La passeggiata come forma del pensiero è stata, a partire dai Greci, oggetto di importanti riflessioni” scrive Alain Montandon e la lettura, in fondo, è una forma di passeggiata – tutta psicologica e tutta interiore -, un’avventura che abbiamo l’opportunità di ripetere mille e più volte nella vita, con costi limitati e tempi ricavabili nelle pieghe delle giornate.
E se la lettura è un’avventura, un anno di letture è un anno di avventure, di percorsi anche distanti tra loro eppure legati da un filo invisibile: l’amore della scoperta del mondo ovvero della scoperta di se, essenzialmente non diverso dalla molla che ha spinto esploratori e navigatori nelle loro intraprese.
Ripercorro così il mio 2010 e lo scopro, sotto questo profilo, ricco di ‘viaggi’: come quello nel Cuore di tenebra di Joseph Conrad, un itinerario negli abissi del genere umano più che nel cuore dell’Africa nera, dove la tenebra è ciò che “la fosca ombra dell’uomo bianco” (nella definizione di V. G. Kiernan) ha dentro di se ed imprime negli uomini e in un ambiente selvaggio e inesplorato. Questi stessi abissi sono oggetto della sapiente ed esperta ricognizione di Padre Amorth, sacerdote cattolico e noto esorcista, insieme a Roberto Italo Zanini nel loro Più forti del male. La contiguità con il male e soprattutto la dimensione onirica come realtà operante nella nostra esistenza sono nelle pagine di quel capolavoro del medico e letterato austriaco Arthur Schnitzler che è Doppio sogno, da cui fu tratto il più noto film Eyes wide shut, interpretato da Tom Cruise e Nicole Kidman.
Non sono mancate, naturalmente, le occasioni di ‘ riscatto’: in primis con le Ultime poesie (1991-1992) di David Maria Turoldo, che sono un’unica lirica, una ininterrotta preghiera al nostro “inevitabile Ospite / sconosciuto e muto”, così piena di umana sofferenza (“un campo sterminato di rovine / è la memoria..”), così attenta alle ragioni e ai bisogni dell’uomo – come si direbbe – ‘a prescindere’: “Fratello ateo, nobilmente pensoso / alla ricerca di un Dio che io non so darti, / attraversiamo insieme il deserto. / Di deserto in deserto andiamo / oltre la foresta delle fedi / liberi e nudi verso / il nudo Essere / e là / dove la Parola muore / abbia fine il nostro cammino”.
Un viaggio del colore caldo dei pastelli ho poi compiuto attraverso il Manuale del guerriero della luce di Paolo Coelho, perché il guerriero della luce “(…) quando racconta le sue storie, riveste le parole di passione e di romanticismo” e con esse ci aiuta a rigenerare la nostra vita – se lo vogliamo – pressoché ogni giorno. E alla rigenerazione e all’“eterna” giovinezza cospirano I cinque tibetanidi Peter Kelder, scoperti grazie alla premura di un’amica intellettualmente curiosa e vivace, mentre Il Tao della fisica di Fritjof Capra ci racconta di quella armonia universale che unisce i risultati della scienza con le verità del misticismo, ambiti che restano – a giudizio dell’autore – “manifestazioni complementari della mente umana, delle sue facoltà razionali e intuitive”; un affascinante cammino, utile a riprendere confidenza con la teoria della relatività e la meccanica quantistica.
E dopo la relatività, un viaggio nel silenzio assoluto dei deserti, con un forte Desiderio di deserto (di Alain Laurent): un deserto dove si va non tanto o non solo per viaggiare in uno spazio fisico, ma per impegnarsi in un viaggio interiore “sino alla fine non dell’immaginario, ma di se stessi”, un deserto che non ci sarebbe permesso di scoprire appieno da coloro che lo usano soprattutto “per esprimere la propria animosità verso il ‘materialismo’ di una modernità pervertita dalla ‘tecnica’ e dallo ‘spreco’ del consumismo”.
Né sono mancati dei romanzi che definirei tre assi della letteratura: Ho sposato un comunista, di Philip Roth, di cui abbondantemente ho parlato su queste pagine, Il giovane Holden di J. D. Salinger (l’autore è scomparso proprio all’inizio dell’anno), che certamente moltissimi hanno letto, per finire con Vite nuove, di Ingo Schulze, forse il più famoso scrittore tedesco contemporaneo, che con questa opera ha prodotto un affresco disincantato delle vicende della Germania ex-Ddr dopo la caduta del Muro, nell’approccio con mentalità e stili di vita di un Occidente tanto ‘liberatore’ quanto ‘corruttore’.
Il viaggio ha avuto un inciampo rovinoso nel copioso volume di J. P. Sartre dal titolo Che cos’ è la letteratura, perché l’iniziale entusiasmo ha impattato (non so se con il contributo della traduzione) su un linguaggio criptico, inaccessibile, poco adatto a ‘letterati’ dilettanti e forse poco adatto a chiunque: mi perdonerà l’autore (che non potrebbe replicare), insigne filosofo esistenzialista.
Si è quindi risollevato con la semplicità della Consulenza filosofica di Gerd Achenbach, che propone una terapia nuova nei confronti dell’uomo bloccato da crisi esistenziali: una terapia fondata sul dubbio filosofico, sull’apertura problematica, sulla dialettica e il confronto, in quanto idonei a vivificare l’esistenza, ad arricchire le potenzialità degli individui.
Molto piana e scorrevole è stata, altresì, la lettura del libro di Luca Simonetti dal titolo Mangi chi può, meglio, meno e piano, un sobrio e rigoroso pamphlet che ha il coraggio di mettere a nudo, con l’ideologia di Slow Food, l’infondatezza di tante idee e parole d’ordine alla moda; e ancora sul rapporto fondamentale con il cibo e con le favole che lo riguardano (a partire dalle ‘scientifiche’ menzogne sugli Ogm) l’indagine ha raggiunto le pagine di Pane e bugie, di Dario Bressanini.
Last, but not least, una scorribanda nelle vicende di personaggi storici: prima con L’uscocco fiumano Guido Keller (di Alberto Bertotto), spavaldo ed abile aviatore, che mi ha permesso una felice ‘riscoperta’ di fatti e momenti storici che ho avuto molto cari a partire dall’adolescenza, dominati dalla figura esemplare di Gabriele D’Annunzio (ma anche il Keller non ha scherzato); poi con il Cavour di Denis Mack Smith, lettura che non ha guastato, situandosi la medesima a pochi giorni dall’ingresso nel 150° anno da quella Unità d’Italia cui il politico piemontese ha contribuito in modo determinante; e non ha guastato altresì per essere un impietoso resoconto di maneggi e di repentini mutamenti di rotte, come a rappresentare una drammatica continuità con la politica odierna che, nondimeno, non sarebbe capace di concepire e realizzare obiettivi importanti, come invece accadde nel secolo XIX.
Chiudono la rassegna i Pensieri di Blaise Pascal, il filosofo cristiano della ‘scommessa’ che ha rintracciato la causa delle agitazioni degli uomini in quel “non sapersene restare tranquilli in una camera”. Fatto in realtà smentito ogni volta che una persona apre, con un libro, una nuova silenziosa incursione in un mondo sconosciuto. O forse, forse no: potrebbe dirsi un’espressione di agitazione anche quella, in fondo è lo stesso Pascal ad affermare che “la nostra natura è il movimento; il riposo totale è la morte”.
Paolo Marini

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