nostro paese e i paei civili meritano, altro che aiuti come ai nuovi vincitori, se non riconoscono Israele e non depongono le armi. Questa debole diplomazia se n on reagiamo ci porta allo scontro non solo di cviviltà ma sull’rlo di un conflitto.

    Rispondi
  2. n.c.

    5 Febbraio 2006 alle 15:09

    Benincasa è una volta di più un autentico liberale e un moderato. Avrebbe potuto farcire il panino con lo squisito lardo di Colonnata, ma si è fermato al prosciutto. Un caro saluto, n. c.

    Rispondi
  3. alberto benincasa

    4 Febbraio 2006 alle 21:29

    Posso mangiare un panino al prosciutto?
    Per gli occidentali opulenti riflettere sulla libertà di stampa può sembrare irrilevante: è importante solo la ” pancia piena”.
    Notare che i nostri giornali sono pieni di satira, pubblicità, allusioni che riguardano Dio, Gesù, Papa, Santi.. senza che nessuno lanci anatemi, è un inutile esercizio filosofico.
    Forse se cominciasse a prendere corpo l’idea di non poter più mangiare un panino al prosciutto ( di maiale) con un bicchiere di vino rosso ( alcolico) perchè è proibito dalla religione di qualcuno, potrebbe risvegliarsi non la coscienza ( sarebbe pretendere troppo da un panino) ma almeno la pancia di molti occidentali.
    Potrebbe avvenire il miracolo che le pance risvegliate dei cittadini contribuissero a far uscire dal panico i nostri governanti ( anche i migliori come Pisanu), dando loro la forza ed il coraggio per dire basta alla prepotenza ed al ricatto e per affrontare poliitcamente, senza demagogia, i temi della tolleranza, convivenza, giustizia, uguaglianza…., forse potremmo seguitare, consapèevoli, a mangiare un panino al prosciutto

    Rispondi
  4. ACHILLE CANZI

    4 Febbraio 2006 alle 00:27

    LA SFERA RELIGIOSA FA PARTE DELLA SFERA INTIMA DI UNA PERSONA E DEL SENTIRE DI UNA COLLETTIVITA’.
    DENIGRARE O RIDICOLIZZARE TALI CREDENZE E’ UN ATTO CHE COLPISCE DIRETTAMENTE LA PERSONA E LA SUA CULTURA, QUINDI E’ UNA FORMA DI EMARGINAZIONE SOCIALE. PER DIRLA IN BREVE LA RELIGIONE DIVENTA OGGETTO DI MOBBIZZAZIONE CHE DOVREBBE ESSERE PERSEGUITA RIGOROSAMENTE INDIPENDENTEMENTE DAL TIPO DI CREDENZE.

    Rispondi
  5. eleonora

    3 Febbraio 2006 alle 21:06

    Sono sconcertata e indignata.
    Indignata dalle proteste, insurrezioni, minacce, attentati che vengono dal mondo islamico.
    Ma indignata anche dagli occidentali che pretendono che si presentino le scuse e si prendano dei provvedimenti contro questa “mancanza di rispetto” verso la religione islamica.
    Non dimentichiamo che le stesse persone che ora pretendono le nostre scuse e inveiscono contro questa supposta empietà, sono le stesse che erano in piazza a festeggiare per l’attentato alle Torri Gemelle, che incoraggiano e lodano le stragi di civili e di militari per le strade di Baghdad, così come sui treni di Madrid, come nella metropolitana di Londra.
    Credo che vi debba essere rispetto verso le altre religioni e le altre culture, si debba essere aperti al dialogo e alla reciproca comprensione. Ma allo stesso tempo difendo la libertà di pensiero, di parola e di stampa.
    Troverei assurdo se per un minimo di irriverenza dovessimo fare a meno di questi sacrosanti diritti.
    Ma ancora più assurdo sarebbe se il bavaglio ci venisse messo proprio dall’integralismo e dal fanatismo!
    Riporto uno stralcio dell’intervento di Magdi Allam sul Corriere della Sera di oggi:
    “Eppure Qaradawi e i suoi Fratelli musulmani dovrebbero sapere che la raffigurazione del profeta è sempre avvenuta nel corso della storia islamica. Se proprio non lo sapessero, vadano nel sito degli islamici riformatori e liberali http://www.muslimwakeup.com e nel forum troveranno un link che rimanda a una voluminosa raccolti di ritratti su tela e in miniatura, nonché vignette satiriche sul profeta. A parte ciò, anche qualora i musulmani non dovessero ritrarre il loro profeta, perché mai dovrebbe essere vietato a un non musulmano? Infine per quale ragione ai musulmani è ampiamente concesso ritrarre vignette offensive dei cristiani e degli ebrei, senza che sia stata proclamata alcuna «guerra santa» contro l’insieme dell’islam, mentre tutto il mondo sarebbe tenuto a un particolare riguardo nei confronti della sensibilità dei musulmani? Addirittura, con una sconcertante logica, il ministro dell’Interno saudita ha ieri reiterato la richiesta di una condanna da parte del Vaticano. Ma l’Arabia Saudita si è mai scusata con il Vaticano per i tanti cristiani che sono stati sgozzati in Iraq, massacrati nel Sudan, perseguitati ovunque nei Paesi musulmani? Noi siamo grati ai giornalisti francesi e giordani perché hanno dimostrato nei fatti di avere a cuore, al di là delle loro fedi o idee, una comune civiltà umana fatta di amore o di vita.”
    Per la libertà di religione E la libertà di stampa.

    Rispondi
  6. francesca

    3 Febbraio 2006 alle 18:53

    Convengo con quanto sostiene Diaconale.Il confine tra democrazia e teocrazia deve esserci,va difeso.Non noto blasfemità nelle vituperate vignette.Sono del parere che i tolleranti dell’Islam possano comprendere la blanda ironia contenuta. Solo chi è integralista urla il suo disprezzo a voce alta .Non offriamo come sempre le scuse o l’altra guancia:si corre il pericolo che certe fazioni politiche ,per farsi perdonare(che cosa poi?) consegnino l’Europa all’Islam più intollerante.

    Rispondi
  7. Carmine Monaco

    3 Febbraio 2006 alle 18:13

    Condivido in pieno lo spirito dell’iniziativa e dell’intervento di Diaconale. Per dirla con le parole di Antonio Martino, liberale, “oggi come ieri, è chi crede nell’importanza della libertà individuale; chi è convinto che, senza libertà individuale, il progresso sia impossibile. Il vero liberale, quindi, deve saper essere conservatore, per difendere le libertà esistenti; radicale, quando la conquista di nuove libertà richieda modificazioni profonde della società; “reazionario”, quando sia necessario recuperare libertà che sono andate perdute; persino rivoluzionario, quando la conquista della libertà sia impossibile in assenza di una rivoluzione; progressista sempre, perché senza libertà non c’è mai progresso. Tutto ciò può facilmente essere sintetizzato col dire che il liberale vero non è, a priori, “di destra” o “di sinistra”: tutte le etichette politiche gli vanno strette; il liberale vero è chi si preoccupa della libertà individuale ed è, quindi, favorevole a tutte le decisioni che allargano lo spazio della libertà, e contrario alle altre. Il liberale sa che il pericolo maggiore per la libertà è rappresentato dal potere eccessivo ed arbitrario del governo, ed è quindi scettico nei confronti di tutte le decisioni che allargano l’ambito di intervento pubblico, anche in una democrazia”.
    A questo meraviglioso pensiero aggiungerei solo che liberale è colui che combatte ogni forma di squadrismo, come quello che le “folle islamiche” manifestano spesso, nei loro paesi e nei nostri, tra roghi di bandiere, devastazioni di ambasciate, rapimenti e ogni forma di violenza. Tanti fingono di non vedere il fascismo ideologico insito in organizzazioni religiose che utilizzano metodi squadristi, che mettono cioè in scena azioni violente studiate a tavolino, e che con la “violenza creativa” impediscono alle persone non gradite di esprimere il loro pensiero. Occorre porre un freno oggi all’islamofascismo, prima che sia troppo tardi, prima che la loro intolleranza religiosa ed il loro terrore del laicismo finisca col bruciare quelle libertà e soprattutto quei diritti umani il cui rispetto a prezzo di tanto sangue ci siamo conquistati. E le attuali pavide istituzioni europee non ci sembrano all’altezza del compito.
    Carmine Monaco

    Rispondi
  8. rodolfo polazzi

    3 Febbraio 2006 alle 17:43

    Chi ha qualche nozione di democrazia liberale e di diritto non può che essere del tutto d’accordo. Mi sembra questa una conferma che la Fallaci non avesse poi tutti i torti a polemizzare ferocemente con il mondo islamico, anceh se magari qualceh volta con un po’ di eccesso. Che però mi sembra comprensibile quando si tratta di difendere certi princìpi.

    Rispondi

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